Augusto Romano, la luce dell’Ombra

Davide D'Alessandro

Augusto Romano, psicoanalista junghiano, scrive e mette insieme nel 2013, per i tipi Bollati Boringhieri, Il sogno del prigioniero. Archetipi e clinica. Scrive e mette insieme, poiché alcuni capitoli sono stati già pubblicati all’interno di Riviste specializzate, mentre altri figurano come inediti. Tra questi La nostalgia delle origini. Il caso del Puer, A che servono gli indici analitici e Aprèlude, un finale suggestivo che racconta i viaggi sulla tratta Torino-Milano, a volte con estensioni sulla Milano Zurigo, i viaggi della psicoanalisi, dei clerici vagantes, lo sbuffare della locomotiva, i libri da leggere in mezzo alle risaie di ovatta. Annota Romano: “Sono passato per gli studi di parecchi analisti, molto diversi l’uno dall’altro. Di ciò che mi hanno detto non ricordo quasi più nulla, ma ricordo i loro visi, e il timbro della voce. Ciò che non so raccontare e tuttavia mi sembra così importante è l’odore, l’odore di quelle stanze, probabilmente un odore immaginario che, in modo del tutto irrazionale, mi sembra giunto sino a me passando attraverso Jung e quelli che sono venuti dopo di lui. Quegli odori si mescolano in uno solo, composito, che non so dire a voi e quasi neanche a me stesso. È il mio segreto, che non conosco bene: di lì arriva un’impressione di calore, un odore di casa, anche di lievito, di fumo, di viole, e altro ancora”.

Nel 2014, al compimento degli ottanta, alcuni analisti, sotto la guida di Ferruccio Vigna, hanno raccolto scritti in suo onore e il titolo L’Ombra del flȃneur indica una delle matrici del suo percorso, di studio e di vita. Romano ha il passo giusto e una sontuosa saggezza per scrivere di analisi, di casi clinici, di sogni, di cadute e risalite, di Ombra. Non annoia, non si annoia. Al Puer dedica, nel 2006, Il flȃneur all’inferno. Viaggio attorno all’eterno fanciullo, mentre, nel 2000, Madre di morte. Un caso clinico, edito precedentemente da Bompiani e riproposto da Moretti&Vitali, affronta il terribile della Grande Madre. Ma se c’è un testo di Romano che dice della sua profonda conoscenza di Jung, del suo innamoramento di Jung, della sua passione per Jung, è senza dubbio Studi sull’Ombra, edito da Raffaello Cortina, scritto con Mario Trevi, psicoanalista colto e raffinato. Già, l’Ombra. L’Ombra che scansiamo, che allontaniamo, che neghiamo, ma che resta parte e parte decisiva di ogni personalità, vorrei dire di ogni essere. Ciò che conta è il confronto con l’Io. In Il percorso dell’Ombra nel Libro rosso di C. G. Jung, Romano scrive: “La relativizzazione dell’Io e delle sue certezze è una condizione imprescindibile perché sia pensabile, prima ancora che sperimentabile, il suo risvolto sulfureo, che contiene quella luce speciale che è la luce dell’oscurità. Una volta ammessa la relativizzazione, è possibile riprendere il cammino: si vedrà allora che la mortificazione dell’Io in quanto riflesso dello spirito del tempo comporta delle gravose responsabilità”.

La luce speciale, la luce dell’oscurità. A quella luce dovremmo rivolgere il nostro sguardo, a quella luce dovremmo chiedere di dare luce, forma e sostanza al resto. E odori, “quegli odori che si mescolano in uno solo, composito, che non so dire a voi e quasi neanche a me stesso”. Quegli odori che ritrovo in La manutenzione dell’amore, il romanzo edito da Aragno nel 2016, quattrocento pagine divorate in un giorno, e non so più se l’analista sia superiore al romanziere. “Non c’è niente di più noioso, puerile e inumano dell’amore, e tuttavia è anche bellissimo e necessario”, scrive Virginia Woolf. La storia di Camilla e Fausto è dolorosa e avvincente. Come l’analisi. Come l’amore. Come la vita. Come l’Ombra. Come la luce dell’Ombra.

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