Esteri
L’alleato in blackout •
Come gli europei contrastano la volontà di Trump, Musk e Hegseth di lasciare l’Ucraina cieca
Il presidente americano ha deciso di introdurre restrizioni alla condivisione di intelligence con gli ucraini, e l’effetto mortale di questa decisione si è visto subito. Dati, satelliti e la posizione degli alleati europei
15 OTT 26

Foto Lapresse
Mi sono preso il compito di “riparare i ponti” tra Ucraina e Stati Uniti, ha detto il premier britannico Andy Burnham ieri ai Comuni, qualche ora prima di accogliere il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, a Downing Street in uno dei giorni più terribili per Kyiv e l’Europa dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump. Dopo aver fatto un accordo sul diesel con Vladimir Putin, il presidente americano ha deciso di introdurre restrizioni alla condivisione di intelligence con gli ucraini, e l’effetto mortale di questa decisione si è visto subito: gli Stati Uniti hanno una capacità pressoché unica di monitorare la partenza dei missili russi, e senza questa allerta, Kyiv ieri è stata nuovamente massacrata da un bombardamento bestiale di Mosca. Anche sul fronte, dove gli ucraini sono in offensiva, si è sentito l’effetto.
I terminali di Starlink, azienda di proprietà di Elon Musk, usati dalle unità ucraine che operano i droni al fronte hanno subìto restrizioni per quel che riguarda gli attacchi a medio e lungo raggio contro obiettivi russi senza che ci sia stato un avviso, “così, nel mezzo della notte”, ha detto una fonte al Financial Times. In particolare, le restrizioni impattano il pacchetto militare di Starlink, detto Starshield, che è gestito dal Pentagono americano diretto da Pete Hegseth. Non ci sono stati commenti ufficiali né da parte di Starlink né da parte del Pentagono, ma gli indizi sono inequivocabili: Musk ha commentato le parole di Trump contro Zelensky dicendo che il presidente ucraino “è andato troppo oltre”, confermando così la pressione e l’ostilità di Washington; Hegseth ha scaricato i suoi errori nella gestione dell’arsenale americano in Iran sull’Ucraina, ripetendo più volte una falsità, cioè che a causa dell’aiuto a Kyiv l’America si è trovata sguarnita nella difesa del Golfo, citando i missili Tomahawk che all’Ucraina però e purtroppo non sono mai stati forniti (il capo del più grande ministero della Difesa del mondo dovrebbe semmai spiegare com’è possibile che una superpotenza rimanga senza armi dopo sei mesi di guerra). Gli errori americani in Iran li sta pagando tutti l’Ucraina, che pure aveva offerto già l’anno scorso a Trump il suo aiuto per sviluppare la tecnologia utile alle guerre come si combattono oggi e che poi lo ha offerto anche ai paesi del Golfo Persico colpiti dai droni iraniani. Anche la tregua energetica che il presidente americano si è inventato – che l’Ucraina ha comunque rispettato e la Russia no – e l’accordo con Putin sul diesel servono ad aggiustare le catene di approvvigionamento stravolte dalla guerra contro l’Iran: Trump ha deciso di ostacolare gli attacchi ucraini alle raffinerie russe, che sono il modo con cui Kyiv smantella l’economia di guerra di Putin, per tentare di far abbassare il prezzo del diesel. Non ce l’ha fatta, ma nel frattempo ha legato le mani alla difesa esistenziale ucraina.
Gli alleati europei di Zelensky tentano da un lato di riparare i ponti degli ucraini con gli americani, dall’altro di compensare il ritiro di Trump non solo dagli aiuti finanziari, non solo dagli aiuti militari, ma ora anche dalla condivisione dei dati di intelligence. Sull’allerta degli attacchi missilistici russi c’è per ora poco da compensare: su questo fronte gli Stati Uniti sono praticamente gli unici fornitori di informazioni esistenti. E’ anche per questo che John Ratcliffe, direttore della Cia che si fa vedere poco ma è molto attivo, secondo alcune fonti sta mostrando alla Casa Bianca le conseguenze dell’assenza di allerta per due notti consecutive: morti, feriti e distruzione (e centrali ucraine colpite dai russi). Non si sa se Ratcliffe ha la capacità e il potere per convincere Trump, ma già il fatto che ci sia qualcuno in questa posizione a farlo lascia aperto uno spiraglio di ravvedimento.
Sul fronte invece l’attività di intelligence degli europei e degli altri alleati dell’Ucraina (come il Giappone) è più rilevante: è da quando è tornato alla Casa Bianca che Trump minaccia di sospendere la condivisione di informazioni con Kyiv, e anche se i suoi stessi militari, oltre che la Cia, sono sempre stati contrari, gli europei non possono dire di non essere stati avvisati. In un discorso pubblico, il presidente francese Emmanuel Macron aveva detto che la Francia fornisce i due terzi delle informazioni al fronte, ma naturalmente una conferma o una verifica di questa misura è difficile da ottenere. Anche alcune fonti britanniche, ancora ieri, di fronte allo scempio in corso nel sostegno a Kyiv, hanno fatto sapere in forma anonima di aver intensificato la condivisione di intelligence con gli ucraini, in particolare per quel che riguarda gli attacchi a medio raggio contro le raffinerie russe, che sono quelli più alterati dalle restrizioni di Starshield e che sono invece quelli più efficaci per debilitare la capacità russa di portare avanti la guerra. Mentre Trump s’accanisce sulla resistenza ucraina, i partner europei sanno perfettamente che l’unico modo per fermare la guerra è fermare Putin rendendo insostenibile la sua offensiva.
Poi ci sono i sistemi satellitari europei forniti all’Ucraina, in particolare quelli della società finlandese Iceye che gestisce una costellazione di satelliti radar in grado di osservare la superficie terrestre di notte e attraverso le nuvole: questa tecnologia è particolarmente utile per monitorare mezzi militari, movimenti di truppe e infrastrutture quando il maltempo o l’oscurità lo rendono difficile. Iceye fornisce immagini all’Ucraina dal 2022, ma a gennaio è stato siglato un accordo che dà al governo ucraino accesso a un satellite radar dedicato e ai dati dell’intera costellazione dell’azienda. Nel maggio scorso, come si è saputo all’inizio di questo mese, quattro veicoli spaziali russi hanno “inseguito” un satellite dell’Iceye: molti analisti hanno commentato la notizia dicendo che questo inseguimento era un allarme anche per Starlink, ma oggi è più chiaro che il prezzo di queste operazioni spaziali, in ogni caso, come per tutto, lo pagano ancora una volta gli ucraini.
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Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi

