Esteri
Cortocircuiti •
In Spagna la crisi abitativa inciampa nelle case dei politici
Dalla villa da 600 mila euro di Pablo Iglesias al patrimonio immobiliare del compagno della portavoce del Psoe, fino agli sfratti firmati da un ministro socialista. La battaglia spagnola contro i proprietari di case si scontra con gli affari immobiliari di chi la conduce
16 OTT 26

Quando si parla di diritto alla casa, chi è senza peccato scagli il primo mattone, ammesso e non concesso che sia vero peccato investire nel ramo immobiliare o anche semplicemente comprarsi una casa, magari due. In Spagna l’onda emotiva per lo sfratto e la morte dell’anziana Maricarmen Abascal ha generato un’alluvione retorica contro i proprietari, i cosiddetti rentier, che vivrebbero del sangue degli inquilini e sono normalmente identificati con i fondi di investimento, tutti rigorosamente “avvoltoi” e “stranieri”. E’ una tendenza che viene da lontano, ne sa qualcosa Pablo Iglesias, padre fondatore di Podemos, partito della sinistra populista nato dalle proteste contro una crisi provocata proprio da una bolla immobiliare.
Il 20 agosto 2012 Iglesias twittava: “Affideresti la politica economica del paese a qualcuno che spende 600 mila euro per un attico di lusso?” Ce l’aveva con Luis de Guindos, all’epoca ministro dell’Economia nel governo di Mariano Rajoy. Meno di due anni dopo Iglesias viene eletto al Parlamento europeo, nel 2016 al Parlamento nazionale. Sarà anche vicepremier di Pedro Sánchez dal 2020 al 2021 e nel frattempo, insieme alla moglie e compagna di lotte, l’ex ministra Irene Montero, nel 2018 compra una villa a Galapagar (cittadina poco fuori Madrid), con piscina e vista panoramica sul parco naturale di Guadarrama. Esempio plastico del “desiderio mimetico”, teorizzato dallo psicoanalista e filosofo René Girard, il costo dell’immobile è identico a quello rinfacciato a Luis de Guindos: 600 mila euro. La base di Podemos non la prende bene e i due devono giustificarsi: in quella casa, scrivono in una lettera, abbiamo investito risparmi nostri e dei nostri genitori e pagheremo un’ipoteca per trent’anni. Benvenuti al mondo reale.
Da un attico all’altro, la presidente della Comunità autonoma di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, del Partito popolare, lo scorso aprile ha speso 6,3 milioni di euro per comprare, tramite un’azienda pubblica, un attico di lusso di oltre 500 metri quadrati. Ayuso ha sempre detto che serviva per metterci provvisoriamente gli uffici dell’amministrazione madrilena durante i lavori di ristrutturazione della sede di Puerta de Sol (quella dell’accampamento degli attivisti per la casa). Poi si è saputo che il suo compagno, Alberto González Amador (già oggetto di un procedimento per presunta frode fiscale), aveva messo in vendita l’attico privato in cui entrambi vivevano nello stesso elegante quartiere di Chamberí. I sospetti che Ayuso volesse farsi la residenza faraonica con i soldi pubblici l’hanno spinta a rivendere l’immobile, ma la prima asta è andata deserta e la seconda scade il 21 ottobre. Con la procedura di acquisto sotto esame sia della magistratura ordinaria sia di quella contabile, chissà se ci saranno acquirenti interessati.
Però adesso Ayuso ha un altro fidanzato a cui aggrapparsi, quello della socialista Montse Mínguez. Negli ultimi giorni, infatti, mentre il tono delle polemiche e del populismo saliva, si approfondiva il lavoro giornalistico, trasformandosi in un facile tiro al piccione degli ipocriti. I media spagnoli sono andati a rovistare negli affari di famiglia della deputata, segretaria del gruppo parlamentare e portavoce ufficiale del Psoe, scoprendo che il suo compagno, Sergi Vélez, gestisce una holding con patrimonio immobiliare di diversi milioni di euro, investimenti che ammontano a 6,2 milioni e un portafoglio di 30 appartamenti in affitto dai quali, si mormora, il “moroso” di Montse osa addirittura sfrattare gli inquilini morosi. Inoltre, due delle società di Vélez hanno sede a Panama, ma anche quelle insediate nella natia Lleida pare se la cavino abbastanza bene con il fisco. Nell’ultimo scandalo emerso si parla del condono di un debito di 300 mila euro proprio quando, nel 2014, Montse Mínguez era assessora all’Economia della città catalana dove il partito ha appena deciso di ricandidarla come capolista per le prossime legislative.
Avvoltoio spietato è anche Óscar López, attuale ministro per la Trasformazione digitale e la Pubblica amministrazione. Al suo ministero fa capo l’ente che gestisce le prestazioni sociali dei funzionari pubblici e il rispettivo patrimonio immobiliare. C’è un inquilino che, ironia della sorte, era dirimpettaio di Maricarmen ed era subentrato nel contratto della madre sfruttando la stessa vecchia legge che aveva beneficiato la sua più tristemente famosa vicina. A gennaio ha ricevuto l’ordine di sfratto, firmato dal ministro.