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Zelensky rivela il numero di intercettori che riceve da Trump: dodici al mese. I missili russi sono almeno 150
Dalle pressioni sul presidente americano alle critiche per l’intesa con Mosca, il presidente ucraino rivendica il diritto di Kyiv a decidere il proprio futuro. Nei prossimi negoziati, l’Ucraina vuole discutere di de-escalation, prigionieri e garanzie di sicurezza, senza lasciare che le grandi potenze si spartiscano le sfere d’influenza
29 OTT 26

Foto Ansa
Kyiv. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, durante un incontro con i giornalisti nel suo ufficio il 27 ottobre, al quale era presente anche il Foglio, ha detto per la prima volta quanti missili per i sistemi Patriot americani, in grado di abbattere i missili balistici russi, l’Ucraina riceve ogni mese: appena dodici. “Ora che l’anno sta per finire, posso parlarne apertamente”, dice il presidente. A suo avviso la ragione principale è il medio oriente: “Immaginate: si può contare su 150 missili all’anno, ma bisognerebbe abbatterne 150 balistici al mese”. Ricorda poi la conversazione con il presidente americano Donald Trump a New York, il 22 settembre 2026, quando gli chiese di fornire all’Ucraina un pacchetto invernale. “Ho detto quanti missili servivano e che, se me li avessero dati, non avremmo colpito le raffinerie di petrolio”, dice Zelensky. Trump gli chiese dove si potessero trovare, Zelensky gli indicò in quali paesi ci sono.
Da allora, però, molto è cambiato. Stati Uniti e Russia hanno concluso un “accordo sul diesel” e Trump ha iniziato a dire che l’Ucraina ha bisogno di un nuovo leader. Zelensky ha criticato duramente l’“accordo sul diesel” e ha denunciato problemi con la trasmissione di informazioni di intelligence da parte degli americani e il rallentamento del sistema Starshield/SpaceX, usato per le comunicazioni al fronte. Secondo quanto risulta al Foglio, i leader europei, come l’anno scorso dopo il litigio alla Casa Bianca tra Trump e Zelensky, hanno raccomandato anche stavolta al presidente ucraino di ridurre gli attacchi pubblici contro Trump. “Quanto alla mia retorica: se si parla di qualcosa o di qualcuno con troppa cautela, per ottenere un risultato ci vuole molto tempo”, spiega Zelensky. Di tempo, però, non ne aveva, perché si sono sommati di colpo molti fattori negativi. “Mamma ho perso l’aereo, il sequel”, pronosticava in quel momento. Per questo il leader ucraino ha deciso di non tacere, e la scelta ha avuto un qualche effetto: gli Stati Uniti hanno ripreso a fornire i dati di intelligence e la velocità di Starshield è tornata normale. Sul fatto che Trump vorrebbe vedere al suo posto un’altra persona, Zelensky mantiene la calma. “Il presidente Trump può dire ciò che vuole su di me personalmente, ma non sull’Ucraina”, dichiara, sottolineando che tra loro i rapporti restano comunque costruttivi. “Ma questo non significa che dietro un dialogo costruttivo si possano ignorare i passi distruttivi”, aggiunge.
Quanto al processo negoziale, la prossima tappa è un incontro trilaterale tra i gruppi tecnici di Ucraina, Russia e Stati Uniti ad Abu Dhabi. E’ previsto per novembre e la data definitiva dipende dagli americani. Secondo Zelensky, i leader di Finlandia e Norvegia, nella conversazione con Vladimir Putin di martedì, gli hanno riferito i temi che l’Ucraina vuole discutere: misure di de-escalation su energia e mare, scambio di prigionieri e formato di un eventuale vertice trilaterale a livello di leader di Ucraina, Stati Uniti e Russia. “E’ l’agenda da parte nostra, quella che abbiamo discusso con i partner americani”, racconta Zelensky. Quando si arriverà a discutere di garanzie di sicurezza e ricostruzione economica, ritiene che sarà necessario coinvolgere l’Europa. Le questioni territoriali, invece, possono essere discusse solo dai leader dei paesi in guerra (Putin e Zelensky): “Nessun altro ha l’autorità per farlo”.
Zelensky vorrebbe che l’incontro di Abu Dhabi si svolgesse prima di quello tra Trump, Putin e Xi Jinping. “Non vorrei che fosse una ridistribuzione delle sfere di influenza”, dice. A suo giudizio, dopo i colloqui in Alaska tra Stati Uniti e Russia, questo sarebbe il secondo vantaggio diplomatico per Mosca. E’ convinto che la Russia attenda quell’incontro più di chiunque altro. “Semplicemente non vedo quale vantaggio ne avrebbe la Cina”, afferma Zelensky. E nonostante il netto riavvicinamento tra Washington e Mosca, il presidente ucraino è certo che nella visione del mondo del Cremlino non sia cambiato nulla. “La Russia non è di certo un alleato degli Stati Uniti”, ricorda.