Esteri
Senza la voce di Kyiv •
L’Unione europea ha un problema di mandato nei negoziati sull’Ucraina
In vista dei colloqui di Abu Dhabi, cresce il timore che Trump raggiunga un accordo con Putin alle spalle di Kyiv e degli europei. Ma i Ventisette non hanno ancora concordato quali concessioni siano accettabili e quali linee rosse difendere. La lettera di Meloni solleva una questione che va oltre la scelta di un inviato europeo

(Foto Getty)
Più si avvicina la ripresa delle discussioni trilaterali tra Stati Uniti, Russia e Ucraina, previste ad Abu Dhabi il 10 e 11 novembre, più aumenta il nervosismo da parte di alcuni leader europei. E il nervosismo è destinato a crescere dopo che Donald Trump ha evocato un “big, beautiful deal” con la Russia che dovrebbe includere anche un accordo sull’architettura di sicurezza dell’Europa. Il genero del presidente americano, Jared Kushner, che conduce i negoziati insieme all’affarista Steve Witkoff, ha spiegato che Trump ha discusso con diversi leader europei di “un’architettura di sicurezza europea più ampia che possa contribuire a stabilire le condizioni per una pace duratura” in Ucraina. Kushner ha anche fornito alcuni dettagli: “Consultazioni permanenti sulla sicurezza, comunicazioni affidabili per le crisi, maggiore trasparenza militare, misure reciproche per ridurre i rischi di escalation e un quadro duraturo per la sicurezza e la stabilità europea a lungo termine”. Inoltre, ci sono alcuni principi chiave: “Qualsiasi accordo deve pienamente rispettare la sovranità, l’integrità territoriale e l’autonoma capacità decisionale di ogni nazione. Ogni paese manterrà l’autorità sulla propria sicurezza e sulle proprie alleanze, e nessun paese avrà un veto sulle scelte sovrane di un altro. La Nato rimarrà centrale per la difesa collettiva europea”, ha detto Kushner.
I colloqui di questa settimana a Bruxelles devono aver avuto una certa influenza sul genero di Trump. I principi dell’architettura di sicurezza delineati da Kushner non sono mai stati accettabili per Vladimir Putin, i cui obiettivi sono di fare dell’Ucraina uno stato vassallo e di riportare la Nato alla postura antecedente all’allargamento ai paesi dell’ex Patto di Varsavia. Il nervosismo degli europei è spiegato con la possibilità – considerata “reale” da diversi leader – che Trump concluda un accordo con Putin alle spalle dell’Ucraina e dell’Europa. La moltiplicazione degli incontri in vari formati e la telefonata al leader russo da parte del presidente della Finlandia, Alexander Stubb, e del premier norvegese, Jonas Gahr Støre, vengono descritti come “teatro” per dimostrare nuovamente a Trump che Putin non vuole un accordo. Tuttavia, questi colloqui hanno anche alimentato un’altra forma di nervosismo, quello di chi non vi partecipa direttamente. La premier danese, Mette Frederiksen, ha criticato la telefonata di Stubb e Støre. Il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha detto che “non si possono lasciare l’Europa orientale e la Scandinavia fuori dalla conversazione” perché Finlandia, Norvegia, paesi Baltici e Polonia hanno confini con la Russia. Giorgia Meloni ha scritto la lettera sull’inviato dell’Ue, minacciando di non riconoscere impegni che non siano stati concordati preventivamente.
Al di là del rappresentante dell’Ue, la lettera di Meloni solleva un problema reale: il mandato. Di cosa parla il capo di gabinetto di Ursula von der Leyen, Bjoern Seibert, quando discute con Kushner e Witkoff? Quali concessioni è pronta a fare l’Europa alla Russia in cambio di un cessate il fuoco? Quali sono le linee rosse europee di Francia, Germania e Regno Unito sull’architettura di sicurezza dell’Europa? Nelle ultime conclusioni del Consiglio europeo c’è un solo riferimento ai negoziati condotti dagli Stati Uniti. “Il percorso verso la pace in Ucraina non può essere deciso senza l’Ucraina. L’Ue deciderà sulle questioni di sua competenza o che incidono sulla sua sicurezza”, hanno detto i leader. Grazie alle sanzioni settoriali e agli oltre 200 miliardi di euro di attivi sovrani russi congelati, l’Ue ha una leva negoziale significativa e non può essere lasciata fuori. Ma i ventisette sono divisi sulla strategia sia sulla forma sia sul contenuto. Alcuni leader sono pronti a fare concessioni per porre fine a una guerra che li ha stancati. Altri sono contrari al dialogo con Putin perché non ha intenzione di fare la pace.
A livello di Consiglio europeo non c’è stata una vera discussione sul mandato. Solo l’Alto rappresentante, Kaja Kallas, pur essendo convinta che Putin non sia serio, ha fatto lo sforzo di elaborare un documento con le linee rosse e le esigenze che gli europei dovrebbero presentare alla Russia: cessate il fuoco senza condizioni in Ucraina, arresto della guerra ibrida in Europa, limiti al riarmo della Russia che minaccia la sicurezza europea, nessun riconoscimento giuridico dei territori ucraini occupati, cooperazione con la giustizia internazionale, pagamento dei danni di guerra, ritiro delle truppe russe dalla Georgia e dalla Moldavia. Presentata a febbraio la lista Kallas, finora, è stata discussa solo a livello di ministri degli Esteri.