Le road map di Bruxelles sull’allargamento mancano di coraggio

Bruxelles frena sull’allargamento dell’Ue, nonostante i progressi dei paesi candidati. Solo il Montenegro ha una prospettiva concreta di adesione nel 2028, mentre Albania, Moldavia e Ucraina restano senza scadenze certe. Pesano i timori per le conseguenze politiche ed economiche

5 NOV 26
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(Foto Getty)

Bruxelles. Più i paesi candidati fanno progressi sulla strada dell’adesione, più l’Unione europea perde entusiasmo per un allargamento che continua a definire “strategico”, salvo temere le ripercussioni politiche interne. Montenegro, Albania, Moldavia e Ucraina hanno ottenuto valutazioni positive nel pacchetto annuale presentato ieri dalla Commissione, che contiene i progressi realizzati da ciascuno dei dieci paesi candidati. Ma, malgrado la promessa fatta meno di un mese fa di incoraggiare i quattro capi fila con una road map contenente le scadenze temporali per entrare nel club, solo al Montenegro è stato fissato un orizzonte certo: la conclusione dei negoziati entro la fine dell’anno, la firma sul trattato di adesione a giugno del prossimo e il potenziale ingresso nel 2028.
Per gli altri tre, le road map non contengono alcuna data di approdo dentro l’Ue. La Commissione si è limitata a esprimere, con linguaggio burocratico, la sua opinione sugli obiettivi che si sono fissati gli stessi candidati. Per l’Albania, chiudere i negoziati nel 2027 è “realistico e ambizioso, a condizione che il paese riprenda il ritmo delle riforme che è rallentato recentemente”, dice al Foglio un funzionario della Commissione. Per la Moldavia, la data del 2028 è “realistica”, se continuerà all’attuale ritmo di riforme. Per l’Ucraina, la conclusione dei negoziati alla fine dello stesso anno è un obiettivo “ambizioso”. Omettendo l’aggettivo “realistico” la Commissione segnala che ritiene altamente improbabile che Kyiv possa farcela.
“Ogni allargamento ha rafforzato il nostro continente. L’attuale realtà geopolitica rende il prossimo allargamento ancora più urgente”, ha detto l’Alto rappresentante, Kaja Kallas, presentando il pacchetto con la commissaria Marta Kos. “Quando i paesi che compiono progressi vengono lasciati in attesa, si crea terreno fertile per l’instabilità. L’allargamento costituisce un investimento diretto nella sicurezza dell’Europa”, ha ricordato Kallas. Eppure, la Commissione contraddice questo principio. Confrontata alla prudenza degli stati membri sull’allargamento, la Commissione è stata costretta a ridimensionare i suoi piani per incoraggiare i paesi candidati con obiettivi temporali precisi per l’adesione.
Secondo le road map (che tracciano lo scenario più realistico solo per l’anno successivo e non oltre), l’Albania può chiudere sei capitoli negoziali nel 2026 e gli altri 25 nel 2027. La Moldavia può aprire due serie di capitoli negoziali quest’anno e chiuderne 25 il prossimo. L’Ucraina può aprire due serie di capitoli nel 2026 e chiuderne sette nel 2027. Perfino il primo della classe, il Montenegro, rischia di rimanere bloccato da alcune controversie con la Croazia. “Il Montenegro è sulla buona strada per diventare il 28esimo Stato membro dell’Ue nel 2028”, ha detto Kos. Ma diverse vecchie dispute che risalgono alla guerra croata di indipendenza del 1991-95 (come la delimitazione esatta delle frontiere tra i due paesi e le compensazioni per gli ex prigionieri croati) potrebbero spingere Zagabria a usare il suo veto contro Podgorica.
La prudenza degli stati membri deriva ai timori che l’allargamento si trasformi in un boomerang politico a causa di una rivolta delle opinioni pubbliche nazionali o delle difficoltà a far funzionare l’Ue con più di 30 membri. Il Montenegro, l’Albania e la Moldavia sono considerati sufficientemente piccoli da non creare problemi eccessivi. Ma l’Ucraina spaventa per le sue dimensioni e per il suo settore agricolo (la Commissione ha confermato che proporrà di escludere Kyiv dalla Politica agricola comune, se e quando ci sarà l’adesione). Il principio dell’allargamento “basato sul merito” (cioè sulle riforme da realizzare per poter avanzare) è diventato l’alibi per frenare l’adesione di Kyiv, che deve procedere a riforme difficili nel pieno della guerra. “Se vuoi entrare nel club devi fare molto, anche se sei un paese in guerra”, spiega una fonte della Commissione.
Quanto agli altri sei paesi candidati, tutto è bloccato. La Commissione segnala arretramenti per la Serbia (che è in procinto di cambiare governo dopo la cacciata di Aleksandar Vucic) e Georgia e Turchia (per entrambi i paesi il processo è congelato). La Macedonia del nord è ferma a causa di un conflitto con la Bulgaria. La Bosnia-Erzegovina è paralizzata dall’influenza dei leader serbo-bosniaci. Il Kosovo non è nemmeno riconosciuto da tutta l’Ue. Per compensare la mancanza di coraggio politico, la Commissione ha confermato l’offerta di un’integrazione graduale dei paesi candidati in alcune politiche e in diversi programmi dell’Ue prima dell’adesione.