Zelensky: "Ucraina ed Europa sono parti di un insieme"

Al Corriere della sera il presidente ucraino dice che "le limitazioni americane nell'intelligence e la riduzione della velocità di Starlink sono un'ingiustizia". E aggiunge: "La Russia conduce da tempo una guerra ibrida contro l'Europa, anche contro Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania"

20 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 06:05
Immagine di Zelensky: "Ucraina ed Europa sono parti di un insieme"

Il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky (foto Ap via LaPresse)

Il legame con l'Unione europea è forte e in questi anni di guerra si è evoluto, è diventato biunivoco, ricevere certo, ma anche dare, ridare. Volodymyr Zelensky lo spiega in un'intervista a Marta Serafini del Corriere della sera: "L'Europa deve aiutare l'Ucraina e l'Ucraina aiuterà sempre l'Europa: siamo parte di un insieme. Abbiamo acquisito un'esperienza enorme da condividere sul piano tecnico, tecnologico e giuridico. Alcuni paesi dispongono di missili Patriot: bisogna aiutarci a prepararci all'inverno. È interesse di tutti. Se il cielo sarà protetto, le persone resteranno il più possibile in Ucraina. Se avanzeremo verso la fine della guerra, torneranno". Zelensky si sente vicino all'Europa, ragiona al plurale: un noi. L'Ucraina è pronta a condividere conoscenze con l'Ue, è pronta a ritornare ciò che ha ottenuto dai paesi europei da quando la Russia l'ha invasa. Ma c'è ancora la guerra, c'è ancora la Russia che controlla una parte del territorio ucraina. E c'è un'America che ha preferito l'invasore, la Russia di Putin, all'invaso. I Patriots "non ce li hanno dati: ci chiedono soltanto di fermarci. Poi arrivano le limitazioni dell'intelligence e la riduzione della velocità di Starlink. Non sono più semplici minacce: le restrizioni ci sono state. È ingiusto nei nostri confronti. Restiamo grati al popolo americano e alla squadra di Trump che vuole finire la guerra. Ci incontriamo e ci parliamo, ma tra partner deve esserci onestà".
Onestà come nel rapporto con l'Italia. "Sono grato agli italiani e a chi ci sostiene fin dall'inizio. Ma non è un rapporto in cui l'Italia aiuta e l'Ucraina non dà nulla in cambio. Condividiamo l'esperienza sulle armi: quali funzionano, quali no, quali miglioramenti hanno introdotto i nostri ingegneri e militari. Abbiamo collaborazioni produttive nei due paesi e un ottimo rapporto con Leonardo. Questo scambio fa crescere anche la tecnologia italiana. Negli stabilimenti in Italia lavorano italiani: sono posti di lavoro, non soltanto aiuti all'Ucraina. Dobbiamo proseguire così, anche per costruire la difesa aerea europea".
Guarda al dopo Zelensky, prova a immaginare un'Ucraina post guerra. Un'Ucraina che potrà andare anche a votare per scegliere un nuovo presidente. La propaganda russa lo accusa di non voler elezioni, di preferire la guerra all'andare alle urne. La realtà è diversa: "Sotto droni e missili come si organizzano elezioni aperte e democratiche, con osservatori occidentali? Non credo sia possibile. Quando i russi sollevano il problema, capiamo perché: pensano che sostituire il presidente renda tutto più facile per loro. Trovo strano che lo facciano i nostri partner americani. Gli europei comprendono che dividere il paese rischia di provocare quello tsunami, travolgendo la nostra capacità di resistere". Una propaganda che è ben più invasiva di quello che si tende a credere: "La Russia conduce da tempo una guerra ibrida contro l'Europa, anche contro Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania. Non è la guerra su vasta scala che conduce contro di noi, ma passa attraverso televisioni, mezzi d'informazione, Internet e social network. I cittadini hanno diritto di essere soddisfatti o insoddisfatti dei propri governi, non devono essere manipolati da campagne russe".
L'inverno è alle porte e sarà durissima la vita a Kyiv e in tutto il territorio ucraino. Zelensky cerca intercettori per proteggere le infrastrutture energetiche, sa che sarà difficile averli. Intanto prova a guardare al domani, a quando la guerra sarà finita. "Il nostro esercito è una garanzia concreta e può rafforzare quelli europei con la sua esperienza e la forza del suo personale. La Nato significa appartenere alla stessa alleanza di sicurezza, con diritti giuridici da alleati. L'ingresso nell'Ue dipende dall'Europa; quello nella Nato dall'Europa e dagli Stati Uniti. Se non sarà la Nato, quale alternativa ci viene offerta? Siamo pronti a discutere garanzie equivalenti, anche con un altro nome, ma devono avere la stessa forza giuridica. Non parliamo soltanto di ciò che desideriamo, ma di ciò che può funzionare. La Nato sarebbe un deterrente per entrambe le parti".