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Gratteri verso la guida della procura di Napoli, grazie a manette facili e inchieste show

Ermes Antonucci

Salvo sorprese, mercoledì il Csm nominerà l'attuale procuratore di Catanzaro a capo della procura di Napoli. Nonostante le sue inchieste flop degli ultimi anni e i tanti innocenti finiti in carcere ingiustamente 

Salvo sorprese, sarà Nicola Gratteri il nuovo procuratore capo di Napoli, l’ufficio requirente più grande d’Italia con oltre cento sostituti. A nominarlo sarà mercoledì il plenum del Consiglio superiore della magistratura, chiamato a scegliere il successore di Giovanni Melillo, diventato nel maggio 2022 nuovo capo della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Gratteri, capo della procura di Catanzaro, se la vedrà con Giuseppe Amato, procuratore di Bologna, e Rosa Volpe, procuratore aggiunto a Napoli che ha guidato l’ufficio dopo l’addio di Melillo.

 

Prima dell’estate, in quinta commissione (quella competente per gli incarichi direttivi) la nomina di Gratteri aveva ottenuto quattro voti a favore: quelli dei togati Maria Luisa Mazzola (Magistratura indipendente) e Andrea Mirenda (indipendente), e dei laici Daniela Bianchini (Fratelli d’Italia) ed Ernesto Carbone (Italia viva-Azione). Amato e Volpe avevano ottenuto invece un solo voto ciascuno: il primo da parte di Roberto D’Auria, togato di Unicost, la seconda da parte di Antonello Cosentino, di Area. 

 

Al plenum Gratteri dovrebbe contare sui voti dei sette togati di Mi e del blocco composto dai laici di centrodestra, ben disposti a scegliere un magistrato noto per il suo “pugno duro”, e dal renziano Carbone (d’altronde fu Renzi a proporre la nomina, poi fallita, di Gratteri come ministro della Giustizia del proprio governo nel 2014). Tuttavia, la mancata appartenenza del procuratore di Catanzaro alle tradizionali correnti dovrebbe con molta probabilità mischiare le carte in tavola, anche se sembrano da escludersi ribaltoni. 

 

“Ampia e profonda è l’esperienza maturata da Gratteri nel contrasto ai fenomeni di criminalità organizzata, nella sua dimensione nazionale e transnazionale”, si legge nella relazione favorevole alla nomina del procuratore di Catanzaro, predisposta dalla togata Mazzola, che sarà illustrata in plenum. Oltre sessanta pagine di celebrazione della carriera di Gratteri, in cui non manca l’elencazione delle inchieste dal grande impatto mediatico coordinate dal pm calabrese nel corso degli anni: operazione “Primavera”, “Trovador”, “Crimine”, “Revolution”, “Stige”, “Buongustaio” (sempre alla faccia della presunzione di innocenza). 

 

A sorprendere, ma in fondo non più di tanto, è l’assoluta assenza di riferimenti alle tante inchieste show portate avanti da Gratteri tra Reggio Calabria e Catanzaro e finite con un buco nell’acqua: la maxi operazione contro la ’ndrangheta compiuta nel 2003 a Platì, nella Locride, con 125 misure di custodia cautelare (alla fine solo in otto vennero condannati); l’operazione “Circolo formato” del 2011, con l’arresto di quaranta persone, tra cui il sindaco di Marina di Gioiosa Ionica e diversi assessori (gli amministratori locali poi vennero assolti); l’operazione “Quinta Bolgia” del 2018 sulla criminalità organizzata, che portò agli arresti domiciliari anche Giuseppe Galati, cinque volte parlamentare ed ex sottosegretario nei governi Berlusconi, poi archiviato dal gip; l’inchiesta del dicembre 2018 che sconvolse la politica calabrese, con le accuse di corruzione e abuso d’ufficio contro l’allora presidente della Regione, Mario Oliverio, poi assolto da tutte le accuse

 

Visto che cane non mangia cane, il riferimento a questi flop è assente anche nelle relazioni predisposte in favore delle nomine degli “avversari” di Gratteri. Il documento stilato dal consigliere togato D’Auria in favore di Amato si spinge a muovere alcune timide critiche al profilo professionale di Gratteri, ma con effetti paradossali. Al procuratore di Catanzaro, per esempio, viene contestato di pretendere dai magistrati la presenza fisica in ufficio. Sentito dal Csm, infatti, Gratteri, ha dichiarato: “Se tu fino adesso sei stato abituato o hai deciso di arrivare alle 10.30 di mattina, se vado io a Napoli tu non vieni alle 10.30 di mattina, tu devi arrivare alle 8.30 del mattino e poi ti riposi la domenica. Cioè se tu vuoi fare procura devi venire la mattina e te ne esci la sera, a meno che non sei in udienza”.

 

Insomma, Gratteri non viene criticato per i tanti innocenti finiti ingiustamente in carcere in questi anni o per le conferenze stampa show lesive del principio di presunzione di innocenza, ma perché pretenderebbe maggiore impegno dai colleghi magistrati. Uno spettacolo insensato che solo il Csm è in grado di offrire al paese. 

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