Trump e Putin si accorgono di non poter fare i loro comodi senza gli europei. Le parole di Ushakov

“Parlare solo a Kyiv non è sufficiente. Si deve parlare a tutta l’Europa che sostiene totalmente Kyiv”, ha detto il consigliere del presidente russo per la politica estera. Finché l’Ucraina beneficia quindi del sostegno dell’Ue e di altri paesi europei, il “deal” del vertice di ferragosto in Alaska non si può realizzare
29 OTT 26
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Foto LaPresse

Bruxelles. Vladimir Putin sembra essersi accorto che non basta concludere un “deal” con Donald Trump per imporre all’Ucraina la capitolazione e sottomettere il paese. Anche gli europei devono essere coinvolti. E perfino il presidente americano sta scoprendo che, senza la cooperazione dell’Unione europea, i suoi sogni di tornare a fare affari con la Russia sono più complicati da realizzare. “Dopo Anchorage era sembrato che l’Amministrazione americana fosse in grado di imporre qualcosa e costringere Kyiv a rispettarlo. Ma finora questo non ha davvero funzionato”, ha detto domenica Yuri Ushakov, consigliere di Putin per la politica estera, alla televisione di stato Vesti. “Parlare solo a Kyiv non è sufficiente. Si deve parlare a tutta l’Europa che sostiene totalmente Kyiv”, ha detto Ushakov, prima di fare marcia indietro ieri.
Intervistato sempre da Vesti, Ushakov ieri ha usato toni sprezzanti nei confronti degli europei che vogliono essere parte delle discussioni sull’Ucraina. “Possono venire se comprano i biglietti, ma nessuno intende invitarli al tavolo dei negoziati”, ha detto il consigliere di Putin. Ma domenica lo stesso Ushakov si era lasciato andare a una frase inusuale e più significativa. “Forse la posizione dell’Europa gioca un ruolo chiave”. Putin ha ignorato gli europei e le loro richieste dall’inizio della guerra. Ma, stando alle parole di Ushakov, per la prima volta il Cremlino sembra riconoscere che non è sufficiente avere dalla propria parte Trump.
Anche dall’altra parte dell’Atlantico ci sono stati movimenti in direzione degli europei. L’invito a Francia, Regno Unito e Germania e a un rappresentante della Commissione a partecipare all’incontro di Miami del 9 ottobre è venuto dalla parte americana. I consiglieri alla sicurezza nazionale europei non sono stati lasciati in una stanza durante le discussioni tra Steve Witkoff, Jared Kushner e la delegazione di Volodymyr Zelensky. Con alcune variazioni – l’Italia al posto della Francia, la presenza del presidente finlandese, Alexander Stubb, e del premier norvegese, Jonas Gahr Støre – lo stesso è accaduto a Oslo durante l’incontro della scorsa settimana tra Witkoff e il presidente ucraino. Tornando da San Pietroburgo, dopo il suo colloquio con Putin, Witkoff ha ammesso che resta del lavoro da fare. La coercizione di Kyiv – interrompere la condivisione di informazioni di intelligence, bloccare le forniture di intercettori Patiot e ridurre la connessione a Starshield – non basta. Finché l’Ucraina beneficia del sostegno dell’Ue e di altri paesi europei, il “deal” del vertice di ferragosto in Alaska non si può realizzare.
Il sostegno europeo all’Ucraina è stato spesso esitante e in ritardo. L’Ue non ha ancora fatto tutto quanto è in suo potere su finanziamenti, produzione di armi o sanzioni. Ma il sostegno è stato senza precedenti. L’Ue e i suoi stati membri hanno fornito aiuti per oltre 231 miliardi di euro. Un altro prestito da 45 miliardi di euro, dopo quello da 90 miliardi deciso lo scorso anno, sarà approvato entro la fine dell’anno, probabilmente ricorrendo ad altro debito comune dell’Ue. Sono stati adottati ventuno pacchetti di sanzioni, che hanno inflitto danni enormi all’economia russa, e il ventiduesimo è in arrivo. Qualsiasi accordo bilaterale tra Washington e Mosca deve fare i conti con le sanzioni europee. Esportare fertilizzanti dalla Russia è più difficile nel momento in cui i paesi baltici mantengono il divieto di transito verso i loro porti. Trasportare diesel russo verso gli Stati Uniti significa correre il rischio di vedere le petroliere ombra intercettate dagli europei. Per mettere in atto l’accordo sul diesel Putin ha chiesto a Trump di risolvere il problema delle sanzioni contro le banche russe, dopo che queste sono state escluse dal sistema Swift, che è sotto giurisdizione europea. Nell’Ue rimangono immobilizzati oltre 200 miliardi di euro di attivi sovrani russi.
Il continuo sostegno all’Ucraina potrebbe costringere Trump e Putin ad accettare un ruolo per gli europei nei negoziati. La Commissione di Ursula von der Leyen sta spingendo per essere coinvolta con Francia, Germania e Regno Unito nei negoziati tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, che dovrebbero tenersi ad Abu Dhabi a novembre. “Stiamo lavorando a un tavolo multilaterale”, spiega al Foglio un funzionario dell’Ue. “Non credo che (Putin) cambierà idea, ma ha avuto modo di ascoltare la nostra posizione in modo molto chiaro. Temo che alcuni di questi messaggi non gli arrivino quando sono gli americani a parlargli”, ha detto Støre, spiegando le ragioni della sua telefonata con Stubb a Putin. Gli europei non vogliono più farsi rappresentare da Trump e non sono pronti ad accettare la capitolazione loro e dell’Ucraina.