Perché la vulnerabilità europea di fronte alla Cina passa anche dai farmaci. Un appello rimosso

La dipendenza dai principi attivi cinesi è il punto debole della difesa europea. In Europa si formulano i farmaci, si confezionano: le fabbriche ci sono. Ma a monte la filiera è cinese. Le priorità per l'Ue
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La salute dei cittadini europei non può essere decisa a Pechino. Quando si parla di autonomia strategica, il dibattito europeo si concentra sui semiconduttori e sulle terre rare. Eppure, la fragilità più insidiosa riguarda i principi attivi. Undici ministri della Salute lo hanno scritto in una lettera aperta quasi caduta nel vuoto: la dipendenza dai principi attivi cinesi è il punto debole della difesa europea. In Europa si formulano i farmaci, si confezionano: le fabbriche ci sono. Ma a monte la filiera è cinese. Uno stress test su 56 principi attivi essenziali dice che solo 26 sono a basso rischio, mentre per 20 un'interruzione avrebbe conseguenze gravi, soprattutto per gli antibiotici essenziali, molti dei quali alla base di farmaci di larghissimo utilizzo. Per la metformina il rischio sui precursori sale all'83 per cento, per l'amoxicillina al 71 per cento, per la cefpodoxima al 94 per cento. Il confine dell'autonomia farmaceutica europea è più arretrato di quanto raccontiamo.
Non è un caso, è strategia. Pechino ha costruito per decenni una base industriale protetta: oltre tre milioni di euro l'anno di sussidi per azienda, incentivi fiscali fino al 175 per cento, il 96 per cento delle gare pubbliche ai produttori locali. Ora punta sull'innovazione: brevetti cresciuti del 440 per cento dal 2013, accordi di licenza saliti da 52 a 157 miliardi di dollari in un anno. Finora la Cina non ha usato questa leva come arma, ma potrebbe decidere di farlo. L'Europa deve trattare la sicurezza farmaceutica come un capitolo della difesa europea. Il Critical Medicines Act è un passo, non un piano. Prima priorità: difendere la produzione che resta, con appalti che premiano la resilienza. Poi diversificare con investimenti comuni e partnership con paesi terzi. Infine, sostenere l'innovazione, senza chiudere la cooperazione con la Cina ma senza lasciarla al caso.