La società degli avvocati ha vita dura contro la società degli ingegneri

“La Cina è uno stato ingegneristico incapace di smettere di costruire, mentre l’America è una società dominata dagli avvocati, pronta a bloccare tutto ciò che può”. Nel nuovo libro di Dan Wang, il confronto tra due modi diversi di plasmare il futuro  

26 OTT 26
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(Foto Getty)

Può la democrazia sopravvivere a sé stessa? E’ questa una delle domande fondamentali che attraversa sottotraccia l’eccellente libro da poco pubblicato dal Mulino, A rotta di collo. Come la Cina sta plasmando il futuro, di Dan Wang. Il testo analizza con grande capacità narrativa, ma con rigore storico e analitico, ciò che è avvenuto e sta avvenendo in Cina da alcuni decenni a questa parte. E si interroga sulla direzione che sta seguendo quel grande e misterioso paese. Centrale, per la riflessione di Wang, è il confronto con gli Stati Uniti che si chiarifica fin dal primo e forse più importante capitolo del libro, intitolato Ingegneri contro avvocati, in cui Wang scrive: “La Cina è uno stato ingegneristico incapace di smettere di costruire, mentre l’America è una società dominata dagli avvocati, pronta a bloccare tutto ciò che può”. Ora è bene precisare che l’autore ama molto le libertà americane, le garanzie dello Stato di diritto, la valorizzazione dell’individuo e la sua difesa, etc. Tuttavia in questa frase icastica riassume bene l’insofferenza per una società americana, ma si può ben dire occidentale, che sta diventando vittima della propria stessa architettura giuridica che sembra volta ormai soltanto a bloccare ogni spinta propulsiva.
In questo senso Wang nutre una profonda ammirazione, pur riconoscendone tutte le problematiche, per questa forza “ingegneristica” della Cina che è votata alla costruzione e allo sviluppo, e che con forza dirompente ha reso moderno, avveniristico, talvolta certo distopico, un paese sconfinato come la Cina. Un paese che produce sempre in maniera instancabile visto che un terzo di tutto ciò che viene fabbricato nel mondo viene da lì. Guardando alle infrastrutture, Wang nota che tutto in Cina è nuovo, che c’è una passione per il fare e il fabbricare, mentre in America le infrastrutture sono obsolete anche perché le procedure per l’approvazione di qualsiasi progetto fanno allungare indefinitamente i tempi e lievitare infinitamente i costi (suona familiare?). La perdita della capacità industriale in America è cosa nota ma è impressionante se uno si ferma per un attimo a ragionare sulla decadenza dell’industria automobilistica americana, un tempo orgoglio nazionale, e la trionfante industria dell’auto elettrica cinese; e vale sempre la pena ricordare, anche grazie alle dementi politiche green europee.
Gli Stati Uniti, ovviamente, non sono l’Europa, infatti hanno un’economia in piena crescita e un formidabile sviluppo innovativo, AI in testa, così come vantaggi importanti rispetto alla Cina come una popolazione più giovane e dinamica. Ma la questione fondamentale, la domanda politica essenziale rimane quella di apertura. Può una democrazia, anche potente e dinamicissima, sopravvivere a sé stessa? Il pericolo infatti sta proprio nella deriva leguleia di cui si diceva sopra. Tra le grandi nazioni occidentali, gli Stati Uniti hanno il più alto numero di avvocati, ossia 400 ogni 100.000 abitanti, seguiti a ruota dall’Italia con circa 390. Un paese di avvocati diviene ostaggio delle proprie stesse procedure. Diviene ostaggio dei sacerdoti delle leggi che devono provare il valore della loro esistenza espandendo la loro presenza in una ragnatela di Diritto e diritti che strangola ogni vitalità. Una rete di pseudo-garanzie che soffocano ogni slancio creativo dietro la paternalistica facciata di una presunta tutela universale.
Così una società si sclerotizza, bloccata dal suo stesso sviluppo civile, schiacciata dalla mega-macchina di leggi che, invece di garantire il libero sviluppo di tutti, garantisce solo la propria esistenza secondo corrette procedure che cancellano ogni spinta innovatrice (è una delle tante declinazioni del tremendo principio fiat iustitia et pereat mundus). E’ la primazia assoluta della procedura rispetto ai risultati. E dove si verifica un tale fenomeno, ossia in Occidente, non si può che essere assaliti da un senso di impotenza. Si può sopravvivere alla paralisi e all’impotenza di un intero sistema di decisione? Una paralisi generata dallo stesso avanzamento della nostra adamantina civiltà giuridica. Un sistema di garanzie e procedure che garantisce solo sé stesso, soffocando ogni spinta propulsiva.
Intendiamoci, la Cina, con la sua società del controllo totale perfettamente esemplificato dai crediti sociali, come in passato lo è stato dalle politiche del figlio unico, non può essere un modello. Ma la nostra società degli avvocati e dei burocrati è totalmente incapace di guardare al futuro. Poi, certo, dobbiamo ricordarci che non si pre-vede il futuro ma che questo si crea nello slancio verso di esso. E’ solo la possibilità di questo slancio che conta, questa proiezione in avanti che, però, se imbrigliata in maniera assoluta come accade da noi, diviene impossibile.