Nel Kansas rosso, la sfida tra un pastore metodista e un senatore molto trumpiano è in pareggio

Per i repubblicani è un campanello d’allarme, dato che si tratta di uno stato che Donald Trump ha vinto nel 2024 di ben 16 punti percentuali. La corsa per il Senato tra Adam Hamilton e Roger Marshall
29 OTT 26
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Roger Marshall (foto ANSA)

A meno di una settimana dalle elezioni di metà mandato, secondo i sondaggi, in Kansas la corsa per il Senato è in parità assoluta. Per i repubblicani è un campanello d’allarme, dato che si tratta di uno stato che Donald Trump ha vinto nel 2024 di ben 16 punti percentuali, e che non elegge un senatore democratico dal 1932.
Il candidato dei democratici, Adam Hamilton, è il fondatore e pastore della Chiesa della Resurrezione, la più grande congregazione della chiesa Metodista unita nel paese, che conta 24 mila fedeli distribuiti su tre stati. Cita la Bibbia a memoria e parla del voto come di “un atto di disciplina cristiana”; il suo è un volto molto noto nello stato, dato che i suoi sermoni sono spesso trasmessi in televisione. La sua traiettoria politica è inusuale: registrato come repubblicano fino a inizio anno, ha valutato la possibilità di correre come indipendente, prima di scegliere i democratici. Ad agosto, ha vinto agevolmente le primarie del partito. Attacca i repubblicani su temi vicini agli elettori del Kansas: il sempre più alto costo della sanità, per cui ha detto che annullerebbe i tagli fatti dall’Amministrazione Trump, e il costo del carburante e dei fertilizzanti, particolarmente importanti in uno stato a forte vocazione agricola. La chiesa che Hamilton guida si definisce “Lgbtq friendly”, accetta il matrimonio egualitario e permette anche agli omosessuali di servire come membri del clero. Il suo avversario, il senatore uscente Roger Marshall, lo attacca per le posizioni “troppo woke per il Kansas”, e proietta parti dei suoi sermoni per dimostrarlo: in uno di questi, si vede il pastore scagliarsi contro il consumo eccessivo di carne.
Ma sono attacchi che sembrano incidere poco sull’elettorato, perché la popolazione dello stato è molto preoccupata per l’elevato costo della vita, e Marshall continua a difendere a spada tratta le politiche del presidente. Se candidati repubblicani di stati simili al Kansas per problematiche, come l’Iowa e il Michigan, chiedono a Trump di porre fine alla guerra in Iran, causa principale dell’aumento del prezzo del carburante, Marshall tira dritto: il conflitto è necessario per applicare la dottrina reaganiana della “pace attraverso la forza” e i prezzi salirebbero, in realtà, per via della guerra in Ucraina. Quando Trump ha proposto di aumentare l’importazione di manzo dall’Argentina per far fronte all’aumento dei prezzi della carne, una mossa che ha scontentato gli allevatori, Marshall ha nuovamente preferito difenderlo: ha detto che l’impatto era minimale e ha sostenuto che chi si preoccupava dei prezzi poteva ripiegare mangiando pollo o maiale. Alcuni strateghi repubblicani ritengono che Marshall si sia sentito sicuro del seggio, dato che i democratici non lo vincono da quasi un secolo, e avrebbe sottovalutato troppo a lungo la sfida.
Il problema di Marshall, però, non è solo la sua vicinanza al presidente, ma anche una serie di scandali scoppiati in campagna elettorale: un’inchiesta del New York Times ha rivelato che, durante la sua decennale carriera da ginecologo, precedente all’esperienza politica, ha citato in giudizio circa 700 pazienti per fatture non saldate, e alcune di queste sono state arrestate dopo che non sono apparse in tribunale. E’ stato poi accusato di aver usato illegalmente soldi dei contribuenti per pagare lo staff di campagna e gli è stato rinfacciato che passerebbe più tempo in Florida, dove ha una casa, che in Kansas: lui ribatte che è la moglie a utilizzare principalmente quell’abitazione.
I repubblicani sono corsi ai ripari, anche perché Marshall non ha dimostrato grandi abilità nella raccolta fondi: nonostante sia il senatore uscente, nel terzo quarto dell’anno ha raccolto solo 800 mila dollari, mentre il suo avversario ben 10 milioni. Per questo è intervenuto il Senate Leadership Fund, il gruppo d’interesse che finanzia le corse dei senatori repubblicani, che ha investito su di lui 14 milioni: adesso i soldi ci sono, ma non è detto che bastino.