L’eterna persecuzione contro Berlusconi e Dell’Utri per le stragi mafiose

Da Caltanissetta a Firenze: tutte le tappe della grottesca indagine lunga trent'anni contro il Cav. e il suo storico collaboratore. L'accusa infamante di aver sollecitato le stragi di Cosa nostra e il trucco usato dai pm della clonazione dei fascicoli

4 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 18:12
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Ansa

Le agenzie che hanno dato la notizia, e persino Marina Berlusconi che l’ha commentata, hanno parlato di sesta archiviazione per Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri dall’accusa grottesca di essere stati i mandanti occulti delle stragi mafiose del 1992-1994, ma la verità è che nessuno sa precisamente quante volte l’indagine è stata aperta, chiusa e riaperta negli ultimi decenni. Misteri della giustizia italiana, determinati dal ricorso sistematico dei pubblici ministeri alla pratica della clonazione dei fascicoli di indagine. Un “trucco”, o per meglio dire un abuso, che ha consentito alla magistratura di indagare il Cav. e Dell’Utri per ben trent’anni con accuse infamanti. La prima indagine venne aperta a Firenze nel 1996. La procura dispose l’iscrizione nel registro degli indagati di Berlusconi e Dell’Utri, sotto le sigle “Autore 1” e “Autore 2”, in un procedimento relativo alle stragi commesse a Roma, Firenze e Milano dal maggio 1993 all’aprile 1994. I pm ipotizzarono che le stragi commesse da Cosa nostra rientrassero in una strategia finalizzata ad aprire la strada per la discesa in campo di Berlusconi, la sua elezione a premier e poi l’ottenimento di riforme che indebolissero il contrasto alla mafia. Più che un’ipotesi di indagine, una sceneggiatura fantasy, che però sarebbe stata ripresa negli anni successivi da numerosi altri pm. Nel 1998 il gip di Firenze archiviò l’indagine su richiesta della stessa procura per assenza di riscontri. 
Sempre nel 1998 entrò in scena la procura di Caltanissetta, con i pubblici ministeri Luca Tescaroli e Nino Di Matteo. In questa nuova indagine, Berlusconi e Dell’Utri vennero ribattezzati “Alfa” e “Beta”, e l’accusa divenne persino più infamante: quella di aver agito come mandanti esterni delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio del 1992, in cui morirono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Berlusconi e Dell’Utri avrebbero partecipato all’assassinio dei due magistrati per mettere in ginocchio il paese, salire al potere e ripagare Cosa nostra con leggi favorevoli ai mafiosi. Anche questa indagine finì nel nulla, con l’archiviazione nel 2002 da parte del gip, che sottolineò “la friabilità del quadro indiziario”.
Dopo la parentesi nissena, fu di nuovo la procura di Firenze a tornare alla carica. Nel 2008 i pm riaprirono un’indagine a carico di Berlusconi e Dell’Utri per le stragi in seguito alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza. Anche questa inchiesta venne archiviata.
Nell’ottobre 2017, alla vigilia delle elezioni regionali in Sicilia, il pm Tescaroli (intanto trasferitosi a Firenze) riaprì l’indagine contro il Cavaliere e il suo storico collaboratore basandosi sulle intercettazioni dei colloqui in carcere del boss di Brancaccio, Giuseppe Graviano, raccolte nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta trattativa stato-mafia (poi naufragata in sede giudiziaria). Anche questa indagine si basava sull’ipotesi che Berlusconi, tramite Dell’Utri, avesse sollecitato le stragi mafiose per favorire un nuovo scenario politico e l’ascesa di Forza Italia.
Il fascicolo è rimasto nel limbo per tutti questi anni. I magistrati, infatti, sono riusciti a eludere i termini massimi di conclusione delle indagini (che in teoria non potrebbero essere eterne) attraverso il metodo della clonazione dei fascicoli, cioè chiedendo l’archiviazione dell’indagine principale ma trattenendo un piccolo stralcio per svolgere ulteriori accertamenti e riprendere le indagini sulla stessa persona. Nell’ottobre 2024, ad esempio, su queste pagine rivelammo che dalle carte di una nuova indagine fiorentina nei confronti di Dell’Utri, quest’ultimo risultava iscritto nel procedimento sulle stragi dal dicembre 2022. In altre parole l’indagine del 2017 era stata archiviata, per poi essere riaperta, con la stessa accusa, nel dicembre 2022.
Insomma, è difficile, se non impossibile, calcolare quante volte siano state avviate e archiviate le indagini contro Berlusconi e Dell’Utri per le stragi.
Ieri si è scoperto che anche l’ennesima indagine di Firenze è stata archiviata dal gip lo scorso 15 gennaio. Come ha giustamente notato Marina Berlusconi, “stupisce, e molto, che il decreto di archiviazione del tribunale di Firenze risalga a gennaio e che se ne sappia qualcosa soltanto oggi. Viene da chiedersi: se l’esito fosse stato opposto, per leggerlo sui giornali ci sarebbero voluti cinque mesi o sarebbero bastate cinque ore, se non cinque minuti?”. La risposta a questa domanda la consegna la storia: il fango ci mette cinque minuti a raggiungere le prime pagine dei giornali, le notizie di archiviazione o assoluzione invece non arrivano mai o lo fanno con mesi di ritardo, come in questo caso.
La formula usata dal gip per archiviare l’indagine è lapidaria: “Mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore di Berlusconi”. Ma non è da escludere che domani qualche pm decida di ripartire da capo, con l’ennesimo fascicolo fotocopia. Tanto non paga nessuno.