L’Olanda e il dilemma della libertà

Le celebrazioni pubbliche di Hamas e il cortocircuito di apologia del terrorismo
15 OTT 26
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Foto LaPresse

L’Olanda si ritrova a fare i conti con un grosso dilemma sulla libertà di espressione, e sui limiti entro cui esercitarla. L’episodio che da giorni sta turbando la politica locale risale al terzo anniversario del 7 ottobre, quando a Piazza Dam, nel cuore di Amsterdam, è andata in scena una manifestazione pro Hamas e Hezbollah – con tanto di bandiere al seguito e striscioni esistenziali: “Chi decide chi è un terrorista?”. Hanno partecipato circa 150 dimostranti, perlopiù giovani in motocicletta e con il volto coperto.
La sindaca Femke Halsema, progressista, ha definito l’accaduto “scioccante e di pessimo gusto”, aggiungendo però che non è stato commesso alcun reato. Il ministro della Giustizia e della Sicurezza ha invece accusato il comune di non aver adottato le contromisure necessarie. Eppure l’affermazione della prima cittadina è tecnicamente corretta: a oggi nei Paesi Bassi non esiste una legge che renda illegale la glorificazione del terrorismo. Per ora. Perché il governo di centrodestra ci sta lavorando da diversi mesi, senza tuttavia essere arrivato a una quadra. Se tale provvedimento dovesse entrare in vigore, esibire cartelli pro Hamas – che anche in Olanda è considerata un’organizzazione terroristica a tutti gli effetti – potrebbe presto costare fino a due anni di carcere. Intanto però il cortocircuito resta. E che “stabilire con chiarezza cosa è permesso e cosa non lo è” – dice il ministro, sul diritto a manifestare – è una priorità. Finora è prevalsa la consueta linea della tolleranza: tra Amsterdam e l’Aia si susseguono tutte le settimane picchetti e cortei più o meno numerosi, di ogni forma e colore. Lo scorso settembre, per esempio, c’era stata una manifestazione filoisraeliana nella stessa piazza e anche allora la sindaca finì bersaglio delle polemiche: in quell’occasione da parte dei pro Pal. E non dovrebbe servire nemmeno sottolinearlo: un conto è sventolare la bandiera di un paese democratico, un altro è celebrare organizzazioni terroristiche. La patria del libero pensiero, senza contromisure adeguate, rischia di stabilire il principio dell’apologia del terrorismo.