Esteri
verso il voto delle midterm •
Il Congresso ucciso da Trump. Ecco che poteri potrebbe riprendersi con una maggioranza dem
Il presidente degli Stati Uniti ha controllato la sua maggioranza repubblicana come se senatori e deputati non fossero stati scelti dagli elettori, ma da lui

Donald Trump (foto Ap via LaPresse)
"Supponete… un corpo legislativo composto in modo da rappresentare la maggioranza senza essere necessariamente schiavo delle sue passioni. Un potere esecutivo che abbia una sua forza propria. E poi un potere giudiziario indipendente dagli altri due poteri. Allora avrete ancora un governo democratico, ma non ci sarà quasi più rischio di tirannide”. Lo scriveva Alexis de Toqueville nel suo "La democrazia in America". La grandezza dell’esperimento americano, secondo i costituzionalisti, si è sempre basata sull’equilibrio di poteri. Nessuno ha supremazia, nessuno sovrasta gli altri. Ma Donald Trump ha provato a trasformare il Congresso in un’appendice. Non solo ha governato con un numero spropositato di decreti esecutivi – firmando cerimoniosamente le pergamene con un pennarellone indelebile nero – ma ha controllato la sua maggioranza repubblicana al Congresso come se senatori e deputai non fossero stati scelti dagli elettori, ma da lui. Ha epurato il partito dai non-fedeli e ha spinto, nelle primarie, quelli che gli promettevano totale obbedienza.
In questi due anni di seconda e potenziata amministrazione, Trump ha trasformato lo speaker of the house in un maggiordomo. Lo speaker, leader della maggioranza alla camera e secondo in linea di successione alla presidenza dopo il vicepresidente, dovrebbe controllare l’agenda politica, proteggendo l’indipendenza e la centralità del Congresso. Proprio perché Trump ha creato questo clima di terrore tra i banchi di Washington, Mike Johnson – che diceva che le elezioni del 2020 erano state rubate dai democratici – venne scelto come speaker a Mar-a-Lago dove Trump convinse i suoi fedeli Maga a votarlo. Johnson, distruggendo l’idea di check and balances al cuore della costituzione, ha lasciato che il ramo legislativo seguisse l’agenda impostata dalla Casa Bianca. Anche sulle decisioni di spesa pubblica definite dalla camera, Trump ha considerato le decisioni dei legislatori come raccomandazioni, non come obblighi vincolanti. Lo stesso è avvenuto, anche solo nei primi 100 giorni di presidenza, su temi come immigrazione, scolarizzazione, allocazione di risorse federali e smantellamento di agenzie governative. Nel 2025 la camera ha passato un numero record minimo di leggi, mentre quello dei decreti presidenziali è stato il doppio del primo mandato iniziato nel 2016 (quando c’era ancora una forza conservatrice anti-Maga).
Il desiderio di presidenzialismo trumpiano non si è visto solo nel modo in cui ha trattato il Congresso, cioè come un potere di serie B, ma è qui che si è resa più evidente la tendenza tirannica di cui parlava Tocqueville e contro la quale i padri fondatori avevano definito la costituzione. Anche il modo in cui si sono raccontati i rapporti tra Capitol Hill e Casa Bianca mostrano che si è entrati in una narrativa presidenzialista. Si è parlato di “rivolta” quando sei senatori del GoP, che si sono dimostrati più indipendenti dei colleghi della camera, hanno osato mostrare disdegno per la costruzione della barocca sala da ballo e per la distruzione della East wing. Con una maggioranza democratica alla camera i deputati potrebbero ottenere tre forme di potere, togliendole all’influenza Maga-presidenziale.
Potrebbero:
Uno: investigare membri dell’amministrazione Trump – soprattutto in relazione ad affari economici con aziende private, compresi gli impeachment, che però hanno bisogno poi di due terzi del senato.
Due: riprendere in mano il controllo della spesa pubblica e del budget.
E tre, nominando i capi delle commissioni, avere un controllo maggiore sull’agenda legislativa e sulle attività dei dipartimenti federali, cioè vedere se vengono effettivamente applicate le leggi approvate dal congresso, e come.
Nel peggiore dei casi la nuova camera si potrà riappropriare di un ruolo di controllo.
Un Senato in mano democratica potrebbe bloccare le nomine di giudici – anche della corte suprema – o di sostituzioni di membri del gabinetto. Ma è più difficile aggiustare che distruggere, e tra veti e ordini esecutivi, il presidente potrebbe mantenere quel potere che è stato tolto al Congresso: regolare il commercio estero (i dazi!) e approvare le guerre (l’Iran!), due temi chiave di queste midterm.