Il paradosso del maxi concorso per la magistratura: 450 toghe scelte da una commissione monca

Il 22 giugno si terrà uno dei più grandi concorsi degli ultimi decenni. Gli aspiranti magistrati dovranno svolgere tre prove scritte in diritto penale, civile e amministrativo. Peccato che nella commissione esaminatrice, nominata dal Csm, manchi un docente di diritto amministrativo, come richiesto esplicitamente dalla legge

13 GIU 26
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Il 22 giugno si terrà uno dei più grandi concorsi degli ultimi decenni per l’accesso in magistratura: in palio ben 450 posti. Gli aspiranti magistrati, come di consueto, dovranno svolgere tre prove scritte nelle materie di diritto penale, civile e amministrativo (e poi la prova orale). Peccato che nella commissione esaminatrice, nominata dal Csm lo scorso 20 maggio, manchi un docente di diritto amministrativo, come richiesto esplicitamente dalla legge. Alcune domande sorgono spontanee: chi scriverà la traccia di diritto amministrativo che i candidati dovranno affrontare, e chi le correggerà? Che qualità di selezione può garantire un concorso privo di un esperto di diritto amministrativo nella commissione esaminatrice?
Facciamo un passo indietro. Sul punto, come dicevamo, la legge (decreto legislativo n. 160/2006, articolo 5, comma 1-bis) è chiara: “La commissione del concorso è composta da un magistrato il quale abbia conseguito almeno la sesta valutazione di professionalità, che la presiede, da venti magistrati che abbiano conseguito almeno la terza valutazione di professionalità, da cinque professori universitari di ruolo titolari di insegnamenti nelle materie oggetto di esame, nominati su proposta del Consiglio universitario nazionale (Cun), e da tre avvocati iscritti all’albo speciale dei patrocinanti dinanzi alle magistrature superiori, nominati su proposta del Consiglio nazionale forense (Cnf)”.
I cinque docenti universitari, dunque, devono essere “titolari di insegnamenti nelle materie oggetto di esame”, cioè penale, civile e amministrativo. Questo non avverrà nel maxi concorso che comincerà il 22 giugno: della commissione esaminatrice faranno parte due professori di diritto civile, due di diritto penale e uno di diritto dell’Unione europea. Il diritto amministrativo si è perso per strada.
Nel plenum del Consiglio superiore della magistratura del 20 maggio alcuni consiglieri avevano fatto notare comprensibilmente, ma inutilmente, il problema. Il togato Dario Scaletta aveva chiesto il ritorno in commissione della delibera affinché potesse essere “rivalutata in coerenza con i princìpi stessi stabiliti dal bando e dalle norme primarie”: “La circostanza che una delle materie oggetto d’esame sia il diritto amministrativo e che non ci sia nessun docente che sia titolare di una cattedra di diritto amministrativo mi sembra una cosa assolutamente incomprensibile. Anche perché chi potrà dare indicazioni, suggerimenti in ordine alla materia?”. Critiche condivise dal laico Felice Giuffrè: “Nominare una commissione che non preveda un professore di diritto costituzionale e di diritto amministrativo a me sembra gravemente lesivo della funzionalità della procedura selettiva”.
Perplessità erano state espresse anche dal consigliere togato Edoardo Cilenti che, pur riconoscendo che spetta al Cun trasmettere le proposte di nomina dei docenti, e che evidentemente nessun docente di diritto amministrativo si è candidato a far parte della commissione d’esame, si era chiesto se “il Cun è stato investito di questa problematica, che a me sembra di rilievo enorme o comunque estremamente importante”.
Di fronte all’assenza di candidature di docenti di diritto amministrativo, infatti, sarebbe stato logico – forse quasi doveroso alla luce delle norme di rango primario – che il Csm interloquisse con il Cun per sollecitare tutte le università a chiedere ai docenti di diritto amministrativo la disponibilità a far parte della commissione d’esame. Ipotesi bocciata dal relatore della pratica, il togato Tullio Morello (“Non ci sarebbero i tempi tecnici”) e poi dalla maggioranza del plenum per un solo voto (13 a 12, con un astenuto).
Alla fine, il plenum del Csm ha approvato la delibera così come era stata proposta, quindi nominando una commissione esaminatrice priva di un esperto in diritto amministrativo. In altre parole, 450 futuri magistrati saranno scelti anche in base a un elaborato che dovrà essere corretto da una commissione nella quale non siede alcun esperto della materia. Una vera garanzia di qualità nella selezione dei futuri magistrati. I paradossi della giustizia italiana sono infiniti.