Esteri
Il colloquio •
Putin deve pagare il prezzo della guerra, ci dice l'ex inviato di Trump in Ucraina Keith Kellogg
"Il presidente russo può mettere fine a questa guerra domani", dice al Foglil l'ex funzionario. "Credo che Trump stia facendo il suo gioco per il pubblico interno. Più di un milione di barili sembra tanto. Le elezioni di metà mandato si avvicinano"
14 OTT 26

Varsavia. “Putin può mettere fine a questa guerra domani”, dice al Foglio Keith Kellogg, ex inviato di Donald Trump per l’Ucraina, e attribuisce senza mezzi termini la responsabilità del conflitto al presidente russo, mentre Washington preme su Kyiv perché smetta di attaccare le raffinerie russe e offre a Mosca un accordo sul diesel. “Può dichiarare vittoria e tornare a casa domani stesso”. Parlando a margine del Forum per la sicurezza di Varsavia, Kellogg spiega lo squilibrio nell’approccio di Trump.
Il presidente americano “pensa che sia molto più facile fare pressione su Volodymyr Zelensky che su Putin”. Kellogg conosce i metodi e i modi che vengono utilizzati all’interno della Casa Bianca: tenente generale dell’esercito in pensione, ha comandato la 82ª Divisione aviotrasportata ed è stato consigliere per la Sicurezza nazionale del vicepresidente Mike Pence durante il primo mandato di Trump; nella seconda Amministrazione è diventato inviato speciale per l’Ucraina, incarico che ha ricoperto fino al dicembre del 2025. “Il presidente Zelensky è diverso da Trump, Ma hanno entrambi un atteggiamento molto simile. Zelensky vuole di più, ed è comprensibile, perché sta proteggendo la popolazione”, spiega Kellogg ripensando al periodo in cui era inviato per l’Ucraina.
La settimana scorsa Trump ha annunciato un accordo con Putin sulle forniture di diesel russo, promettendo subito più di 300 mila tonnellate, con altre spedizioni a seguire. Il ministero del Tesoro ha rilasciato una licenza temporanea che allenta le sanzioni sul diesel russo. Trump ha presentato l’intesa come un sollievo per gli americani alle prese con i prezzi alti del carburante, in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. “Credo che Trump stia facendo il suo gioco per il pubblico interno. Più di un milione di barili sembra tanto. Le elezioni di metà mandato si avvicinano”, dice Kellogg. Secondo Reuters, la prima spedizione ammonta a 2,25 milioni di barili, meno del consumo di diesel di un solo giorno del settore dei trasporti americano. L’annuncio dà a Trump un accordo da mostrare agli elettori, mentre Mosca ottiene la possibilità di incassare ricavi da un settore che l’Ucraina sta colpendo per indebolire l’economia di guerra russa e aumentarne i costi per Mosca. Durante il suo intervento sul palco del Forum, Kellogg ha detto, applauditissimo, che è necessario che Putin e i russi “paghino il prezzo” di questa guerra contro l’Ucraina, e se c’è bisogno di colpire tutte le raffinerie di Russia, che così sia.
Secondo notizie di stampa, Steve Witkoff e Jared Kushner avrebbero evocato la possibilità di interrompere la condivisione di intelligence durante colloqui con funzionari ucraini a Miami, nel caso in cui Kyiv avesse continuato a colpire le raffinerie russe – per ora, conferma il governo ucraino, la condivisione continua. Avrebbero inoltre detto ai funzionari ucraini che l’accordo sul diesel, a loro avviso, poteva contribuire ad ammorbidire le posizioni di Mosca. Kellogg non crede che questo approccio darà risultati. “Non fidatevi di Putin”, avverte, aggiungendo che può funzionare solo l’approccio opposto: “Continuate a fare pressione su di lui”, dice.
La resistenza di Zelensky riflette ciò che Washington chiede a Kyiv di cedere. Fermare gli attacchi alle raffinerie russe significherebbe rinunciare a una leva su Mosca mentre le infrastrutture ucraine restano esposte ai bombardamenti russi. Ma la Casa Bianca sperava intanto di portare un risultato all’opinione pubblica americana, e il rifiuto di Kyiv si è messo di traverso. “E’ un punto di pressione su Kyiv”, spiega Kellogg. Secondo alcune ricostruzioni, gli Stati Uniti starebbero anche discutendo la possibilità di altri affari con Mosca, compresa una possibile riattivazione del gasdotto Nord Stream 2. A proposito di queste indiscrezioni, Kellogg invita alla cautela nel giudicare le mosse dell’Amministrazione: “Vediamo come andrà a finire, invece di reagire a qualche parola di questa settimana”.
Il generale rilancia poi la domanda all’Europa. L’acquisto di petrolio russo da parte degli Stati Uniti ha fatto un grande clamore, ma in pochi si sono chiesti perché i paesi europei continuino a comprare energia russa pur criticando gli accordi di Trump con Mosca. I governi che chiedono una pressione più dura sulla Russia, dice, dovrebbero applicare lo stesso metro ai propri acquisti: “Perché l’Europa compra il 15 per cento del suo gas naturale liquefatto dalla Russia? Perché? Perché non può eliminarlo, azzerarlo? Noi, negli Stati Uniti, abbiamo un sacco di petrolio in questo momento. Possiamo vendervene noi… La gente si fa prendere dalle parole che la eccitano. Io no”.