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La sfida di Glucksmann, il socialista in cerca di consensi da sinistra e centrodestra
Dopo la vittoria alle primarie, il leader di Place Publique si sta impegnando nella battaglia per attrarre l’elettorato tentato dal voto utile a favore di Mélenchon. Ma di fatto è anche un candidato in grado di attirare moderati dal centrodestra, grazie alla chiarezza delle sue posizioni internazionali, filoucraine e antirusse
17 OTT 26

Foto LaPresse
Nizza. La vittoria di Raphaël Glucksmann alle primarie allargate dei socialisti non è un fatto neutro nella corsa alle presidenziali francesi. Il risultato netto già al primo turno gli dà una forte legittimità politica, nonostante gli strascichi della sfida interna. Alcuni nella struttura del partito, come il segretario Olivier Faure o Ségolène Royal, hanno incassato una pesante sconfitta e potrebbero essere tentati di remargli contro. Ma tra i socialisti c’è una grande voglia di tornare competitivi, dopo i risultati deludenti alle ultime presidenziali: Benoît Hamon nel 2017 si fermò al 4,6 per cento, Anne Hidalgo nel 2022 all’1,7 per cento. Glucksmann aveva portato la lista socialista al 13,84 per cento alle europee del 2024. La dinamica delle presidenziali è certamente diversa, anche perché alle europee il suo messaggio filoeuropeo e filoucraino era molto forte. Ma non va sottovalutata la capacità di aggregare consensi di un candidato moderato mai compromesso con Emmanuel Macron. Il presidente in carica è diventato una sorta di kryptonite per la politica francese, e chi gli è stato vicino ne esce indebolito.
Ora Glucksmann, dopo la vittoria nelle urne, deve lavorare per ricompattare il partito socialista attorno a sé: la struttura è una leva importante per le risorse finanziarie e organizzative. Il suo posizionamento, antimélenchoniano e filoeuropeo, è molto chiaro e corrisponde alla forte identità del candidato, schierato contro l’antisemitismo e con un lungo periodo di lavoro in Ucraina alle spalle. Glucksmann è anche il frutto di una storia familiare tutt’altro che banale, intrecciata con quella della sinistra europea: militanti ebrei ashkenaziti dell’Europa centrale, partigiani comunisti francesi e, soprattutto, il ruolo del padre André nel panorama intellettuale francese del dopo Sessantotto. E’ un’identità molto forte, che dà al personaggio diverse dimensioni e ne fa anche il portatore di una storia riformista postcomunista. Per molti aspetti incarna un certo mondo parigino, il che potrebbe rivelarsi un grosso limite per un candidato che non appare radicato nella Francia profonda. Ma questa identità, che comprende anche l’eredità ebraica, è un dato passivo, ereditato, che lascia al candidato piena libertà di muoversi su altri terreni politici. Lo si è visto subito: Glucksmann ha avviato una strategia di riconquista della sinistra, mettendo in primo piano temi ambientali, economici e sociali.
Tutto questo potrebbe rappresentare un problema per Mélenchon, che ha costruito la propria identità come partito della protesta a sinistra, anche attraverso la denuncia sistematica delle violenze delle forze dell’ordine, ma anche come partito filomusulmano, che lo spinge verso una posizione antisraeliana che spesso sconfina nell’antisemitismo. La France Insoumise (Lfi) respinge Glucksmann perché rappresenta dimensioni identitarie percepite come ostili. Ci si può quindi aspettare un attacco duro, a tratti violento, da parte del partito di Mélenchon, e non è uno scenario favorevole per Lfi: si aprirà una competizione a sinistra in cui il campo di Glucksmann verrà messo sotto accusa, a volte anche con aggressioni, e questo allontanerà ulteriormente i moderati da Mélenchon. Certo, Mélenchon farà il pieno del proprio elettorato di protesta e potrebbe anche capitalizzare l’attuale ondata di manifestazioni in Francia. Ma tutto ciò non gli consente di allargare il proprio bacino.
Dall’altro lato, se Glucksmann si impegna nella battaglia a sinistra per attrarre l’elettorato tentato dal voto utile a favore di Mélenchon, è di fatto anche un candidato in grado di attirare moderati dal centrodestra, grazie alla chiarezza delle sue posizioni internazionali, filoucraine e antirusse. Potenzialmente, quindi, Glucksmann toglie voti agli eredi di Macron, Attal e Philippe. Finora Philippe è sembrato il candidato passivo del minimo comune denominatore, quello su cui i moderati potevano convergere in mancanza di un’altra offerta per fronteggiare Marine Le Pen al secondo turno. Se Glucksmann crea una dinamica dopo il lancio delle primarie, potrebbe consolidare un’offerta competitiva capace di sottrarre un po’ di consenso a Mélenchon e, soprattutto, di conquistare una fetta dell’elettorato di Attal e Philippe. I consensi relativamente bassi di questi leader, ben lontani dal 30 per cento attribuito a Marine Le Pen, fanno sì che anche piccoli spostamenti possano pesare molto. Mentre il quadro al centrosinistra si va chiarendo, il centrodestra resta presidiato da tre candidati (Attal, Philippe e Retailleau), un numero che appare già un problema, vista la probabile cannibalizzazione degli elettorati.