Esteri
il ritratto •
Chi è Sergio Gor, il fedelissimo di Trump che potrebbe prendere il posto di Rubio
L’attuale ambasciatore in India e inviato speciale per l’Asia centrale e meridionale potrebbe entrare a far parte dell'Amministrazione Trump. Il suo nome è stato fatto per diversi ruoli. Con il presidente condivide la focalizzazione sugli accordi di business e altre priorità a breve termine, con poco riguardo, dicono i suoi critici, per una strategia di lungo periodo

Dopo la sconfitta repubblicana alle elezioni di metà mandato, l’attenzione a Washington si è spostata su un possibile rimpasto dell’Amministrazione Trump, e su chi potrebbero essere i potenziali nuovi membri del governo. Uno di questi è l’attuale ambasciatore in India e inviato speciale per l’Asia centrale e meridionale Sergio Gor. Il suo nome è stato fatto per una serie di posizioni importanti, incluso il capo di gabinetto, dove prenderebbe il posto di Susie Wiles, e il segretario di stato, andando a sostituire Marco Rubio, che lascerebbe l’amministrazione per prepararsi a correre alla presidenza nel 2028. Altre fonti hanno riportato al Washington Sun che Gor avrebbe in mente di rimpiazzare il vicesegretario di stato, Chris Landau.
Sergio Gor è nato Sergei Gorokhovsky a Tashkent, in Uzbekistan, nel 1986, quando il paese era parte dell’Unione sovietica. Si è spostato con la famiglia all’età di 2 o 3 anni a Malta, dove ha cambiato il suo nome in Sergio, e nel 1999 ha raggiunto gli Stati Uniti; cinque anni dopo è diventato cittadino e ha accorciato il suo cognome per renderlo più facilmente pronunciabile. Nel 2021, insieme al rampollo di Trump Donald Jr, ha fondato una casa editrice conservatrice che ha pubblicato alcuni libri del presidente. Rieletto Trump, ha diretto l’Ufficio del personale presidenziale e poi è diventato molto più influente in politica estera: condivide col presidente la focalizzazione sugli accordi di business e altre priorità a breve termine, con poco riguardo, dicono i suoi critici, per una strategia di lungo periodo. Gor ha garantito, sia in India che in Asia centrale, un accesso diretto ai membri del governo statunitense e ha soddisfatto gli ufficiali governativi dei paesi in questione enfatizzando i rapporti commerciali e soprassedendo sull’arretramento della democrazia e dei diritti umani. È stato fondamentale per arrivare a una telefonata tra il presidente autocratico dell’Uzbekistan, Shavkat Mirziyoyev, e Trump stesso: due mesi dopo, ha contribuito a organizzare il primo summit alla Casa bianca con tutti e cinque i leader dei paesi centroasiatici. Ha addirittura portato la figlia del presidente uzbeko, Saida Mirziyoyeva, in un tour a Washington, dove le ha fatto incontrare il segretario di Stato Marco Rubio e la figlia di Trump, Tiffany.
Da ambasciatore, Gor ha facilitato una serie di visite di alto livello in India, incluse quelle di Rubio, del segretario al Commercio Howard Lutnick e dell’allora segretario all’Esercito Dan Driscoll; da inviato speciale, ha partecipato a meeting di alto livello, incluso uno col ministro degli esteri cinese Wang Yi. Ha affascinato gli indiani con la sua vicinanza al presidente: il consulente politico Manash Neogh ha detto al New York Times che dava l’impressione di essere “nella top 10 o top 15 del cerchio magico trumpiano”.