I democratici, tra uno spot di cattivo gusto e nuovi donatori

I repubblicani continuano ad avere un netto vantaggio finanziario, ma non sempre riescono a trasformarlo in consenso. La mancanza di soldi è però un tema tra i democratici, soprattutto in un ciclo elettorale che li vede all'attacco in aree solidamente repubblicane   

21 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 15:21
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Amy Acton, la candidata democratica alla carica di governatrice dell’Ohio (Foto Getty)

La sfida a governatore dell’Ohio tra la dottoressa candidata per i democratici Amy Acton e l’imprenditore repubblicano di origini indiane Vivek Ramaswamy è stata sconvolta da uno spot di cattivo gusto. Nella pubblicità in questione si vede la madre biologica di Acton, Donna Arthur, attaccarla pesantemente, definendola “bugiarda” e una persona che “ha mentito per tutta la vita”, accusandola di aver inventato per la campagna elettorale storie di una sua presunta difficoltà durante l’infanzia. 
La realtà è, però, molto diversa: Acton ha infatti chiuso ogni rapporto con la madre all’età di 12 anni, dopo un’infanzia di abusi e violenze da parte del secondo marito della donna. In un messaggio postato su Facebook, Acton ha scritto che tra i 10 e i 12 anni è stata abusata sessualmente dal patrigno, mentre la madre non avrebbe fatto niente per proteggerla. Anzi, è rimasta sposata con lui fino a che non è morto, in Pennsylvania, nel 2004. Il patrigno è stato accusato di averla stuprata nel 1978, con una denuncia fatta alle autorità dal padre biologico di Acton: si è dichiarato non colpevole, è stato incriminato da un gran giurì e ha lasciato lo stato prima del processo. Acton e il fratello, invece, sono stati allontanati dalla casa materna; in tribunale, addirittura, la ragazza si era avvicinata alla madre per darle un bacio, ma lei ha preferito voltarsi dall’altra parte. Lo spot, rivendicato da Ramaswamy, è stato sostenuto da una campagna pubblicitaria di 4 milioni di dollari e ha attirato critiche anche da alcuni repubblicani.
Lo stratega politico David Urban ha detto alla Cnn che gli elettori, specialmente dopo il caso Epstein, sono sempre più empatici con le vittime di violenza sessuale e quindi la pubblicità si sarebbe potuta ritorcere contro i repubblicani. A difendere la trovata del candidato, invece, il figlio del presidente Trump, Donald Jr., che ha detto che gli elettori dell’Ohio “dovrebbero guardarlo”.
Un fatto che evidenzia un paradosso di questo ciclo elettorale, in cui i repubblicani continuano ad avere un vantaggio finanziario, ma non sempre riescono a trasformarlo in consenso. Nella corsa in Ohio, a oggi, secondo la piattaforma di monetizzazione delle previsioni Kalshi, Acton avrebbe il 76 per cento di possibilità di vincere. La mancanza di soldi è però un tema tra i democratici, soprattutto in un ciclo elettorale che li vede all’attacco in aree solidamente repubblicane. 
Secondo il Wall Street Journal, i democratici nazionali starebbero iniziando a puntare anche sulla possibilità di tornare a vincere un’elezione statale in Florida per la prima volta dal 2018. La Democratic Governors Association (Dga) ha infatti speso un milione di dollari per sostenere la campagna di David Jolly a governatore dello stato. Ex repubblicano passato ai democratici durante l’era Trump, Jolly ha incentrato la sua campagna sul costo della vita, reiterando spesso nei suoi comizi l’elevato costo delle case, della benzina, dei beni di prima necessità e della sanità. A oggi il suo avversario, il repubblicano Byron Donalds, che se eletto sarebbe il primo governatore afroamericano della Florida, è in vantaggio, forte anche di una capacità di spesa molto più ampia: 148 milioni a disposizione contro i soli 22 di Jolly. Nell’ultimo periodo, però, anche per effetto dell’aumento dei prezzi legato al perdurare delle ostilità con l’Iran, alcuni sondaggi rilevano la corsa come contendibile per i democratici. 
Nel frattempo, un grande donatore democratico è tornato sulla scena per cercare di ribilanciare il vantaggio repubblicano a livello economico. Michael Bloomberg, il miliardario di New York che nel 2020 aveva speso un miliardo nella sua fallita candidatura a presidente, ha speso 80 milioni tra settembre e ottobre per aiutare i democratici. Di questi, 50 sono destinati a ottenere il controllo della Camera; una differenza sostanziale, perché i donatori di entrambi gli schieramenti si stanno concentrando molto di più sul Senato. Bloomberg vorrebbe far sì che il leader dem Hakeem Jeffries goda di una maggioranza ampia, e non risicata, l’anno prossimo. Nonostante questo, il miliardario continua a nutrire forti dubbi sulla svolta a sinistra del partito e ha deciso di non finanziare alcun candidato legato alla corrente dei socialisti democratici.