il retroscena

Nordio è un caso: la commissione d'inchiesta sul dossieraggio proposta all'insaputa del governo

Ermes Antonucci

La proposta del Guardasigilli di istituire una commissione d’inchiesta sugli accessi abusivi alle banche dati non è stata anticipata alla presidenza del Consiglio. Da qui il gelo della premier Meloni e di FdI: "Già sta lavorando l'Antimafia, perché creare un doppione?”

Ha lasciato sorpresi tutti, a partire da Palazzo Chigi e dallo stesso ministero della Giustizia, la proposta del Guardasigilli Carlo Nordio di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sugli accessi abusivi alle banche dati investigative. La proposta è stata elaborata da Nordio giovedì scorso, durante un incontro informale avuto al ministero della Difesa con Guido Crosetto, dalla cui denuncia ha preso avvio l’indagine di Perugia sulle incursioni alle banche dati della procura nazionale antimafia. Nordio si è presentato accompagnato dalla vicecapo di gabinetto (ormai capo in pectore) Giusi Bartolozzi, per poi annunciare la proposta il giorno seguente senza che né gli uffici di diretta collaborazione, né i vertici degli uffici ispettivi ne fossero a conoscenza. 

 

“Credo che a questo punto si possa e si debba riflettere sulla necessità dell’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta con potere inquirente per analizzare una volta per tutte questa deviazione che già si era rilevata gravissima ai tempi dello scandalo Palamara e che adesso, proprio per le parole di Cantone, è diventata ancora più seria”, ha detto Nordio rispondendo a una domanda sul presunto dossieraggio al centro dell’indagine perugina. Le parole non proprio chiarissime del ministro, unite al riferimento allo scandalo Palamara, sembrano far intendere a una commissione d’inchiesta che dovrebbe interessarsi genericamente al tema degli accessi abusivi alle banche dati a disposizione delle unità investigative che operano nelle procure sparse per il paese. 

 

La proposta di Nordio, oltre a non essere stata condivisa in anticipo con il proprio dicastero, non sarebbe stata neanche anticipata alla presidenza del Consiglio. Da qui il gelo della premier Meloni e di Fratelli d’Italia. D’altronde, a indagare sugli accessi abusivi, oltre ai pm perugini, ci sta già pensando la commissione Antimafia (presieduta da Chiara Colosimo, fedelissima di Meloni), dotata di poteri inquirenti e che nei giorni scorsi ha già provveduto ad ascoltare in audizione il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e il procuratore di Perugia Raffaele Cantone. 

 

“Perché creare un doppione?”, si chiedono da FdI. Dubbi condivisi anche dagli alleati. Per il vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, “è certo che bisogna scoprire la verità, ma vediamo qual è la forma: può essere una commissione di inchiesta ma c’è già la commissione Antimafia che ha poteri come l’autorità giudiziaria. Poi c'è la magistratura e io credo che entrambi i magistrati che seguono la vicenda, Cantone e Melillo possano già dirci molto”. Come mai Nordio non abbia pensato di confrontarsi sulla proposta con i suoi colleghi di governo è un mistero, che però conferma la scarsa sensibilità politica dell’ex procuratore aggiunto di Venezia. Ma non è di certo alla freddezza mostrata da FdI che deve attribuirsi la mancata partecipazione del Guardasigilli alla Leopolda di Matteo Renzi. 

 

Il leader di Italia viva era stato il primo a schierarsi a favore della proposta di Nordio sulla commissione d’inchiesta. “La prima volta che hanno cercato di costruire una polpetta avvelenata chiamata dossier era per la Leopolda”, ha ribadito Renzi in apertura della kermesse fiorentina. Tra i principali invitati c’era proprio Nordio, che all’ultimo ha però dato forfait. Secondo Renzi, dietro il passo indietro del Guardasigilli ci sarebbe la volontà di una parte di FdI di insabbiare l’indagine perugina: “Ho come l’impressione che ci sia una parte di Fratelli d'Italia che questa commissione non la voglia per niente. Alcuni cercano di abbuiare tutto. Se ci sono state decine di migliaia di accessi è evidente che il motto ‘non disturbare il manovratore’ non riguarda solo le classi dirigenti del passato ma anche quelle attuali”. Il caso ovviamente è monta. “Meloni imbavaglia Nordio”, ha scritto qualcuno. 

 

A spingere il Guardasigilli a non partecipare alla Leopolda, in realtà, sarebbe stata una questione di opportunità legata alla pesante guerra esplosa fra Renzi e il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro sul famoso sparo di Capodanno. Una guerra fatta di accuse, allusioni e querele per diffamazione (del secondo nei confronti del primo). Non proprio le migliori condizioni per un’ospitata del ministro alla manifestazione renziana. 

  • Ermes Antonucci
  • Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di cronaca giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021) e "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]