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Due o tre cose su Andreotti spiegate al Fatto Quotidiano, Pif e Caselli

Sugli incontri con Bontate e sulle condanne dell'ex leader Dc il giornale di Travaglio, il pm e il regista della fiction “La mafia uccide solo d'estate” fanno prevalere la verità “storica” su quella processuale

13 Maggio 2018 alle 18:06

Due o tre cose su Andreotti spiegate al Fatto Quotidiano, Pif e Caselli

Nel 2000 il Fatto Quotidiano era di là dal nascere, Pierfrancesco Diliberto studiava da autore Mediaset e la lunga e virulenta battaglia dell’antimafia delle gazzette era guidata da Repubblica. La quale non aveva più lacrime da versare, quando Giulio Andreotti fu assolto in primo grado a Palermo anche perché – tra le altre cose – non c’erano prove dei due famosi (fumosi) incontri con Stefano Bontate: “Per i giudici non basta dimostrare, come hanno fatto i pm, che non tutti i viaggi di Andreotti non lasciano tracce. Bisognava invece dimostrare che in quelle due occasioni di incontro con Bontate, Andreotti sia venuto effettivamente a Palermo”, piangeva Rep. Ma tu pensa: bisognava dimostrarlo. Invece “alle parole dei pentiti non sono seguiti riscontri certi” e a Repubblica non restava che titolare amaramente: “Andreotti, l’unica prova certa… è la bugia sui Salvo”.

 

Poi c’è stato il processo d’Appello, che nel maggio 2003 conferma la sentenza di assoluzione per Giulio Andreotti dall’accusa di associazione mafiosa, introducendo però alcune sostanziali modifiche interpretative: tra cui la responsabilità di rapporti organici con la mafia prima del 1980 (l’associazione mafiosa come fattispecie allora non esisteva), reato prescritto. Poi c’è stata la sentenza di Cassazione del 2004, che ha confermato l’assoluzione.

 

Poi arriva La mafia uccide solo d’estate, il cui Pierfrancesco Diliberto nome in codice Pif addebita iconicamente (dunque icasticamente) l’omicidio di Piersanti Mattarella ad Anderotti, e un articolo del Fatto di questa mattina, 13 maggio, in cui si scrive testualmente e senza ritegno che Andreotti è stato “condannato in Corte d’Appello e in Cassazione”. Non è una fake news, è una menzogna.

 

Alla base di questo rigurgito domenicale dell’antimafiosità militante c’è una rubrichina del Foglio in cui si è stigmatizzato il fatto che, nella fiction Rai, Pif dica, senza dubitativi, che Andreotti incontrò Bontate. Inoltre (nella rubrica di sabato non si aveva avuto modo di segnarlo) gli sceneggiatori di Pif fanno seguire alla sequenza che ricostruisce l’omicidio Mattarella l’immagine di una sagoma di Andreotti, di spalle e di tre quarti, in penombra, la gobba e gli occhiali – molta fantasia eh, un corso di regia a Netflix, mai? – che per lo spettatore significa, secondo la legge dei cani di Pavlov che dovrebbe essere nota persino a Pif, che Andreotti fu il mandante dell’omicidio. Peccato che Andreotti non fu condannato come mandante dell’omicidio di Piersanti Mattarella. E’ normale che una fiction trasmessa da servizio pubblico lo suggerisca, anzi affermi (Pavlov) impunemente? In più, c’è anche l’ex procuratore di Palermo Giancarlo Caselli che nella stessa pagina del quotidiano di Travaglio, o forse è di Pif, non sapremmo dire, rincara la dose contro il Foglio.

 

Alla base di tutto questo c’è appunto Caselli, non Pif, che lasceremo d’ora in poi in pace. Anzi c’è il “casellismo”, cioè la ormai pluriennale battaglia dell’ex magistrato per negare la realtà della sentenza del processo per cui si è impegnato per una vita (Andreotti assolto) e affermare invece che sia stato condannato (prescritto, non significa condannato). La verità “storica” che prevale sulla verità processuale (quando fa comodo) è probabilmente il peggiore danno che l’antimafia militante dei pm e dei giornali abbiano fatto alla civiltà giuridica e all’Italia in quanto tale. Caselli scrive che c’è un “ostinato negazionismo” in chi sottolinea che Andreotti è stato assolto. Invece è stato assolto. Se vuole fare lo storico, o il romanziere, può ricostruire il passato come vuole. Ma se si parla di una sentenza, in cui ha perso la sua partita, dovrebbe evitare.

 

Ma il punto, per il Foglio di sabato, era semplicemente un altro. Sono gli incontri con Bontate. La prima sentenza su Andreotti aveva giudicato che il primo non fosse mai avvenuto, e del secondo non vi è prova o riscontro. L’Appello, in decine e decine di pagine, ha stabilito che, soprattutto per il secondo, possa essere ritenuto attendibile, per una serie di passaggi induttivo-deduttivi, il pentito Mannoia che è l’unico, l’unico, ad accusare Andreotti per quegli incontri. Sul Fatto, Caselli con furbizia evita di parlare del primo “incontro” smentito, accenna solo al secondo e lo dà per sicuro come il giorno del Giudizio sulla base delle Parole di “Francesco Marino Mannoia, sul quale mai nessuno h mai potuto avanzare riserve di sorta”. La sentenza di Cassazione, nel suo riepilogo finale, usa invece così tanti dubitativi e cautelativi giuridici che sono sufficienti a far capire – quantomeno – una cosa: che Andreotti è stato giudicato responsabile di quanto addebitatogli prima del 1980 a prescindere dal fatto che abbia mai incontrato Bontate.

 

Il problema, per tornare alla dimensione pop, è però un altro. Ed è che la fiction Rai La mafia uccide solo d’estate per una comprensibile, ma non giustificabile, scelta ha deciso di basare la sua ricostruzione storica sul “teorema Caselli”, quello per cui Andreotti è stato condannato (invece no) e ha incontrato Bontate (invece, quantomeno, boh). E questa è una brutta cosa. Persone informate dei fatti.

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Commenti all'articolo

  • carloalberto

    14 Maggio 2018 - 22:10

    Caselli va in giro a raccontare la sua versione anche nei licei a studenti che allora non erano nemmeno nati. Chiamasi indottrinamento. Inoltre: 1. Pif, che dicono sponsorizzato da Mattarella, da anni fa film ammiccanti alla tesi dell'Andreotti mafioso. Il cosiddetto Pif è ovviamente "di sinistra", altrimenti non lavorerebbe. Ma Mattarella era democristiano come Andreotti. Assistiamo dunque a un regolamento di conti postumo fra democristiani? 2. Nessuno farà mai un film per difendere Andreotti. Né usciranno libri di giornalisti famosi o storici autorevoli per riscattarne l'immagine. E questo, ahimé, dimostra solamente il monopolio ideologico della "cultura" da parte di ben precise forze politiche (i postcomunisti). Se attacchi Andreotti, fai carriera. Se no, non esisti. L'antimafia è solo "a sinistra". Nemmeno i familiari di Andreotti reagiscono, e questo la dice lunga. Non ho un'opinione eccelsa di Andreotti politico trafficone, tuttavia ne ho una ancora peggiore dei suoi accusatori.

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  • lisa

    14 Maggio 2018 - 09:09

    Caro Crippa, è tutto un proliferare di carte processuali e provvedimenti giudiziali sbatacchiati sui giornali, letti e interpretati da perfetti ignoranti del diritto (non mi sento io di commentare una sentenza penale solo perché sono civilista, e un po' di diritto l'ho studiato, ma pare sia circondata da raffinati giuristi, tutti fuori dai tribunali, tutti chini sulle tastiere o a pontificare in tv) e di questo è facile approfittare, se scrivi una sentenza se il reato è prescritto non dovresti entrare nel merito che succintamente (a che serve?) però chissà perché lo fanno tutti oramai a uso e consumo di una rilettura della storia personale e legata per ciascuno al proprio lavoro, del giudice, del giornalista, dello sceneggiatore. Io in queste condizioni vedo solo, come Lei giustamente, una regressione delle nostre conquiste civili. Motivo per cui non leggo più un articolo a commento di sentenze, né interviste, né vedo sceneggiati. Sono stufa di interpretazioni personali e mediatiche.

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  • carlo schieppati

    14 Maggio 2018 - 08:08

    Questo io conosco e sento: marzo 1992 ammazzano Salvo Lima; maggio 1992 ammazzano Falcone; luglio 1992 ammazzano Borsellino; settembre 1992 ammazzano Ignazio Salvo. Tra dicembre 92 e gennaio 1993 tredici pentiti tredici si mettono a parlare di Andreotti. Io ritengo un cretino, oppure uno in malafede (ma esistono anche i cretini in malafede) chiunque non vede in quei fatti i passaggi programmati di un unico disegno criminoso che doveva portare all'incriminazione di Andreotti. A proposito: che ci è venuto a fare da Torino a Palermo Giancarlo Caselli?

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  • Anarchicosempre66

    14 Maggio 2018 - 01:01

    Direo di piu'. Caselli sostiene che secondo l'analisi della Cassazione, in sentenza, Andreotti avrebbe incontrato senza alcuna ombra di dubbio Bontate. Vediamo un punto saliente della motivazione: "La ricostruzione dei singoli episodi e la valutatone delle relative conseguenze è stata effettuata in base ad apprezzamenti e interpretazioni che possono anche non essere condivise e a cui sono contrapponibili altre dotate di uguale forza logica, ma che non sono mai manifestamente irrazionali e che, quindi, possono essere stigmatizzate nel merito, ma non in sede di legittimità. La Corte di Appello ha ritenuto provati i due incontri con Bontate, riferiti da Marino Mannoia, il quale ha partecipato personalmente al secondo mentre ha avuto cognizione del primo senza esservi presente, perché essa ha apprezzato - in termini non palesemente illogici - adeguati allo scopo i riscontri di carattere generale e le deduzioni di carattere logico che li confortano, dalla medesima analiticamente illustrati"

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    • Anarchicosempre66

      14 Maggio 2018 - 19:07

      Come si vede la Cassazione e' piu' che dubitativa... l'incontro tra Andreotti e Bontate non e' manifestatamente irrazionale...potrebbe esserlo un tantino irrazionale...e comunque puo' anche non essere condivisa...e pero' va bene cosi'. E se iniziassimo ad essere meno reverenti verso gli imparruccati della Cassazione?

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