Parigi chiama. Gerusalemme risponde. Il capo dei servizi segreti israeliani a Parigi a dare una mano

Al culmine dei disordini in Francia, il direttore dello Shin Bet David Zini era nella capitale, dove ha incontrato alti esponenti dell’apparato di sicurezza francese “per discutere di antiterrorismo e islam radicale”. “La cooperazione tra le agenzie di sicurezza continua nonostante la crisi diplomatica”, ha dichiarato un funzionario della sicurezza israeliana
24 OTT 26
Immagine di Parigi chiama. Gerusalemme risponde. Il capo dei servizi segreti israeliani a Parigi a dare una mano

David Zini, direttore dello Shin Bet (Foto Ansa)

La Francia è oggi tra le nazioni più critiche di Israele, promuovendo al contempo misure ostili nei confronti dello stato ebraico e del suo apparato di Difesa, come, ad esempio, l’esclusione delle industrie israeliane dalle fiere dedicate agli armamenti e all’aviazione. Ora emerge che nei giorni scorsi, al culmine dei disordini in Francia, il direttore dello Shin Bet (il servizio segreto interno israeliano) David Zini era a Parigi, dove ha incontrato alti esponenti dell’apparato di sicurezza francese, dal Dgsi (il servizio di sicurezza interna, equivalente allo Shin Bet) alla Dgse (l’equivalente francese del Mossad). Zini ha incontrato l’intelligence francese “per discutere di antiterrorismo e islam radicale”. 
La visita di Zini, programmata da tempo, arriva nel contesto dei disordini violenti in tutta la Francia. Lo ha riferito l’emittente israeliana Kan. “La cooperazione tra le agenzie di sicurezza continua nonostante la crisi diplomatica”, ha dichiarato al giornale Maariv un funzionario della sicurezza israeliana. Dopo gli attacchi a Parigi del 2015, Israele aveva fornito alla Francia la sorveglianza satellitare per sostenere la campagna aerea contro l’Isis e le informazioni sui cittadini europei che avevano aderito al Califfato e che volevano effettuare attacchi nei loro paesi d’origine. Nel 2016 venne fuori che la tecnologia israeliana per il tracciamento dei terroristi avrebbe potuto sventare gli attacchi dello Stato islamico a Parigi e Bruxelles. Un’azienda israeliana del settore della sicurezza aveva offerto un software per il tracciamento dei terroristi alla Dgsi francese e in grado di segnalare la cellula terroristica dell’Isis responsabile degli attacchi. Tuttavia, l’offerta venne respinta. Nel 2018, Israele ha aiutato i francesi a sventare un attentato ordito a Teheran contro i dissidenti iraniani a Parigi (avrebbe dovuto partecipare anche Rudy Giuliani).
Un’inchiesta del Monde, intitolata “L’ombra del Mossad su Parigi”, cita alti funzionari dell’intelligence francese: “La Francia ha le mani legate poiché dipende da Israele in molte questioni delicate”. Si legge: “Israele avvertì il generale de Gaulle di un attentato pianificato alla sua vita nel marzo 1961. Dal 2015, diversi attacchi sono stati sventati, in parte grazie alle informazioni fornite dal Mossad: ad esempio, lo smantellamento nel novembre 2016, a Marsiglia e Strasburgo, di una cellula di jihadisti dello Stato islamico sospettata di pianificare un’azione”. A novembre di un anno fa, la collaborazione tra il Mossad e i servizi segreti e di polizia europei aveva portato al sequestro di depositi di armi e all’arresto di terroristi di Hamas in Austria e Germania. L’intelligence interna tedesca (BfV) li arrestò in possesso di armi e pronti a colpire.
A marzo, agenti del Mossad erano andati a Londra per lavorare nell’ombra fianco a fianco con i servizi britannici per difendere il paese dopo che l’Iran aveva ordito una serie di attacchi a obiettivi ebraici, dissidenti iraniani e personalità inglesi. A giugno, Volker Beck, dirigente dei Verdi tedeschi, già deputato del Bundestag e oggi presidente della Società di amicizia Germania-Israele, ha rivelato un complotto della forza iraniana al Quds per ucciderlo e che Israele ha allertato l’intelligence tedesca: “Senza il Mossad sarei morto, i nostri servizi di intelligence erano ciechi”.
A settembre, l’ex capo del Mossad, Yossi Cohen, ha rivelato che l’intelligence israeliana ha contribuito a sventare molti attentati in Gran Bretagna durante il suo mandato alla guida dell’agenzia, tra il 2016 e il 2021. Il mese scorso, anche l’ex ministro per la Sicurezza britannico, Tom Tugendhat, ha rivelato: “Israele è uno dei nostri più importanti partner nell’intelligence e lo è da moltissimi anni. Posso dirvi, in qualità di ministro, che molti attacchi sono stati sventati grazie alla collaborazione con Israele, che ci ha aiutato a proteggere i cittadini britannici”. Fra questi, i tentativi di Hezbollah con esplosivi a Londra nel 2015, quando l’MI5 e la Metropolitan Police fecero irruzione in quattro case di Londra, rinvenendo migliaia di borse di ghiaccio monouso contenenti tre tonnellate di nitrato d’ammonio, un ingrediente utilizzato per la fabbricazione di ordigni. Cohen ha anche riferito che un ex direttore dell’MI5 inglese lo ha “ringraziato personalmente” per aver contribuito a sventare numerose minacce sul territorio britannico. Quando le democrazie sono nei guai chiedono una mano a Israele.