Esteri
La tenaglia russo-americana •
L’ostilità americana verso l’Ucraina vale anche per l’Europa
Washington allarga la pressione all’Europa: abbassate i toni sulla minaccia russa. Mosca intensifica gli attacchi e “si prepara” alla guerra ampia. La reazione ucraina, degli europei e del Congresso americano
31 OTT 26

Foto ANSA
Ieri le forze ucraine hanno ripreso a colpire le raffinerie russe, in particolare quella di Novokuybyshevsk, la più grande del gruppo di impianti di Rosneft nella regione di Samara, che produce in particolare combustibile per i caccia Su-27 e i bombardieri Tu-22M3 che i russi utilizzano contro gli ucraini. Per quasi una settimana, il governo di Kyiv aveva sospeso gli attacchi alle raffinerie, come gesto distensivo nei confronti dell’Amministrazione Trump che nel frattempo aveva fatto un accordo con Vladimir Putin sul diesel, aveva tolto le sanzioni alla Russia, aveva sabotato il meccanismo Purl per la fornitura delle armi, aveva sospeso la condivisione dell’intelligence sugli allarmi preventivi dei missili russi contro le città ucraine e aveva lasciato che Elon Musk riducesse il flusso di informazioni satellitari al fronte. Putin non ha mai smesso i suoi attacchi, gli ucraini hanno sospeso quelli invisi a Donald Trump, ma giovedì i russi hanno centrato la stazione di Dnipro, uccidendo sedici persone, oltre agli stillicidi quotidiani contro civili, stazioni di servizio e impianti, e il governo di Kyiv ha avuto la conferma che assecondare il voltafaccia trumpiano è una scelta mortale. I russi si sono pubblicamente lamentati, parevano gli americani.
“Hanno disobbedito e, oserei dire, ignorato la richiesta di Trump di non attaccare le nostre raffinerie”, ha dichiarato piccato Yuri Ushakov, consigliere di Putin coinvolto nel dialogo con l’Amministrazione Trump. Nel resoconto pubblicato dal Wall Street Journal ieri mattina, in cui si raccontava la sospensione degli attacchi ucraini, viene riportato l’intervento che ha fatto il genero-inviato di Trump, Jared Kushner, collegandosi da remoto all’incontro tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e l’altro inviato, l’amico palazzinaro di Trump, Steve Witkoff: Kushner disse a Zelensky di sospendere gli attacchi contro le raffinerie russe perché lui e Witkoff stavano dedicando un sacco di tempo, di energia e di carburante per mediare con Mosca, e quello sarebbe stato il modo appropriato per Zelensky di dire grazie.
La pressione di Washington sull’Ucraina, mentre Putin fa decine di morti e attacca impunito le città, non si sta allentando. Secondo le informazioni del Washington Sun, l’Amministrazione Trump ha bloccato anche gli aiuti stanziati per l’Ucraina attraverso il programma International Narcotics Control and Law Enforcement (Incle): durante un incontro con lo staff del Congresso a fine settembre, alcuni funzionari del dipartimento di stato hanno dichiarato di aver ricevuto dalla Casa Bianca l’indicazione di interrompere i finanziamenti futuri dell’Incle, che aiuta la polizia, le guardie di frontiera e altro personale di sicurezza ucraino a proteggere i civili e le infrastrutture.
Ma le pressioni non si limitano all’Ucraina: riguardano anche l’Europa. Secondo un’esclusiva della Reuters pubblicata ieri, nelle scorse settimane i funzionari del Pentagono hanno chiesto ad alcuni paesi della Nato – in particolare Lituania, Lettonia ed Estonia – di abbassare i toni sulla minaccia della Russia, sostenendo che le accuse dei leader europei hanno danneggiato la sicurezza del continente. Elbridge Colby, sottosegretario del Pentagono che guida la revisione in corso sull’impegno americano in Europa (l’esito dovrebbe essere comunicato entro la fine dell’anno), sarebbe stato uno dei messaggeri. Ancora una volta, gli americani parlano come i russi, che negano ogni genere di attacco o sabotaggio contro i paesi europei. “Non vogliamo nessuna guerra in Europa”, ha detto lo stesso Putin giovedì, ma siamo pronti a combatterla, che è proprio la retorica che il presidente russo utilizzò nel dicembre del 2021 quando preparava l’invasione dell’Ucraina e diceva che erano gli occidentali a essere minacciosi e guerrafondai (allora come oggi si discute anche dell’architettura della sicurezza europea, che altro non è se non la richiesta russa di far tornare la Nato ai confini del 1997).
La tenaglia russo-americana su Ucraina ed Europa si stringe sempre più, ma lo stritolamento non è inevitabile. Trump non riesce a trovare compratori per il diesel russo perché il Congresso, che è finora a maggioranza repubblicana, minaccia di perseguire chiunque lo acquisti, essendo in vigore la legge sulle sanzioni secondarie (quella voluta dal senatore Lindsey Graham). Al vertice dei ministri degli Esteri del G20 ad Altanta, in America, è arrivato il ministro russo Sergei Lavrov (sotto sanzioni americane), ma i colleghi europei hanno fatto saltare il momento della foto di famiglia dichiarando di non voler apparire di fianco al russo che tormenta l’Ucraina. E il primo ministro estone, Kristen Michal, ignorando la richiesta americana di abbassare i toni, ha dichiarato: “Putin è un dittatore che uccide donne e bambini”.
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Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi
