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Fenomeni social •
Tutti parlano di David Lisnard, il "Milei francese" sindaco di Cannes che ambisce all’Eliseo
Dai 100 mila follower in una settimana al 6 per cento nei sondaggi, il sindaco di Cannes cavalca l’onda social per sfidare il sistema politico francese. Liberista radicale, anti-statalista e vicino a Milei, punta a riunire le destre e a conquistare l’Eliseo nel 2027
17 OTT 26

David Lisnard - foto Ansa
Parigi. Da alcuni giorni, sui social network francesi, circola con insistenza un hashtag che ambisce a trasformarsi in una profezia: #ilsepassequelquechose, sta accadendo qualcosa. Il protagonista di questo curioso fenomeno digitale è David Lisnard, sindaco di Cannes e presidente dell'Associazione dei sindaci francesi, uscito dai Républicains in polemica con la virata identitaria dell'attuale leader gollista Bruno Retailleau per lanciare il suo movimento liberale Nouvelle Énergie e candidarsi ufficialmente all'Eliseo nel 2027.
Fino a poco tempo fa, Lisnard era un nome periferico rispetto ai grandi protagonisti della politica nazionale. Ora, invece, sembra potersi affermare come un possibile outsider in vista delle presidenziali del prossimo anno, o quantomeno nella narrazione che i suoi sostenitori stanno costruendo. Il sito la Loupe politique, che analizza le tendenze sul web, ha evidenziato che Lisnard ha guadagnato 100.000 follower sui social in una settimana, soprattutto su Instagram, e ora ne conta 354.000: un numero superiore a quello di Bruno Retailleau (108.000) ma anche a quello di Édouard Philippe (221.000), l'ex primo ministro e frontman di Horizons, che ha i sondaggi migliori tra i candidati centristi per accedere al ballottaggio nel 2027. Il punto è capire se dietro l'hype attorno alla figura di Lisnard ci sia una dinamica politica reale o se sia soltanto una bolla social.
L'ultimo sondaggio Ifop per Lci, realizzato tra il 12 e il 14 ottobre, offre un argomento a chi scommette su Lisnard. Nella configurazione testata dall'istituto sondaggistico, che include Philippe, Lisnard è accreditato al 6 per cento delle intenzioni di voto, davanti a Retailleau, fermo al 5. La precedente inchiesta demoscopica, a fine settembre, lo dava al 3,5 per cento. L'aumento di 2,5 punti percentuali in due rilevazioni ravvicinate segnala una crescita che merita attenzione: le presidenziali si vincono imponendo una dinamica.
"Il mio punto di forza è quello di essere fuori dal sistema e di mantenere sempre la stessa linea. Il team che mi sostiene si sta rafforzando. Ad oggi, noi di Nouvelle Énergie siamo dodici dipendenti. Stiamo ampliando gli uffici della sede centrale a Parigi. Non mi lascio prendere dall'entusiasmo, ma oggettivamente c'è una dinamica in atto. Sta succedendo qualcosa", ha detto a Ouest-France Lisnard. "L'unico candidato di cui mi parlano è Lisnard", ha detto all'Opinion un ministro con la tessera dei Républicains, un uomo che "incarna una forma di novità, di radicalità, di modernità".
Emmanuel Macron capì dopo un viaggio in California in compagnia dell'imprenditore visionario Xavier Niel nell'estate del 2014, quando era ministro dell'Economia, che con l'avvento dei social era ormai possibile aggirare i partiti politici tradizionali mobilitando una fanbase attorno al proprio nome. Sono i social, nella primavera del 2016, la vera rampa di lancio di En Marche!, il movimento creato da Macron per intraprendere una terza via liberale e superare il vecchio bipolarismo socialisti-gollisti. Dieci anni dopo, Lisnard tenta di replicare quella rottura, seppur da una posizione ideologica diversa.
Su X si moltiplicano i messaggi di commentatori, esperti di comunicazione, influencer e sostenitori che invitano a prendere sul serio il sindaco di Cannes. Frank Tapiro, già consulente dell'ex presidente Nicolas Sarkozy, evoca il precedente di Macron. Clément Macchi, analista dell'opinione pubblica con un grande seguito su X, annuncia un podcast con Lisnard. E la galassia mediatica vicina al magnate bretone Vincent Bolloré, da CNews agli ambienti che gravitano attorno al Journal du dimanche, contribuisce con interviste e speciali ad accrescere la sua popolarità.
Lisnard ambisce a diventare il "Milei francese", e come il presidente argentino è infatti ferocemente anti-statalista (nei suoi meeting promette già 200 miliardi di euro di tagli al bilancio), è uno strenuo difensore del libero mercato ma anche un sostenitore di Israele in modo incondizionato. Predica tolleranza zero contro le derive dell'islam politico e l'immigrazione scriteriata. Lo scorso aprile a Parigi, Lisnard ha utilizzato un trituratore per simboleggiare la sua lotta contro l'elefantiasi burocratica francese e la sua prossimità ideologica con l'inquilino della Casa Rosada: inserendo nell'apparecchio fogli che rappresentavano il Codice del lavoro, il Codice urbanistico e il Codice ambientale, denunciando un "Leviatano amministrativo" e promettendo una rivolta libertaria à la Milei.
Lisnard vuole affermarsi come il candidato dell'"unione delle destre", andando a intercettare gli elettori del Rassemblement national preoccupati dalle posizioni dirigiste di Marine Le Pen ma anche quelli raffreddati dall'affaire Bardella (le rivelazioni di Mediapart sugli scritti antisemiti del giovane presidente di Rn), oltre che i francesi di sensibilità gollista che considerano sia Retailleau che Philippe due candidati con scarso appeal.