Trump bombarda l’Iran, ma "abbiamo vinto". E basta aiuti a Israele

Gli Stati Uniti colpiscono Qeshm, isola strategica per il controllo dello Stretto di Hormuz. Trump annuncia lo stop agli aiuti militari a Israele, mentre Teheran conserverebbe ancora 1.700 testate missilistiche capaci di colpire lo stato ebraico. Intanto emergono i danni degli attacchi iraniani alle basi americane  
3 NOV 26
Ultimo aggiornamento: 19:47
Immagine di Trump bombarda l’Iran, ma "abbiamo vinto". E basta aiuti a Israele

(Foto Getty)

Il valore strategico dell’isola di Qeshm era già noto nel 1621, quando i portoghesi vi costruirono una fortezza e l’anno dopo una forza persiana e inglese li scacciò, segnando la fine del controllo di Lisbona sullo Stretto di Hormuz. Lunedì, gli Stati Uniti hanno colpito l’isola iraniana di Qeshm. L’offensiva giunge dopo che Donald Trump ha minimizzato la prospettiva di una ripresa del conflitto. “Abbiamo avuto una guerra con l’Iran e abbiamo vinto”, ha detto Trump dalla Casa Bianca, per poi aggiungere: “Potremmo dover colpire Fordo (sede del principale e più protetto impianto sotterraneo iraniano per l’arricchimento dell’uranio), e non è un problema”.
Trump ha anche annunciato che gli Stati Uniti interromperanno gli aiuti militari a Israele entro la fine dell’anno, forse prima. “Non pagheremo più nulla a Israele”, ha detto a Fox News nel giorno delle midterm. L’eliminazione degli aiuti militari diretti a Gerusalemme era oggetto di discussione da mesi e il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva dichiarato pubblicamente che il suo paese avrebbe dovuto rendersi indipendente (“una Super Sparta”, aveva definito Israele). Quello di Trump è puro calcolo politico: porre fine agli aiuti sottrarrebbe argomenti all’ala di sinistra dei democratici e ai Tucker Carlson dei repubblicani.
L’accordo sugli aiuti da 38 miliardi di dollari, negoziato sotto l’Amministrazione Obama, scadrà nel 2028 e il rinnovo dell’assistenza militare porterebbe i democratici a discuterne e i repubblicani a confrontarsi sul costo politico del finanziamento a Israele. C’è chi la chiama la “drôle de guerre di Trump”, la strana guerra, come si definiva in Francia lo stallo dell’inverno 1939. I nuovi strike sarebbero volti a impedire all’Iran di colpire le navi nello Stretto di Hormuz. Qeshm, all’imboccatura dello Stretto, è il punto in cui verrà messa alla prova una sua eventuale riapertura, mentre la Marina statunitense mantiene il blocco dei porti iraniani da luglio. 
Il Wall Street Journal rivela intanto i danni che gli iraniani hanno causato alle basi americane in medio oriente: 274 strutture distrutte in ventiquattro basi con una presenza militare statunitense. I danni sarebbero per oltre quindici miliardi di dollari. Secondo analisi di intelligence israeliane, Teheran avrebbe ancora 1.700 testate missilistiche in grado di colpire lo stato ebraico. Il 27 ottobre il Wall Street Journal ha riferito che una batteria di Patriot si stava spostando dal Texas in Israele. Ma è la base aerea di Al Udeid, nel deserto di Doha, il termometro del conflitto.
Ospita il Combined Air Operations Center che gestisce ogni sortita alleata nella regione. Quando si muove qualcosa lì sta per succedere qualcosa altrove. Le aerocisterne americane lasciarono Al Udeid il 27 febbraio, un giorno prima dell’inizio della guerra contro la Repubblica islamica, e non tornarono fino a giugno. Lunedì, non si erano ancora mosse. Ieri intanto un cartellone svettava in piazza Enghelab a Teheran. Ritrae il presidente americano e la scritta: “Uccideremo Trump”.