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MOTHER CABRINI DAY •
Addio Colombo, a Los Angeles l’eroina italoamericana è Madre Cabrini
La comunità italo-americana ha perso un eroe ma ne ha guadagnato un altro. Dopo la cancellazione del Columbus Day, il consiglio comunale di Los Angeles ha approvato l'istituzione del Mother Cabrini Day, in onore della senta protettrice degli immigrati
16 OTT 26

Madre Cabrini (Foto Getty)
Abbiamo resuscitato Cristoforo Colombo”, ha detto Trump gongolandosi di aver sconfitto, con una nuova statua a Washington, la “folla woke” che le statue le buttava giù. Non ha riportato, però, il navigatore genovese nella progressista, dietetica, naturalista California, dove il Columbus Day, il 12 ottobre, è ancora cancelled, e al suo posto c’è il “giorno delle popolazioni indigene”, con canti e balli e piume, vera festa federale con uffici postali chiusi. E così la comunità italo-americana ha perso un eroe. Ne ha però appena guadagnato un altro.
Il giorno successivo, nel town hall di Los Angeles, il consiglio comunale ha approvato l’istituzione del Mother Cabrini Day. Maria Francesca, poi Maria Saverio – o Xavier, come dicono qui – una santa, un’immigrata, una lodigiana cresciuta sul Lambro mentre l’Italia si univa e si combattevano le guerre d’indipendenza, che parte con la benedizione di Leone XIII per le Americhe e lì mette su un sistema di aiuti per gli orfani degli immigrati, convitti, scuole, collegi femminili, case di riposo – alcuni ancora esistono – e viaggia tantissimo per il paese andando a combattere contro le discriminazioni dei Wasp sugli italiani.
Prima cittadina statunitense a essere canonizzata e poi santificata, come ricorda il figlio di Tony Soprano nella prima stagione, quando si menzionano Meucci, John Cabot, Michelangelo e Sacco & Vanzetti. Un bel pantheon. A giugno un altro papa Leone, il primo americano, è andato a Sant’Arcangelo Lodigiano proprio per omaggiare la santa, morta nella sua Chicago. E al primo madre Cabrini day a Los Angeles c’è l’ultima suora della sua congregazione, sister Regina, di genitori siciliani e calabresi ma cresciuta a Hollywood, e pure una donna la cui nonna era stata “un’orfana di madre Cabrini”, e lei porta ancora la medaglietta con la santa al collo ed è stata chiamata “Rini” in suo onore.
Lacrime tra la comunità di San Pedro, il quartiere italo-americano, mentre i membri del consiglio comunale approvano tutto, e uno di questi, McOsker – anglosassone ma con moglie di origini pescaresi, “devotissima” – ricorda che madre Cabrini aveva “uno spirito imprenditoriale fortissimo, e non aveva paura ad andare a chiedere soldi, in faccia alla gente, per le sue missioni”. Qualità, qui, celebratissime. Lo segue un altro councilman, di origini asiatiche, che ricorda di essere diventato un super fan del Bari e del Napoli, dopo un viaggio all’università. E poi un afroamericano che parla dell’importanza delle scuole cabriniane nei quartieri meno ricchi. Nella sala spillette e cravatte col tricolore. E poi era una donna.
Ce lo sottolinea la console generale italiana nella West Coast Raffaella Valentini, parlando al Foglio: “Empowerment femminile prima che queste parole esistessero. Parte della storia dell’immigrazione, che è alla base di questo paese, ma anche storia di una donna in un periodo storico in cui fare le cose per le donne era doppiamente difficile”. E ci ricorda che l’anno scorso la California ha riconosciuto ufficialmente l’Italian-American heritage month, e si parla di quanto i paisà abbiano fatto per questo paese, da Ellis Island a Scorsese, passando per Nancy Pelosi.
“Madre Cabrini ha dedicato la vita a prendersi cura dei più vulnerabili”, ci dice Anna Manunza, presidente dell’associazione Little Italy, commossa, dopo anni di campagna per avere questo riconoscimento. “Non le importava da dove venivi, ma solo cosa ti serviva”. Una protettrice di immigrati celebrata in un momento in cui gli sgherri trumpiani fanno la caccia al sudamericano, e nelle vetrine downtown si vedono i cartelli con scritto “Ice get out!”.