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Joint Stars 2026 •
Dall'Ucraina alle piazze italiane. La Difesa si allena alla guerra ibrida
Il Piano di Difesa nazionale, fino alla metà del prossimo mese, sarà interessato da uno “stress test”. Coinvolto per la prima volta il reparto delle operazioni psicologiche di Pavia. Il comandante del Covi Iannucci racconta la "zona grigia" della guerra cognitiva
30 OTT 26

Il comandante del Covi Iannucci alla presentazione della Joint Stars 2026 a Roma
Basta guardare ai cinquecento della Folgore mandati a Milano a rimpolpare “Strade sicure”, la missione più detestata dai militari, per ricordarsi di come il refrain della “minaccia ibrida” dettato dal governo sia ormai in cima alle preoccupazioni anche del mondo militare italiano. “Non sempre se ne parla correttamente”, ha puntualizzato ieri in un inciso il comandante del Comando operativo di vertice interforze (Covi), generale Giovanni Maria Iannucci, parlando della guerra ibrida. Da lui, da Iannucci, passa ogni operazione militare che interessi la difesa del paese, dallo Spazio in giù. Ma l’emergenza, ora, è la sicurezza nelle strade e nelle piazze. Si tratta di individuare “quella zona grigia, sotto soglia, che sta appena sotto il conflitto aperto e in cui un attacco non è nemmeno facilmente attribuibile”.
Certo, non che a preoccupare la Difesa ci siano solamente i cortei che oggi si snodano in tutta Italia. Per le Forze armate c’è il mondo intero che si agita, dal fronte orientale a quello meridionale. C’è insomma la Difesa del paese, che deve cercare risorse e sostenibilità, e allo stesso tempo c’è da imparare a combattere “una guerra che nessuno di noi ha mai combattuto e che subiamo”, come ha detto Crosetto qualche giorno fa parlando della guerra ibrida.
I militari stanno imparando a farlo e ieri, a Roma, il generale Iannucci ha presentato la Joint Stars 2026, la più grande esercitazione interforze della Difesa italiana, pianificata dal Covi. L’intento è valutare lo stato dell’arte delle capacità militari del paese. “Non si tratta di capire quanto siamo bravi, ma in cosa dobbiamo migliorare”, ha detto il comandante. Gli scenari ipotizzati vanno dal Mediterraneo al Nord Africa, passando per il fronte orientale, dalla Finlandia al Mar Nero. Il Piano di Difesa nazionale, fino alla metà del prossimo mese, sarà interessato da uno “stress test”, si cercherà di capire dove sono le falle, se ce ne sono, in caso di attacco più o meno convenzionale.
Ed è un segno dei tempi se buona parte dell’attenzione, ieri all’aeroporto militare di Centocelle, quartier generale dell’esercitazione, fosse incentrata sulla guerra ibrida e sulle minacce cognitive. Perché mentre in Ucraina si combatte e nel Mediterraneo naviga la flotta ombra dei russi, qui in Italia sono le mobilitazioni alle proteste a spaventare. Allora ecco che, per la prima volta, è stato coinvolto nel processo decisionale dell’esercitazione anche il 28esimo reggimento di Pavia, l’unico reparto operativo delle Forze armate deputato alle comunicazioni operative e alle operazioni psicologiche, quelle che in gergo si chiamano Info Ops e PsyOps. Tra gli scenari su cui si sono addestrati i nostri militari c’è la proliferazione di bot e di campagne di informazione attraverso le pagine social, dando vita a due piattaforme diverse da dove si sono ipotizzati attacchi cognitivi. Uno scenario in cui gli influencer diventano minacce e l’approccio della sicurezza non può avvalersi più solamente dell’intervento delle forze dell’ordine ma richiede un’azione integrata con i militari. Consapevoli che esiste un problema normativo di fondo, perché trovare la pistola fumante di una guerra cognitiva non è semplice. “Spesso quella zona grigia non è attribuibile, e di conseguenza non sempre disponiamo degli strumenti per rispondere in modo adeguato”, sintetizza Iannucci. Il punto sottinteso è che non sempre è possibile intervenire preventivamente. “Abbiamo gli strumenti per rispondere a queste minacce? La risposta è sì. Quindi siamo a posto così? No, perché dobbiamo fare sistema. Viviamo in un mondo datacentrico, dove tutto si basa sulla rapida condivisione dei dati. Ed è proprio questo passaggio che ci rende vulnerabili”. Dati che, continua Iannucci, devono essere messi a disposizione in modo facilmente interpretabile da chi comanda e decide, “cioè il potere politico stesso, come il presidente del Consiglio”. Basta guardare i numeri delle aree “allenate” durante la Joint Stars, in cui spicca il 16 per cento delle attivazioni per quella cognitiva, con 78 eventi pianificati. “Abbiamo la fortuna di vivere in un sistema democratico – ha ricordato il comandante del Covi –. Ma i sistemi democratici si basano sul consenso e ogni minaccia orientata a influenzare il consenso è una minaccia per la democrazia”. Mentre la Difesa si addestra, le proteste di questi giorni somigliano già a un laboratorio a cielo aperto.
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Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.
