Esteri
IN MARE •
L’odissea della nave con il diesel putiniano che fa rotta sul Brasile
La petroliera Leuro era diretta negli Stati Uniti, ma era legalmente rischioso attraccare. Ha cambiato destinazione
6 NOV 26

Le alte onde del nord est dell’Oceano atlantico sono un buon punto d’osservazione per misurare l’effetto delle midterm americane sul già poco applicabile patto Trump-Putin sul diesel russo.
C’è una petroliera dallo scafo rosso e nero che da giorni vaga nel mare come una balena impazzita: si chiama Leruo, ha sedici anni di vita e batte bandiera della Sierra Leone. Viaggiava due sere fa alla velocità di undici nodi in mezzo all’Atlantico diretta improvvisamente a sud ovest. E’ salpata con un carico di carburante da Primorsk, il secondo porto russo più grande del Baltico dopo San Pietroburgo, con destinazione Manaus, Brasile. Il 29 ottobre ha mutato direzione senza precisare il porto di sbarco: “Cambiamo verso la costa atlantica su ordinazione”.
La Leruo è una delle tre petroliere russe che avrebbero dovuto portare 140 mila tonnellate complessive di diesel negli Stati Uniti, secondo l’accordo del 9 ottobre fra Donald Trump e Vladimir Putin per derogare dall’applicazione delle sanzioni internazionali sull’invio di 300 mila tonnellate di diesel russo agli Stati Uniti. Per applicare quell’accordo, l’ufficio Ofac del dipartimento del Tesoro americano ha emesso la General License 135.
Il 10 ottobre il Cremlino ha autorizzato nuove spedizioni di carburante dopo l’accordo di Putin con Trump per ripristinare la fornitura ai mercati statunitensi e globali con relativa sospensione delle sanzioni americane alla fornitura di carburante russo nonostante gli embarghi europei sulle stesse importazioni siano rimasti in vigore. La Leruo navigava nel Mare del Nord e ha cambiato rotta diretta alla costa occidentale degli Stati Uniti. Stesso ordine di cambiare destinazione è arrivato alla Talisman, petroliera battente bandiera russa inizialmente diretta verso la Turchia e poi dirottata verso il porto di New York.
Ma non è per nulla certo che la decisione di Trump di togliere le sanzioni renda vendibile negli Stati Uniti il diesel russo, la cui importazione è stata vietata dal Congresso americano. L’importatore americano, il porto, il responsabile legale di una società che prende in consegna quel carico corrono il rischio di vedersi accusati di aver violato una legge americana. E con l’aria che tira dopo il risultato delle midterm e con la composizione del nuovo Congresso americano quel diesel prezioso è da intrepidi avventurieri prenderselo in carico.
Fatto sta che qualcuno ha ordinato al comandante della Leruo di cambiare la rotta di nuovo: non nord ovest, ma sud ovest, si va in Brasile. Al porto di Santos, o a Manaus. Anche alla Talisman è arrivato un altro contrordine: niente New York si va a Istanbul.
In Brasile quel diesel russo è atteso, tra gli altri, dalle cinque grandi imprese che negli ultimi anni hanno assorbito l’impennata di importazione di combustibile russo: la raffineria di Manguinhos, la Oil Trading import, la Blueway trading import, la Nimofast e la Vibra Energia. Le porte del Brasile sono state spalancate agli idrocarburi russi durante il governo Bolsonaro e il successivo governo Lula ha aumentato la forniture. Nel 2021 dalla Russia arrivava lo 0,2 per cento delle importazioni brasiliane di diesel. L’anno scorso la percentuale è arrivata al 58,9 per cento del gasolio importato in Brasile.
Il Brasile non ha mai aderito alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall’Unione europea contro i combustibili russi e, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il diesel è diventato il principale prodotto russo importato dal Brasile, superando per valore quello dei fertilizzanti, fino ad allora la principale voce dell’import dalla Russia. L’effetto collaterale delle sanzioni al carburante russo è stato un brusco aumento del prezzo del petrolio sul mercato internazionale, in particolare dei carburanti prodotti dagli Stati Uniti. Fino a quel momento, secondo i dati del ministero dell’Economia del Brasile, il 49 per cento del gasolio importato veniva dagli Stati Uniti. Sotto la pressione dell’aumento dei prezzi, Bolsonaro ha prima azzerato le tasse federali sulla benzina e poi imposto l’abbassamento anche di quelle decise dai singoli stati. Nonostante ciò, il prezzo ha continuato a salire. La notte del 27 giugno 2022, a quattro mesi dalle elezioni che sperava di vincere per il rinnovo del mandato, Bolsonaro ha salutato un gruppo di sostenitori davanti alla residenza presidenziale del Palácio da Alvorada vendendo la seguente notizia: “Ho parlato con il presidente russo Putin, c’è la possibilità di acquistare diesel da lì. E’ sicuramente un prezzo più conveniente”.
I due si erano già incontrati una settimana prima dell’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, e Bolsonaro ha definito gli interessi tra Brasile e Russia “un matrimonio perfetto”.
L’amministratore delegato di Associazione brasiliana degli importatori di combustibile. Sérgio Araújo, spiega che le aziende brasiliane sono state incoraggiate dal governo Bolsonaro a cercare il carburante russo. Se l’acquisto di diesel russo possa finanziare o meno la guerra in Ucraina, secondo lui, gli importatori che rappresenta se lo devono domandare chiedendosi anche “se è giusto che gli effetti del mancato rifornimento da noi li sentono per primi i più poveri”. Secondo Araújo, comunque, gli imprenditori del settore hanno iniziato a vedere il diesel russo come un’opportunità di grandi affari durante l’aumento dei prezzi del carburante. Le aziende più piccole sono state le prime a importare diesel russo. I giganti del settore sono arrivati dopo. Quando, nell’ottobre del 2022, l’allora presidente Bolsonaro in cerca di un rinnovo del mandato si vide al primo turno sorpassato da Lula (poi eletto) si precipitò sui social a sfoderare un grande annuncio su Twitter: “35 milioni di litri di gasolio importato dalla Russia sono arrivati al porto di Santos. Altre operazioni sono in corso. Nuovi carichi sono attesi per ottobre, aumentando la concorrenza e spingendo per il calo dei prezzi del carburante”. Bolsonaro ha poi perso le elezioni, ma il Brasile aveva aperto le porte al carburante russo. E Lula s’è guardato bene dal chiuderle. Secondo i dati del ministero dell’Economia tra il 2021 e il 2022, le importazioni di diesel russo sono passate da 16,9 milioni di dollari a 95 milioni di dollari, con un aumento del 462 per cento. Negli anni successivi, durante i primi anni del terzo governo Lula (2022-2026), sono continuate a crescere grazie all’ingresso delle major nel business.
Lula, così come Bolsonaro, ha evitato di condannare direttamente il presidente Putin per l’invasione dell’Ucraina.