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Trump licenzia la sua babysitter Susie Wiles. Stephen Miller prende il controllo della Casa Bianca
Dopo la sconfitta alle midterm, lascia il capo di gabinetto, sostituita dall'ideologo della linea dura sull'immigrazione. Finisce così la gestione della donna che aveva cercato di mettere ordine nel caos trumpiano. La promozione di Miller, fedelissimo del presidente e stratega della remigrazione, potrebbe segnare un ritorno alle battaglie identitarie del primo trumpismo

Dopo il blunami iniziano a cadere i pezzi dentro la Casa Bianca trumpiana. La ristrutturazione non è più limitata a sale da ballo e a decorazioni d’oro plasticose nello Studio Ovale. Susie Wiles, la capo gabinetto della White House, la donna che in questi due anni ha mantenuto la disciplina – per quanto possibile – nelle operazioni presidenziali, è stata mandata via dal suo boss, Donald J. Trump. Wiles, matronesca e silenziosa, che di Trump aveva gestito la vittoriosa campagna elettorale del 2024, in questo biennio è stata una babysitter quasi-montessoriana per il presidente capriccioso. La sua strategia era “let Trump be Trump”, cioè lasciate che Trump si comporti da Trump, mentre lei quasi di nascosto come una producer, una manager, una signorina Rottermaier della West Wing, imponeva l’ordine ai sottoposti e pianificava le operazioni dietro al caos. Per nulla ideologica, solo operativa. E’ stata sostituita da una delle figure più controverse del cerchio magico trumpiano, Stephen Miller, il grande stratega della remigrazione, del pugno durissimo con i migranti, l’organizzatore delle deportazioni nelle prigioni per terroristi del Centro America. Un uomo dell’ombra cresciuto nella liberal-progressista Santa Monica, bullizzato per esser sempre stato l’unico di destra al liceo e che in questi anni ha avuto la sua vendetta. L’ex lobbista 69enne, l’ex reaganiana, è stata rimpiazzata dal suo vice, l’advisor 41nne con simpatie nazionaliste, che diventerà così il più alto funzionario a Pennsylvania avenue, responsabile del gatekeeping, cioè di chi può e di chi non può avvicinarsi alla scrivania presidenziale, oltre che gestore del personale e principale consigliere. Furioso per i risultati delle elezioni di metà mandato, Trump voleva mandare via qualcuno – così si dice nei corridoi – e Wiles avrebbe anticipato il gioco, forse sacrificandosi, presentando le sue dimissioni. Da tempo dentro la Casa Bianca la capa c’era malumore verso la signora Wiles, e anche pubblicamente alcune figure Maga avevano chiesto che se ne andasse, dicendo che se aveva gestito bene il 2024, a questo giro non era stata in grado di vedere i temi importanti per l’elettorato. Ma per molti lì dentro è anche un modo per liberarsi di una persona che cerava di domare il caos. Wiles è l’ultima donna di una lunga serie ad abbandonare l’amministrazione, seguendo i passi dell’ex ministra della giustizia Pam Bondi, dell’ex direttrice della National intelligence Tulsi Gabbard, della capa della Homeland security Kristi Noem, della segretaria del lavoro Lori Chavez-DeRemer e di varie bionde addette stampa.
La scelta di Miller, oltre che un premio alla fedeltà (lavora con Trump da quando è sceso in campo), potrebbe segnalare un interesse a concentrarsi nei prossimi due anni su questioni domestiche invece che di foreign policy, dopo aver dato la colpa all’Iran per la pesante sconfitta alle urne del 3 novembre. A Miller dell’Iran non interessa nulla, se non concludere tutto il più possibile, anche con la forza. Perché lui in fondo vuole solo cacciare i migranti, sigillare il confine, e portare l’ordine nelle strade. Forse Trump vuole tornare a essere il Trump originario anti-globalista, quello che piace a Steve Bannon. E ora si è liberato della sua babysitter.