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Dissidenti iraniani censurati e rifiutati in Occidente dagli editori travestiti da mullah
Dalla scultura censurata al Macalester College alle poesie iraniane respinte dalle riviste occidentali, il dissenso contro Teheran finisce sotto una nuova censura. In nome dell’antimperialismo, editori e intellettuali sacrificano le voci di chi combatte il regime: un capovolgimento che trasforma la solidarietà in silenzio
4 NOV 26

Foto Ansa
L’artista iraniana Taravat Talepasand doveva esporre al Macalester College, nel Minnesota, la scultura che recita “Donna, vita, libertà” (lo slogan della rivolta delle donne iraniane) e una satira di Khomeini e delle donne che indossano il niqab mentre si tirano su le vesti. Ma è stata censurata. Ora la poetessa e traduttrice iraniana Bänoo Zan racconta nell’Index of censorship che case editrici e riviste letterarie occidentali censurano il dissenso iraniano. L’Index on censorship è la rivista fondata dal poeta Stephen Spender negli anni Settanta per difendere i dissidenti sovietici, ospitando Václav Havel, Nadine Gordimer, Salman Rushdie, Doris Lessing e altri. “Come poetessa e traduttrice iraniano-canadese ho avuto recentemente incontri allarmanti con editor e accademici” scrive Zan.
“Nessuna delle mie poesie critiche della Repubblica islamica è apparsa su riviste riconosciute. A luglio, una rivista negli Stati Uniti ha rifiutato una poesia ispirata a un attivista iraniano. Non importava che fosse contrario alla guerra. ‘Il bene superiore’, hanno detto, ‘è la sconfitta del sionismo e dell’imperialismo’”. In un altro incontro recente, una rivista ha inizialmente accettato le traduzioni di Bänoo Zan di un poeta iraniano dissidente, Sina Behmanesh, per rifiutarle successivamente.
“L’editor ha spiegato di aver cambiato idea a causa della guerra” scrive Zan nell’Index of censorship. “Per giustificare la sua decisione, ha scritto: ‘Ora è il momento di restare in silenzio e cercare la riconciliazione. Parlare non aiuterà nessuno’”. Zan racconta di un vulnus ideologico profondo che a suo dire determina questa censura. “Sono stata in giurie letterarie e ho assistito al fatto che i miei colleghi preferiscono opere che non criticano sistemi politici e religiosi nel Sud globale. Alcuni di questi giurati insegnano inglese e scrittura creativa nelle università. Lettori di riviste, giudici di concorsi letterari, editor ed editori sono prodotti di questa estetica non impegnata”. Zan cita la poetessa e attivista per i diritti civili afroamericana Audre Lorde: “Il tuo silenzio non ti proteggerà”. “E’ anche vero che silenziare gli altri non li protegge” conclude la Zan.
“Silenziare scrittori, giornalisti e attivisti li espone a un pericolo maggiore. Potenzia i dittatori e i perpetratori di crimini contro l’umanità e consente loro di continuare le loro azioni violente con impunità”. Nel raccontare che oggi un libro e un film come “Persepolis” della compianta regista iraniana Marjane Satrapi non verrebbe pubblicato e prodotto, il romanziere algerino Kamel Daoud ha scritto sul Point: “Ciò che denunciava l’unico film di Satrapi, inizialmente come un ‘male iraniano’ o un ‘male musulmano’, è diventato ormai anche un male occidentale, se non mondiale. La lenta discesa dell’Iran nel Medioevo politico e nell’intolleranza dal ritorno di Khomeini, che ‘Persepolis’ mostrava come un destino lontano, è diventata una realtà occidentale, diffusa, quotidiana.
Capovolgimento epocale: ecco l’Iran che lotta per liberarsi, e noi, qui in occidente, che ci mobilitiamo per asservirci”. Il mese scorso, un rapporto dell’Anti-defamation league americana ha esaminato “la cacciata di ebrei e israeliani dalla cultura dopo il 7 ottobre”. Ora scopriamo che, in nome dell’antimperialismo che è il nuovo socialismo degli imbecilli, anche il dissenso iraniano merita un po’ di censura.
Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.
