Esteri
pressioni sulla polonia •
Perché Trump si spende per il presidente polacco Nawrocki. Oltre le proteste
Le tensioni interne hanno almeno due spettatori esterni molto interessati. Convergenze fra le mire russe e trumpiane su Varsavia
3 NOV 26

Un anno fa il presidente della Polonia, Karol Nawrocki, è arrivato nel suo palazzo su Krakowskie Przedmiescie, dove sorge la residenza dei presidenti a Varsavia, con il compito dichiarato di creare una crisi governativa che portasse alla caduta del governo guidato da Donald Tusk. Non ha mai nascosto le sue intenzioni, a colpi di veti, che gli sono valsi il soprannome di Vetomat, ha bloccato ogni riforma della maggioranza, fino allo scontro istituzionale del fine settimana con la decisione del governo di sospendere il presidente del Tribunale costituzionale, Bogdan Swieczkowski, e il suo vice, dopo che il capo dello stato si era rifiutato di permettere il giuramento degli otto giudici costituzionali eletti dal Sejm, la Camera bassa del Parlamento polacco, che dovrebbero sostituire i colleghi sul punto di andare in pensione.
Il fine settimana scorso è stato agitato dalle proteste, Nawrocki ha chiamato al colpo di stato, ha stimolato i tentativi di rivolta e, dopo l’appello di Tusk all’unità, ha comunque continuato a rifiutarsi di svolgere il suo compito e ratificare le nomine. Varsavia è bloccata e il personaggio del presidente è al centro di questo blocco, sta facendo quello che aveva promesso di fare: sabotare il governo che forse non cadrà prima del tempo, le elezioni sono previste per il prossimo anno a ottobre, ma il tentativo di Tusk di restaurare lo stato di diritto che il PiS, il partito che ha sostenuto Nawrocki, aveva picconato in otto anni di governo, è pieno di ostacoli.
La Polonia è immobile, Varsavia è agitata, gli istinti e le paure del paese sono usati dal presidente che ha vinto la campagna elettorale a giugno dello scorso anno giocando le sue credenziali di uomo del popolo. Nawrocki ha corso da indipendente ed è stato un modo astuto per prendere le distanze dal PiS, ma questo storico di Danzica sconosciuto è stato creato politicamente proprio da Jaroslaw Kaczynski, il leader del PiS. Ora Nawrocki ha stravolto le fondamenta del partito e i punti fermi, come l’atlantismo – ormai convertito al trumpismo – e la resistenza alla Russia sono stati strattonati, hanno perso forma e consistenza, tanto che il presidente si trova a suo agio con i partiti molto più a destra del Pis che ormai hanno ridotto a brandelli qualsiasi certezza sul posizionamento internazionale della Polonia.
Il paese è centrale e cruciale, è il quinto per grandezza e popolazione all’interno dell’Unione europea, ha l’esercito più grande dentro all’Ue e il terzo dentro alla Nato, ha un pil che cresce mediamente del 3,6 per cento da dieci anni. E’ una storia di determinazione e successo che ha cambiato il cuore dell’Ue e per chi preme per un’Europa fragile, la Polonia è fra i bersagli da colpire. Dall’inizio della guerra contro l’Ucraina, la Russia si è concentrata sulla Polonia sia con la pressione militare sia con campagne mirate di disinformazione. Nawrocki ha alimentato il sentimento antiucraino, giocando con la popolazione che accusava i rifugiati dall’Ucraina di vivere sulle spalle dei polacchi, ha poi aperto una crisi diplomatica con il presidente Volodymyr Zelensky, ha messo in dubbio il sostegno militare, ha fatto tutto ciò che piaceva al Cremlino.
Nawrocki si è presentato come un uomo del popolo, un ex ragazzo di Danzica che si è fatto da solo, arrivato alla presidenza con risolutezza e contro tutti. In realtà il presidente ha radici profonde oltre a un legame con la Casa Bianca che lo rende il favorito di Donald Trump al punto che il presidente americano ha tentato di sfasciare la coalizione di governo in Polonia per aiutare il suo alleato di Varsavia. In una delle ultime visite del ministro della Difesa polacco, Wladyslaw Kosiniak-Kamysz, Trump gli si avvicinò per dirgli di lasciare la maggioranza, in questo modo sarebbe stato visto con più favore a Washington. Secondo le ricostruzioni della stampa polacca sarebbe stato Nawrocki a suggerire la possibilità di una fuga del ministro dal governo. Kosiniak-Kamysz rimane dov’è, ma il ruolo di Trump resta una grande ingerenza in un paese per cui il sostegno americano è determinante. Nella politica polacca, la Casa Bianca trumpiana entra ed esce continuamente, fa endorsement, giudica, sabota. Ogni disordine e scontro interno ha spettatori esterni, almeno due, interessatissimi.
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Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)
