Il Chinook caduto in Bosnia. Cosa sappiamo dell’incidente che ha ucciso quattro italiani di Eufor

Due sottufficiali dell’Aviazione, un medico e un’infermiera della Croce rossa militare. L’elicottero si è avvitato pochi istanti dopo il decollo da Brčko. Le ipotesi: guasto tecnico o cavi dell’alta tensione. Crosetto in Bosnia, all’Onu il voto sul rinnovo della missione

30 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 10:11
Nel tardo pomeriggio di giovedì 29 ottobre un elicottero da trasporto CH-47F Chinook dell’Esercito italiano, in forza al 1° reggimento “Antares” del Comando aviazione dell’Esercito (Aves) di Viterbo e impiegato nell’operazione europea Eufor Althea, è precipitato a Gorice, un villaggio di poche centinaia di abitanti nel distretto di Brčko, nel nord-est della Bosnia-Erzegovina, a ridosso della Sava e del confine con la Croazia. A bordo c’erano quindici persone, tutte italiane: quattro sono morte, undici sono rimaste ferite. Secondo il comando della missione si trattava di un addestramento di routine.
L’incidente è avvenuto in fase di decollo dall’aeroporto di Brčko o subito dopo, ha riferito l’ambasciatrice d’Italia a Sarajevo, Sarah Eti Castellani, arrivata sul posto in serata. Il Chinook era partito mercoledì mattina da Viterbo e, dopo uno scalo a Pratica di Mare, aveva raggiunto la Bosnia. È caduto in un’area disabitata, ma a poca distanza dalle prime case del villaggio: nessun civile è rimasto coinvolto e non ci sono danni a edifici o veicoli. Dai serbatoi si è riversata una grande quantità di cherosene, tanto che i vigili del fuoco sono rimasti a presidiare i rottami per tutta la notte. La fusoliera si è spezzata in tre tronconi e l’estrazione dei corpi è stata lunga e complicata.
Le prime notizie sono arrivate dai media bosniaci, a partire dal portale Klix, che citavano il sindaco del distretto, Siniša Milić. Per qualche ora il bilancio è oscillato: le fonti locali parlavano di tre morti sul colpo e dodici feriti, uno dei quali in condizioni critiche e poi deceduto in ospedale. Poco prima delle 21 Eufor ha confermato che si trattava di un Chinook italiano; in serata il ministero della Difesa ha fissato il bilancio a quattro morti e undici feriti, ricoverati negli ospedali di Brčko e Tuzla, nessuno dei quali – ha assicurato il ministro Guido Crosetto – in pericolo di vita. Roma ha inviato subito un’équipe di medici militari. Oggi Brčko osserva una giornata di lutto, con le bandiere a mezz’asta.

Chi erano le vittime

Due delle vittime appartenevano all’Esercito, due al Corpo militare volontario della Croce Rossa italiana. I nomi li ha resi noti il ministro Guido Crosetto – che oggi è in Bosnia con il capo di stato maggiore della Difesa – sui social, solo a tarda sera: il ministero ha atteso che le famiglie fossero avvisate, ha spiegato, per evitare ore di angoscia alle centinaia di famiglie di militari impegnati in Bosnia.
Franco Adriano Zecchillo, Claudio Marchesi, Simone Ruggia, Laura Procacci 
Franco Adriano Zecchillo, Claudio Marchesi, Simone Ruggia, Laura Procacci 
Il sergente Simone Ruggia, 30 anni, originario di Salerno, era il pilota. Prestava servizio all’Aves di Viterbo da almeno otto anni; lascia la fidanzata, i genitori e una sorella.
Il sergente Claudio Marchesi, 35 anni, era lo specialista di bordo. Originario di Orvieto, dove vive la sua famiglia, si era trasferito a Viterbo tre anni fa; lascia i genitori, un fratello e una sorella. La sindaca di Orvieto, Roberta Tardani, ha espresso il cordoglio della città.
Il tenente Franco Adriano Zecchillo, del Corpo militare volontario della Croce rossa italiana, era un medico milanese specializzato in fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare. Domani, 31 ottobre, avrebbe compiuto 65 anni.
Il sergente Laura Procacci, anche lei del Corpo militare volontario della Cri, era la più giovane: 24 anni, cresciuta a Montegrosso, frazione di Andria, studentessa di Medicina a Roma. Era alla sua prima missione internazionale ed era stata la prima donna sottufficiale di Andria a prestare giuramento nel Corpo militare della Croce rossa. 
Gli undici feriti sono ricoverati negli ospedali di Brčko e di Tuzla, dove la Difesa ha inviato personale medico militare italiano. “Nessuno dei feriti rischia la vita”, ha detto Crosetto. 

La ricostruzione e le ipotesi

Della dinamica esistono alcuni video girati da residenti e rilanciati sui social, oltre alle testimonianze raccolte dai media bosniaci. Le immagini mostrano il grande birotore che si solleva di una decina di metri, comincia a ruotare su se stesso più volte e scende a spirale fino all’impatto. Chi l’ha visto passare racconta di un elicottero che volava basso, faceva diverse virate e produceva forti colpi metallici: un automobilista di Brčko ha detto di aver pensato, in un primo momento, a un guasto della propria auto, e ha osservato che il Chinook aveva sorvolato quasi tutta la città prima di cadere fuori dall’abitato. Il sindaco Milić ha confermato il volo a bassa quota e la rotazione nei momenti precedenti lo schianto.
Due dettagli vengono considerati significativi. Le condizioni meteorologiche erano normali, con buona visibilità, e il maltempo è escluso. E il velivolo è stato trovato con i carrelli estratti, il che fa pensare che l’equipaggio abbia tentato un atterraggio d’emergenza.
Ufficialmente le cause sono “in corso di accertamento”. Eufor ha annunciato un’indagine approfondita e la Difesa ha avviato le proprie verifiche. Sul tavolo, per ora, ci sono tre ipotesi.
La più accreditata è quella del guasto tecnico, indicato come quasi certo da fonti militari citate dal Corriere della Sera. Il movimento ripreso nei video, un avvitamento attorno all’asse verticale, è compatibile con un problema a uno dei due rotori o alla trasmissione che li sincronizza: nel Chinook i due rotori in tandem girano in senso opposto e si compensano a vicenda, se uno perde spinta l’equilibrio salta e la macchina tende a girare su se stessa. Anche un esperto di aviazione bosniaco, Omer Kulić, sentito da Klix, esclude il fattore umano: secondo lui si vede che il pilota ha cercato di reagire, ma in quella fase non poteva fare nulla. Il decollo, ricorda, è il momento più delicato di ogni volo. La seconda ipotesi, circolata fin dalla prima serata, è l’urto contro i cavi di una linea dell’alta tensione subito dopo il decollo. La terza, l’errore umano, non viene formalmente esclusa ma al momento nessuno la sostiene.
I tempi non saranno brevi: bisognerà ascoltare gli undici sopravvissuti, recuperare e analizzare i registratori e i rottami. Da Roma si parla di giorni solo per le prime indicazioni; per una ricostruzione completa serviranno settimane, probabilmente mesi.

I precedenti

Per Viterbo non è il primo lutto legato a un Chinook. Il 30 marzo 1980, all’aeroporto di Abu Dhabi, un CH-47 dell’Aviazione dell’Esercito impegnato nella missione “Ghibli”, che doveva dimostrare la tenuta del birotore nel caldo e nella sabbia del deserto, urtò un hangar con le pale del rotore posteriore durante un volo dimostrativo a bassissima quota. L’elicottero si capovolse e prese fuoco: morirono dieci militari, sei sul colpo e quattro nei due giorni successivi per le ustioni, e tre tecnici dell’Agusta. Con tredici vittime resta la sciagura più grave nella storia dell’Aves, e a Viterbo i nomi dei caduti vengono letti ogni anno.
Anche i Balcani hanno già visto morire aviatori italiani. Il 7 gennaio 1992 un MiG jugoslavo abbatté in Croazia un elicottero dell’Esercito al servizio degli osservatori europei sul cessate il fuoco: quattro italiani e un francese uccisi. Il 3 settembre dello stesso anno due missili colpirono, in Bosnia, il G-222 “Lyra 34” dell’Aeronautica che portava aiuti alla Sarajevo assediata: morirono i quattro membri dell’equipaggio.Non è il primo incidente aereo legato alle missioni internazionali in Bosnia. Nel giugno 2008 quattro militari di Eufor, due ufficiali tedeschi e due piloti spagnoli, morirono nello schianto di un elicottero spagnolo in una zona montuosa vicino a Travnik. Pochi mesi prima, nel gennaio dello stesso anno, un Mi-17 macedone che riportava a casa militari reduci dalla missione era precipitato vicino a Skopje: undici morti. E nel settembre 1997 lo schianto di un elicottero contro una montagna uccise dodici persone, fra cui il diplomatico tedesco Gerd Wagner, uno dei più alti rappresentanti internazionali nel paese.

Le reazioni

Cordoglio dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dalla premier Giorgia Meloni, dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dai leader dell’opposizione, a partire dalla segretaria del Pd Elly Schlein. Crosetto ha parlato di un dolore che nessuna parola può colmare e ha annunciato che la tragedia cambierà il programma della Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate del 4 novembre: il “Villaggio Difesa” al Circo Massimo, che doveva essere inaugurato oggi, non aprirà come festa ma come luogo in cui lasciare un fiore, un biglietto, una preghiera per i quattro caduti. Stamattina il ministro è partito per la Bosnia con il capo di stato maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano, e un gruppo di medici militari specialisti, per visitare i feriti e incontrare il contingente.

La missione e il voto di stasera all'Onu

Eufor Althea (Eufor sta per European Union Force, Althea è il nome dell’operazione) è attiva dal dicembre 2004, quando l’Unione europea ha rilevato dalla Nato la forza di stabilizzazione schierata dopo la guerra del 1992-1995. Il suo compito è sostenere l’attuazione degli aspetti militari degli accordi di Dayton e garantire un ambiente sicuro; conta circa 1.100 militari di una ventina di paesi. Dal 21 gennaio di quest’anno è sotto comando italiano: la guida il generale di divisione Maurizio Fronda, terzo italiano alla testa dell’operazione. Il contingente nazionale comprende anche medici e infermieri del Corpo militare volontario della Croce rossa.
L’incidente arriva alla vigilia di una scadenza politica. Oggi a New York il Consiglio di sicurezza tiene il dibattito semestrale sulla Bosnia-Erzegovina e vota il rinnovo per un altro anno dell’autorizzazione a Eufor Althea, in scadenza a inizio novembre. La bozza, preparata dal Regno Unito, è un rinnovo “tecnico”, senza modifiche al mandato, ed è stata messa formalmente ai voti martedì. La presidenza di turno del Consiglio è greca.
Il rinnovo della missione è da anni l’unico terreno di intesa fra occidentali e russi sulla Bosnia: l’anno scorso la risoluzione 2795 passò all’unanimità, Mosca compresa. Lo scontro riguarda piuttosto l’Ufficio dell’Alto rappresentante, che la Russia contesta e vorrebbe chiudere. Nel 2021 Mosca minacciò il veto sul rinnovo di Eufor se il testo avesse citato l’Alto rappresentante, e da allora il secondo dibattito annuale si tiene senza che l’Alto rappresentante intervenga. Quest’anno il quadro è cambiato: il tedesco Christian Schmidt si è dimesso in primavera e dal 1° luglio l’incarico è affidato ad interim all’americano Louis Crishock, senza che i paesi del Consiglio per l’attuazione della pace abbiano trovato un accordo su un successore. Crishock, per inciso, fino a luglio era il supervisore internazionale proprio del distretto di Brčko.
Nulla lascia pensare che lo schianto possa cambiare l’esito del voto, che tutti si attendono unanime. Ma la seduta sarà inevitabilmente anche un momento di omaggio. Per Roma, che in Bosnia ha investito nel comando di Althea uno dei suoi principali impegni nei Balcani, la questione ora è un’altra: capire in fretta perché un Chinook decollato per un addestramento di routine si sia trasformato in una trappola.