Esteri
Caro papà Sinwar •
“Da grande ucciderò anche io gli ebrei”. Le lettere del figlio del leader di Hamas
“Massacrateli con i coltelli, bruciateli e diffondete le immagini terrificanti”. Gli ordini di Sinwar. Il Telegraph rivela le lettere scritte a dieci anni da Ibrahim. I suoi disegni e le istruzioni paterne per trasformare il 7 ottobre in una macchina di terrore mostrano come l’odio venga trasmesso alle nuove generazioni
17 OTT 26

“La pace arriverà quando ameranno i loro figli più di quanto odino i nostri” diceva Golda Meir. La pace dovrebbe consistere nel restituire ai figli dei palestinesi la possibilità di desiderare qualcosa di diverso da un kalashnikov. Ma a giudicare da queste poche righe scritte da un bambino di dieci anni al padre, la pace è ancora molto, molto lontana.
“Caro papà, mi manchi così tanto e vorrei poterti abbracciare e vederti vincitore. Vorrei poter crescere, prendere il kalashnikov e sparare agli ebrei, papà”. Firmato, Ibrahim Sinwar. Al centro delle raffigurazioni, un carro armato con scritte in ebraico, terroristi, razzi e quella che sembra essere un’installazione militare di confine. Sulla lettera, anche uno sticker di Spider Man.
Le lettere del figlio del capo di Hamas e mente del 7 ottobre furono scoperte poco dopo la morte di Sinwar nell’ottobre 2024, ma solo ora sono rivelate in esclusiva dal Telegraph. Si ritiene che Ibrahim, che ora ha dodici anni, sia fuggito dalla Striscia di Gaza e viva in Turchia (la vedova Sinwar ha usato un passaporto falso nei primi mesi del conflitto per attraversare il confine di Rafah verso l’Egitto). (Meotti segue nell’inserto XVI)
Nelle lettere di Sinwar figlio non c’è esitazione e non c’è metafora, ma sono quasi come un dono di fedeltà: c’è il sogno esplicito di uccidere, formulato con la stessa naturalezza con cui un bambino di quell’età potrebbe chiedere un giocattolo o il ritorno di un genitore assente.
Ahmad Mansour, esperto di islamismo e studioso di origine palestinese che oggi vive in Germania, ha detto che “le lettere non sono solo coerenti con i metodi di Hamas di educare i bambini, sono anche profondamente radicate in parti della società palestinese, in particolare nella Striscia di Gaza. L’odio verso gli ebrei – ed è importante notare che non parla di israeliani, ma di ebrei – e l’uccisione degli ebrei sono normalizzati a tal punto che anche i bambini piccoli cominciano a sognarlo”. Come se diventare grande a Gaza significasse, letteralmente, diventare capace di sparare agli ebrei. Un bambino che sogna di sparare agli ebrei non è un argomento contro la sofferenza palestinese, ma è la dimostrazione che quella sofferenza è stata, anche grazie a tutte le connivenze occidentali che parlano di “decolonizzazione”, trasformata in un’arma di guerra e sterminio e che è stata sistematicamente subordinata a un odio che si riproduce da solo. La decolonizzazione invocata finisce per assolvere chi educa i propri figli a diventare carnefici.
A due anni dall’eliminazione di Sinwar, Israele ha reso noti anche i documenti inediti redatti dal leader di Hamas. In uno dei documenti, l’ideatore del massacro del 7 ottobre ha impartito l’ordine ai terroristi della forza d’élite di Hamas, la Nukhba, di diffondere le immagini delle loro azioni attraverso il maggior numero possibile di organi di informazione, con l’obiettivo di terrorizzare Israele. “Bisogna ribadire ai responsabili che devono compiere le loro azioni in modo deliberato, documentando e trasmettendo le immagini il più rapidamente possibile”.
Tra queste immagini, Sinwar ha incluso scene come “calpestare le teste dei soldati dell’Idf, sparare a bruciapelo, massacrare persone con coltelli, far esplodere carri armati, mostrare prigionieri in ginocchio con le mani sulla testa. Dobbiamo pianificare in anticipo eventi che generino immagini terrificanti. Scene strazianti, incendi imponenti. Cinque o dieci immagini del genere basteranno a far sprofondare il loro (di Israele) cuore nell’angoscia. Bisogna organizzare due o tre operazioni che puntino a dare alle fiamme interi quartieri, un kibbutz o luoghi simili. I terroristi dovranno spargere benzina o gasolio servendosi di un’autocisterna, appiccare il fuoco e trasmettere le immagini”.
La lettera di Ibrahim e le istruzioni del padre si illuminano a vicenda: l’una è il risultato, le altre sono il metodo.
Ma in pezzi estesi e influenti dell’occidente, già l’8 ottobre venne messo in dubbio che quelle immagini fossero autentiche e che, in ogni caso, tutti gli Ibrahim Sinwar di Gaza hanno ottime ragioni per uccidere ebrei. Il segretario generale dell’Onu l’ha chiamato “il contesto”.