L’odio antiebraico nelle scuole inglesi che gli adulti non hanno saputo fermare

Un’indagine commissionata dal governo britannico rivela la diffusione dell’antisemitismo negli istituti scolastici del Regno Unito. Curato dall’ex capo degli ispettori scolastici David Bell, il rapporto propone 27 misure, dalla formazione dei docenti alla tutela degli alunni, fino alle indicazioni sui simboli politici in classe. Il governo si prepara ad accoglierle tutte  

21 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 10:51
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Foto Getty

“Mi dicevano che il mio posto era in una camera a gas”. Jonathan Frisher ha diciassette anni, vive nel Cheshire ed era l’unico studente ebreo della sua scuola. A Sky News ha raccontato gli insulti dei compagni e la normalità di simboli e saluti nazisti. Soprattutto ha testimoniato la solitudine di chi, ancora bambino, ha dovuto spiegare agli altri perché quei comportamenti fossero sbagliati. “Ero convinto allora, e lo sono ancora oggi, che l’iniziativa debba venire dal governo, che gli insegnanti abbiano un ruolo da svolgere nel contrastare l’antisemitismo. La responsabilità di combatterlo è loro”.
In Gran Bretagna l’iniziativa del governo sembra finalmente arrivata. La testimonianza di Jonathan accompagna le anticipazioni del rapporto indipendente sull’antisemitismo nelle scuole e nei college inglesi affidato dal governo a David Bell, già capo dell’Ofsted, l’ente che ispeziona gli istituti scolastici. Il documento, che verrà presentato il 27 ottobre, raccoglie 27 raccomandazioni per proteggere gli alunni e aiutare gli insegnanti a riconoscere e contrastare l’odio antiebraico.
Il primo dato allarmante emerso dall’indagine è che, tra gli intervistati, uno studente su cinque ha assistito a episodi di antisemitismo e tre studenti ebrei su cinque dichiarano di averli subiti. Bell, sempre a Sky News, si è detto molto colpito tanto dalla diffusione dell’odio antiebraico quanto dalla frequenza con cui non viene denunciato.
“Un impegno generale contro il razzismo, il pregiudizio o l’odio non ha identificato adeguatamente l’antisemitismo come una forma specifica di odio”, ha spiegato. “Dobbiamo chiamare l’antisemitismo con il suo nome, riconoscendolo come una particolare forma di pregiudizio e odio, perché se non lo nomini non sai davvero che cosa stai affrontando o come potrai rispondere”.
La difficoltà non è soltanto riconoscerlo, ma convincere chi lo subisce che denunciare serva a qualcosa. Meno della metà degli studenti intervistati riteneva che una segnalazione avrebbe portato a un intervento. Per questo Bell chiede che l’antisemitismo venga affrontato come una questione di sicurezza e protezione degli alunni, con procedure chiare per raccogliere le denunce e intervenire. La stessa tutela dovrebbe valere per gli insegnanti che ne sono vittime, mentre gli ispettori dovrebbero verificare che gli istituti applichino davvero le misure.
Il rapporto propone una formazione specifica per i docenti, materiali didattici e un servizio telefonico nazionale attraverso il quale i dirigenti possano ricevere rapidamente consigli. Invita inoltre le scuole ad adottare la definizione operativa di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance. Le lezioni sull’Olocausto dovrebbero presentare l’antisemitismo come elemento centrale ed esplicito, mentre l’insegnamento della religione dovrebbe dare spazio anche all’ebraismo contemporaneo. Vengono proposti incontri con le comunità ebraiche, visite alle sinagoghe e iniziative per la Giornata della memoria. L’educazione ai media dovrebbe inoltre aiutare gli studenti a riconoscere e contrastare l’odio antiebraico e le teorie del complotto che circolano online.
Bell affronta anche l’imparzialità politica dei docenti. Gli studenti devono poter “discutere di temi di attualità e di questioni difficili senza avere la sensazione che gli insegnanti impongano loro le proprie opinioni”, ha spiegato. La raccomandazione riguarda anche simboli in certi casi indossati dai professori, che alcune famiglie ritengono contribuiscano a creare un clima ostile agli alunni ebrei. Non è previsto un divieto generalizzato, ma l’invito alle scuole a valutarne l’appropriatezza potrebbe indurre alcuni istituti a vietarle.
A Epping, nell’Essex, una madre ha raccontato di aver ritirato la figlia tredicenne da scuola dopo una controversia sulle spillette pro Palestina indossate da un’insegnante. Secondo la donna, dopo le sue proteste la docente avrebbe cominciato a imporre alla ragazza sanzioni disciplinari ingiuste, compresa una punizione nel giorno del compleanno. Nel Devon, alcuni genitori hanno contestato lezioni che, a loro giudizio, alimentavano l’ostilità verso gli studenti ebrei. Durante una di queste, secondo le testimonianze, un insegnante avrebbe mostrato immagini di palestinesi che lanciavano pietre contro soldati israeliani, descrivendoli come persone che combattevano “contro un esercito che commette un genocidio”. 
Le testimonianze riguardano anche bambini molto piccoli. In una scuola primaria anglicana di Londra, secondo il racconto dei genitori, due alunni ebrei di sei anni sono stati chiamati “assassini di bambini” mentre cantavano in ebraico durante una giornata dedicata alle culture diverse. 
L’indagine è stata commissionata il 4 marzo, in un paese segnato anche dall’attacco alla sinagoga di Heaton Park, a Manchester, nell’ottobre 2025. Il ministero dell’Istruzione aveva già annunciato investimenti per sette milioni di sterline contro l’antisemitismo in scuole, college e università. Tra i dati citati all’avvio dell’inchiesta c’era un sondaggio sindacale secondo cui il 51 per cento degli iscritti ebrei aveva subito antisemitismo sul lavoro nell’anno precedente. Più della metà di quelli che avevano sollevato il problema riteneva che non fossero stati presi provvedimenti adeguati.
Nel primo semestre del 2026, in tutto il Regno Unito, sono stati registrati 1.926 episodi di antisemitismo, contro i 1.598 dello stesso periodo del 2025. Quelli legati alla scuola sono saliti da 112 a 178, il massimo mai rilevato per i primi sei mesi dell’anno. A marzo sono state incendiate quattro ambulanze dell’organizzazione ebraica Hatzola; ad aprile sono state colpite sinagoghe e due uomini ebrei sono stati accoltellati a Golders Green, nel nord di Londra. A luglio il governo ha annunciato un piano da oltre 250 milioni di sterline in tre anni per proteggere le comunità ebraiche, con più di cinquecento agenti aggiuntivi in Inghilterra e Galles e maggiore sicurezza intorno a scuole, sinagoghe e centri comunitari.
Secondo le informazioni ottenute da Sky News, il ministero dell’Istruzione intende accogliere tutte le 27 raccomandazioni, con una verifica dei progressi fra un anno. La pubblicazione dei risultati completi del report è prevista domani.