Esteri
DALLA CINA •
Sulla diga delle Tre Gole a Yichang si intravedono i segreti (e i guai) della potenza cinese
Per Pechino, la diga delle Tre Gole è il simbolo dell’efficienza governativa: un’opera gigantesca, realizzata in tempi record, capace di generare benefici economici e strategici mastodontici. Ma è qui che la narrazione cinese trova le sue maggiori zone d’ombra. Come sempre, infatti, in Cina non è tutto oro quel che luccica
1 NOV 26

(Foto Getty)
Il sorriso di Lin mi accoglie sulla sponda meridionale del fiume Yangtze. Sono l’unico straniero in una comitiva di cinquanta turisti cinesi diretta a Xiaoguanshan, un posticcio villaggio ricreato dal governo per veicolare il ricordo ovattato di una Cina ormai scomparsa. Non è raro trovare luoghi simili nella sterminata municipalità di Chongqing, una delle aree più dinamiche del paese con 36 milioni di abitanti su un territorio grande quanto l’intera Austria. Considerata depressa e rurale fino a una trentina di anni fa, Chongqing oggi pulsa di luce e tecnologia ed è virale su TikTok grazie ad atmosfere notturne che ricordano quelle di Blade Runner. Il perché di questa trasformazione ha una ragione precisa: la diga delle Tre Gole. Inaugurata nel 2006, la diga delle Tre Gole è la più imponente opera architettonica dell’era moderna. La sua costruzione ha innalzato il livello del fiume Yangtze di un centinaio di metri nella zona dove mi trovo io.
In questo modo, il governo cinese ha potuto installare 32 turbine all’interno della diga e costruire il maggiore sistema di creazione di energia elettrica del paese. La realizzazione della diga è stata possibile solo con lo spostamento di un milione di abitanti da villaggi che oggi risultano sepolti dall’acqua. Quel che resta di uno di questi villaggi, Xiaoguanshan appunto, è al centro del mio viaggio odierno. Da qui si intravedono, sulla parte opposta del fiume, i profili dei grattacieli di Fengdu, centro abitato da cinquecentomila persone che ha accolto gran parte della popolazione trasferita dalle aree sommerse. E’ qui che abita Lin, mia guida di oggi, che sembra essere felice, almeno a parole, della sua vita in zona. “Prima della diga, il mio centro abitato aveva solo 40 abitazioni e mio padre lavorava lontano da casa per tutta la settimana. Ho qualche foto di me da piccola nel villaggio; te le posso mandare via WeChat, se vuoi”, e aggiunge: “Oggi Fengdu ha strade, ospedali, scuole e negozi: non ci manca nulla. La costruzione della diga è stata una grande cosa”.
Per chi arriva per la prima volta nella valle dello Yangtze è difficile comprendere le dimensioni del progetto. La diga è lunga oltre due chilometri e alta quasi duecento metri. E’ la più grande centrale idroelettrica del pianeta e rappresenta uno dei simboli più evidenti dell’ambizione cinese degli ultimi trent’anni. L’idea di creare una diga in questo punto del fiume nasce negli anni Venti e viene rilanciata da Mao negli anni Cinquanta, ma viene deliberata dal governo cinese solamente nel 1992. I lavori partono nel 1994, la struttura principale viene completata già nel 2006 e la piena operatività è raggiunta nel 2012. In pochi anni, la Cina ha gettato le basi per risolvere tre problemi storici: le devastanti inondazioni del fiume Yangtze, la crescente domanda energetica e le difficoltà della navigazione commerciale verso l’interno del territorio. “La diga è importante per l’intera Cina, dà energia pulita a oltre cento milioni di persone e collega la nostra regione con tutto il resto del paese. Siamo molto grati che il governo l’abbia realizzata”, dice Lin. In realtà, le stime effettive sulle persone servite dall’energia della diga sono inferiori, ma la capacità produttiva dell’impianto rimane comunque tra le più elevate al mondo. Un intero popolo completamente autosufficiente grazie a energia pulita che crea sviluppo e ricchezza. E’ questo il segreto della potenza cinese?
I benefici maggiori dalla diga li ha ottenuti la città di Chongqing, trasformata da luogo periferico a uno dei poli logistici più importanti di tutta l’Asia. Secondo le autorità cinesi, la creazione della diga ha contribuito a mitigare numerosi eventi alluvionali e ridotto le emissioni di CO2 grazie alla produzione di energia idroelettrica. Per Pechino, la diga delle Tre Gole è il simbolo dell’efficienza governativa: un’opera gigantesca, realizzata in tempi record, capace di generare benefici economici e strategici mastodontici. Ma è qui che la narrazione cinese trova le sue maggiori zone d’ombra. Come sempre, infatti, in Cina non è tutto oro quel che luccica. Numerosi studi occidentali evidenziano le criticità geologiche e ambientali del progetto. Già nel 2007, una simulazione della Nasa ha ricordato come lo spostamento di una massa d’acqua così imponente sia sufficiente a produrre un lieve rallentamento della rotazione terrestre. A marzo di quest’anno, il divulgatore indiano Sabin Mathew ha pubblicato sul proprio canale YouTube un video in cui spiega, tra le altre cose, le maggiori sfide geofisiche della diga e i loro rischi. In pochi mesi, il video ha già collezionato oltre due milioni di visualizzazioni. Sempre su YouTube, diversi video simulano le possibili conseguenze che si verificherebbero qualora la diga collassasse, con scenari alluvionali catastrofici per milioni di cinesi. E’ un argomento molto attuale, specie dopo i tragici fatti di Nepal e Tibet. C’è però un problema: in Cina, YouTube è bloccato dal Great Firewall digitale, per cui questi video non hanno praticamente influenza sull’opinione pubblica interna al paese.
C’è poi l’impatto umano del progetto. Per costruire la diga è stato necessario spostare oltre un milione di persone e interi villaggi sono stati demoliti. Città, siti archeologici, campi coltivati e monumenti sono finiti sott’acqua. La stessa Lin è testimone di una delle conseguenze più difficili da comprendere per noi occidentali: persone che rinunciano ai luoghi della propria memoria in nome della felicità collettiva. A un certo punto, durante la mia visita, ho provato a spiegarle che in Italia stiamo discutendo da oltre vent’anni se sia opportuno o meno costruire un ponte che colleghi la Sicilia con la terraferma e che da trent’anni aspettiamo il completamento di un progetto di treno ad alta velocità per collegare Italia e Francia. Le mie argomentazioni non credo l’abbiano convinta. D’altra parte, la diga delle Tre Gole è stata costruita nella quasi totale assenza di dibattito pubblico interno. La voce più autorevole a opporsi alla costruzione dell’opera, quella della giornalista e attivista Dai Qing, è stata subito silenziata anche attraverso la detenzione. Singolare è il fatto che Dai Qing è figlia di un eroe della rivoluzione comunista morto in battaglia, adottata da un ministro della Difesa di Mao e cresciuta quindi nel cuore del potere cinese odierno.
Facendo leva su questo successo politico ed economico, la Cina si prepara oggi ad andare addirittura oltre la diga delle Tre Gole. Il 25 dicembre 2025, il governo di Pechino ha deliberato di stanziare 160 miliardi di dollari per avviare la costruzione della diga di Motuo, un colossale progetto idroelettrico sul fiume Yarlung Tsangpo nell’Himalaya tibetano. L’opera sorgerà in una delle aree più elevate e impervie dell’Himalaya tibetano così da sfruttare il moto di uno dei fiumi più potenti al mondo e raggiungere a regime la produzione di ben 300TWh annui di energia. India e Bangladesh, sui cui territori scorre lo Yarlung Tsangpo, hanno alzato la propria voce a livello internazionale per denunciare i rischi geologici e i possibili ricatti idrici che la Cina potrebbe fare loro sfruttando questa nuova diga. Ma Pechino non ha alcun accordo transfrontaliero con questi due vicini e intende quindi andare avanti, per rafforzare la presa politica sulla regione e consolidare ancor di più la propria capacità energetica. E così, mentre la Cina progetta la prossima diga destinata ad alimentare centinaia di miliardi di kilowattora l’anno, l’Europa continua a discutere su come coordinare le proprie politiche energetiche nazionali. Non è detto che il modello cinese sia migliore, ma è difficile negare che la velocità con cui una potenza decide di produrre energia stia diventando uno dei principali fattori della competizione globale.