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Così Teheran lavora per dividere le democrazie e alimentare l’antisemitismo
La guerra alla mente occidentale passa dalle università ai media, dagli influencer ai movimenti estremisti: un rapporto del Simon Wiesenthal Center ricostruisce trent’anni di operazioni d’influenza iraniane per seminare odio contro Israele e gli Stati Uniti e minare la fiducia nelle istituzioni democratiche
16 OTT 26

Foto via Getty Images
Alla conferenza annuale dei Verdi inglesi, dove è stata adottato la dichiarazione "il sionismo è razzismo", Animah Kosai, responsabile del gruppo di pressione "Global Majority Greens", ha scritto: "Rimarreste sorpresi nel vedere come l'Iran, seguendo i precetti islamici, sia molto più liberale in fatto di identità trans e aborto rispetto al Texas e al Regno Unito". Una certa sorpresa in effetti, visto che in Iran l'omosessualità è punibile con la pena capitale. Palestine Action, il gruppo proscritto come terroristico nel Regno Unito e appena costato le vendite dei suoi romanzi alla scrittrice irlandese Sally Rooney, è accusato da Downing Street di legami con l'Iran. E in Iran è andata Bushra Shaikh, influencer e volto della tv inglese originaria del Surrey, titolare di un marchio di abbigliamento di lusso e protagonista del programma "The Apprentice", che ha preso parte a due viaggi organizzati dall'IRIB World Service, la divisione internazionale della tv di stato dell'Iran.
Tre esempi britannici di quella che un rapporto pubblicato mercoledì dal Simon Wiesenthal Center chiama "The War on Western Minds: Iran's 30-Year Campaign to Divide the West" (la guerra sulle menti occidentali: la campagna trentennale dell'Iran per dividere l'occidente). La Repubblica islamica ha strumentalizzato l'antisemitismo nella sua "guerra soft" contro l'occidente per diffondere retorica antiamericana e antisraeliana. Incapace di eguagliare la potenza militare americana, l'Iran si è concentrato sull'indebolimento della coesione sociale occidentale e della fiducia nelle istituzioni democratiche. Metodi simili furono sviluppati per la prima volta in Unione sovietica.
Le conclusioni del rapporto Wiesenthal offrono una nuova prospettiva su come debba essere inteso l'antisemitismo. Non solo come pregiudizio o retorica dell'odio, ma come strumento nelle mani dei regimi e un mezzo che l'Iran ha sfruttato per unire movimenti ideologici che, su quasi ogni altro aspetto, si trovano su posizioni opposte.
In occasione di conferenze organizzate da Teheran, estremisti americani di sinistra e di destra si sono ritrovati nelle stesse sale, nazionalisti bianchi accanto a nazionalisti neri, negazionisti dell’Olocausto insieme a progressisti contrari alla guerra. Tutti accomunati da un’ostilità condivisa verso gli ebrei, Israele e gli Stati Uniti. Un elemento centrale di tale infrastruttura è la "New Horizon Conference", designata dal dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti come una piattaforma utilizzata dal Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica per reclutare, raccogliere informazioni e costruire una rete di influencer dediti alla disinformazione.
Il rapporto cita numerosi esempi, dal filosofo politico russo Aleksandr Dugin che lavora con Teheran al World Friendship Tour del leader della Nation of Islam Louis Farrakhan. E poi quando Teheran nel 2001 ospitò l’incontro preparatorio per la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite contro il razzismo. La dichiarazione accusava Israele di commettere "un nuovo tipo di apartheid, un crimine contro l’umanità, una forma di genocidio e una seria minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali". In pratica, tutto il frasario ideologico oggi in voga.
L’Iran ha lanciato Press TV per raggiungere il pubblico occidentale (assumendo volti noti come Jeremy Corbyn) e HispanTv, per i seicento milioni di spettatori di lingua spagnola. L’Institute of Contemporary Islamic Thought, con sede nel Regno Unito, è citato come un’altra piattaforma.
Nell’ultimo anno, il Wiesenthal ha identificato 340 influencer, outlet mediatici, organizzazioni ed entità affiliate che, secondo il centro, formano una rete di influenza con canali di amplificazione condivisi e flussi informativi coerenti. C’è anche il Jewish Voice for Peace, fantomatica organizzazione ebraica antisraeliana. Molti americani, tra cui Calla Walsh e Jennifer Koonings, che appaiono in video e foto condivisi dall’Iran.
Il documento intitolato "L'infiltrazione della Repubblica Islamica dell'Iran in Francia" è stato redatto dal think tank France2050 e presentato al Parlamento francese e al ministero dell'Interno. Il rapporto afferma che l'Iran persegue due obiettivi principali: esercitare pressioni sulla Francia in merito alla questione nucleare iraniana e a Israele e portare un "caos senza guerra" nel cuore delle democrazie. L'ambasciata iraniana a Parigi opera attivamente reclutando giornalisti, accademici e studenti che possano fungere da strumenti di propaganda per il regime iraniano.
Secondo il documento, il responsabile della creazione di questa rete di influenza è Ali Reza Khalili, vice capo dell'ambasciata iraniana. L'ex premier francese Manuel Valls evoca "scenari houellebecquiani".
L'esule iraniana Maral Salmassi del Berliner Zera Institute contro estremismo e antisemitismo questa settimana avverte l'occidente su X: "In Iran ci vollero due anni per passare al caos completo. Abbiamo visto gli stessi simboli, le stesse bandiere e sentito esattamente gli stessi slogan. Preparatevi". Intanto in Francia c'è il nuovo slogan della rivolta studentesca ripetuto da Greta Thunberg: "Bismillah, c'est les ténèbres".
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Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.
