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ELEZIONI IN BRASILE •
Il dibattito-rissa tra Bolsonaro e Lula, che sta recuperando
Quando Flavio Bolsonaro ha affermato che i detenuti votano per il candidato del Partito dei lavoratori, Lula ha ribattuto che allora anche suo padre dovrebbe votare per lui. "Mentire è il forte della famiglia Bolsonaro”, “ti sta crescendo il naso, Lula. Stai attento"

(Foto Getty)
“I detenuti votano per te!”. “Allora voterà per me anche tuo padre!”. Non è che una delle più aspre tra le battute che si sono scambiati Flávio Bolsonaro e Lula nel dibattito televisivo che si è infine tenuto a una settimana dal ballottaggio in Brasile, dopo che il presidente lo aveva rifiutato nella campagna elettorale per il primo turno. “Una rissa da strada”, lo ha definito la gran parte della stampa brasiliana.
Il primo scontro è avvenuto quando Lula ha chiesto a Flávio se avesse qualcosa contro le donne. Il senatore ha risposto di essere sposato e di avere “due bellissime figlie”, per poi passare allo scandalo che ha coinvolto Fábio Luís Lula da Silva detto “Lulinha”, il figlio maggiore del presidente, sotto inchiesta per presunto traffico di influenze. Lula ha replicato che il caso è nelle mani della polizia e che lui non protegge suo figlio “come tu sei stato protetto da tuo padre”. Flávio ha insistito, arrivando a menzionare l’arresto di Lula durante l'Operazione Lava Jato. Il presidente ha poi chiesto spiegazioni sugli oltre 130 milioni di reais richiesti al banchiere Daniel Vorcaro per finanziare il film su suo padre, intitolato “Dark Horse”. “Vede quante persone sono state condannate per corruzione e riciclaggio di denaro? Solo lei”, ha risposto Flávio. E’ stato allora che, quando il senatore ha affermato che i detenuti votano per il candidato del Partito dei lavoratori, Lula ha ribattuto che allora anche Jair Bolsonaro dovrebbe votare per lui. “Mentire è il forte della famiglia Bolsonaro”, “ti sta crescendo il naso, Lula. Stai attento”, è stato un altro scambio.
Rispondendo innanzitutto alle domande sulla sicurezza, Flávio ha delineato il suo programma per l’inizio di un eventuale governo: “Recupererò ogni metro quadro, ogni strada, ogni quartiere, ogni città e ogni territorio che è stato sottratto al popolo brasiliano” dalle organizzazioni criminali. Lula ha risposto criticandolo per non aver votato a favore della riforma costituzionale sulla sicurezza pubblica che aveva presentato al Congresso nel marzo dello scorso anno, e promettendo un ministero della Pubblica sicurezza per coordinare le azioni del governo federale con gli esecutivi regionali e municipali.
Nel dibattito sono stati fatti numerosi riferimenti ad Argentina, Stati Uniti, Nicaragua e Venezuela. Lula ha accostato il suo rivale al presidente argentino Javier Milei e al presidente statunitense Donald Trump. Flávio Bolsonaro ha invece paragonato il capo di stato brasiliano al dittatore nicaraguense Daniel Ortega e al dittatore venezuelano deposto Nicolás Maduro. La tensione è continuata fino alla fine. Lula ha accusato la famiglia Bolsonaro di essere “subordinata agli interessi americani" e lo ha sfidato a rivelare i suoi segreti bancari e fiscali, “così il popolo saprà chi è il ladro”. Le sue osservazioni conclusive sono iniziate con un certo trambusto tra il pubblico, mentre Flávio gli passava alle spalle. “So come far crescere di nuovo questo paese”, ha promesso.
Lula appare in recupero. Stando agli appoggi ricevuto dai candidati rimasti fuori dal ballottaggio Flávio sarebbe oltre il 52 per cento dei voti, e la somma dei partiti che lo sostengono ha 286 deputati su 513 e 50 senatori su 81. Ma per recuperare voti dal 21,08 per cento record di non votanti il presidente sta facendo promesse di ogni tipo, e dopo aver concesso aiuti per i settori a basso reddito, sussidi per il carburante e agevolazioni per tassisti e piccoli imprenditori, tra cui la cancellazione dei debiti per 3,6 milioni di microimprenditori, ha fatto inserire nella Costituzione la settimana di cinque giorni lavorativi e ora promette addirittura di mettervi anche il diritto dei brasiliani a trasporti gratis nel fine settimana. Gli economisti iniziano a preoccuparsi della sostenibilità di queste proposto, ma dopo che l’8 ottobre era, nei sondagg, in svantaggio di sei punti, Lula è risalito mercoledì a due punti di svantaggio, venerdì è arrivato al pareggio tecnico, e domenica Vox Brasil lo ha dato per la prima volta in testa, col 51 per cento.