Ora gli americani tramano per far tornare il gas russo in Europa. L'attacco di Mosca a Zaporizhzhia

Mentre i civili ucraini muoiono sotto le bombe russe, Washington lavora per riaprire il mercato europeo al gas di Mosca. Gli affari come garanzia di pace, nonostante la lezione tedesca: il commercio non ha fermato Putin, ma potrebbe rimettergli in mano una leva sull’Europa
3 NOV 26
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Foto Ansa

Gli Stati Uniti puntano a una rapida ripresa delle vendite di gas russo in Europa attraverso i gasdotti che passano per l’Ucraina per garantire così la tregua energetica tra Mosca e Kyiv. Secondo il Wall Street Journal, l’idea è stata somministrata sia agli ucraini sia ai russi dai due inviati della Casa Bianca, Jared Kushner e Steve Witkoff, durante il loro tour di fine settembre scorso. Mosca venderebbe il suo gas attraverso un intermediario americano in modo da aggirare le sanzioni europee: in questo modo gli investitori americani avrebbero un guadagno, i russi anche e agli ucraini resterebbero i ricavi dalle tariffe di transito, che sono certo benvenuti ma in questo schema avrebbero un costo totale invero alto.
Ieri l’esercito russo ha colpito una scuola usata come rifugio a Komyshuvakha, nella regione di Zaporizhzhia, uccidendo più di venti persone. All’interno c’erano persone in cerca di assistenza umanitaria, civili in un’oblast in cui durante un attacco non c’è neppure il tempo di mettersi al riparo. L’Amministrazione Trump non parla più di negoziati di pace, ma punta alla tregua energetica, che il presidente americano ha già annunciato due volte in passato senza che né gli ucraini né i russi ne fossero al corrente.
Per farlo vuole utilizzare la leva degli affari e le pressioni non soltanto sull’Ucraina ma su tutta l’Europa. Negli scorsi giorni, è circolata la notizia di una richiesta del Pentagono ad alcuni leader europei di abbassare i toni sulla minaccia russa “ibrida” contro l’Europa: non siate isterici, altrimenti il nostro business con Mosca va a rotoli. Nel frattempo il meccanismo di acquisto europeo delle armi americane da consegnare agli ucraini, il Purl, è praticamente interrotto, il che significa che gli europei hanno pagato gli armamenti, ma il contratto non viene rispettato dagli americani. Stessa cosa si può dire di Starshield, il pacchetto militare delle informazioni satellitari di proprietà di Elon Musk, che è pagato dagli europei (in particolare dai tedeschi) ma che è arbitrariamente manomesso dagli americani.
Ora c’è anche la questione del gas che è anche una miccia accesa nel già agitato dibattito europeo sul sostegno alla difesa ucraina: entro la fine del 2027, tutti gli acquisti europei di gas russo finiranno. Oggi soltanto l’11 per cento del gas naturale importato dall’Europa viene dalla Russia, quando prima della invasione dell’Ucraina nel 2022 lo era per il 45 per cento. Sappiamo che è stato uno choc per gli europei rivedere la propria politica di approvvigionamento e rimangono sacche di esenzioni e di riluttanza, ma sostenere Kyiv e allo stesso tempo alimentare la macchina della guerra russa è un controsenso anche finanziario non accettabile. Nell’estate del 2025, quando Trump era in una fase un po’ scocciata con Vladimir Putin, fece spesso la morale agli europei: forse gli avevano mostrato i numeri degli acquisti energetici europei, e quindi ripeteva che fosse necessario rendere poco conveniente la guerra per i russi e gli europei come minimo dovevano smettere di comprar loro gas e petrolio. Trump aveva ragione, ma oggi sappiamo che l’obiettivo non era rafforzare il sostegno all’Europa e all’Ucraina, ma il suo contrario.
La proposta di riaprire il mercato europeo alle risorse russe stravolge la strategia adottata finora, e faticosamente, dai leader europei, nel momento in cui i prezzi aumentano a causa dello choc energetico in medio oriente e nel momento in cui crescono le forze politiche ostili all’Ucraina. Stravolge anche la strategia trumpiana di delegare (eufemismo) la gestione della difesa ucraina all’Europa, creando una nuova dipendenza – che è fortunatamente guardata con sospetto dagli attuali leader europei. Ieri sul New York Times, Katrin Bennhold, che è ideatrice e curatrice della splendida newsletter quotidiana sulle storie del mondo, ha ricordato con tempismo la lezione tedesca sul rapporto economico con Putin: il mercato sembrava la leva per la pace con la Russia, ma evidentemente non lo era, anche se ci si è illusi a lungo. Ma oggi le manovre russo-americane vogliono riaprire quella porta, giocando con il fuoco, ai danni dell’Ucraina e, non va dimenticato, di tutti gli europei, anche quelli che pensano che non valga più la pena sostenere la difesa di Kyiv.