Esteri
Lezioni di democrazia •
Prendendosela con Zelensky, Trump compatta gli ucraini e il loro presidente
Le pressioni del presidente americano producono l’effetto opposto: ricompattare il popolo attorno alla bandiera nazionale. "Quando Trump dice che bisogna cambiare leadership, nega agli ucraini il diritto di decidere da soli quando farlo", dice al Foglio il politologo Igor Reiterovych
13 OTT 26

Zelensky e Trump - foto LaPresse
Kyiv. Il 2026 non è stato un anno facile per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sul fronte della politica interna. A maggio Andriy Yermak, ex capo dell’Ufficio del presidente e suo più stretto collaboratore, è stato indagato per corruzione. In estate, a Kyiv sono esplose proteste di piazza per le dimissioni del ministro della Difesa Mychailo Fedorov, che il presidente non ha spiegato all’opinione pubblica. A settembre il procuratore generale Ruslan Kravchenko è fuggito all’estero, in un clima segnato da un clamoroso scandalo di corruzione che coinvolgeva dipendenti della procura.
I problemi interni hanno fatto calare il consenso del capo di stato ucraino: secondo un sondaggio dell’Istituto internazionale di sociologia di Kyiv (Kiis), condotto dal 21 agosto al 10 settembre, la fiducia in Zelensky è al 54 per cento, la sfiducia al 41. Resta un numero alto, ma è uno dei peggiori per lui dall’inizio dell’invasione su larga scala. "In Ucraina ci sono molte persone che criticano duramente Zelensky", dice il politologo Volodymyr Fesenko.
Il 10 ottobre il presidente americano Donald Trump ha detto ai giornalisti che gli ucraini dovrebbero "cambiare leader", perché Zelensky "non conclude accordi". Ma all’interno del Paese questa dichiarazione avrà l’effetto esattamente contrario: Fesenko è convinto che i consensi del presidente torneranno a salire. Era già successo dopo il litigio pubblico tra Trump e Zelensky avvenuto nello Studio ovale il 28 febbraio 2025. Prima di allora, secondo il Kiis, la fiducia in Zelensky era al 57 per cento.
Dopo lo scontro è balzata al 69 per cento nel marzo del 2025 e fino al 74 per cento nel maggio di quell’anno. "Ha funzionato l’effetto di riunirsi attorno alla bandiera ucraina", dice al Foglio il politologo Igor Reiterovych. L’Ucraina, anche in guerra, resta un paese democratico. E le democrazie non amano le pressioni, nemmeno quando arrivano dagli Stati Uniti. "Quando Trump dice che bisogna cambiare presidente, nega agli ucraini il diritto di decidere da soli quando farlo", afferma l’esperto.
Dopo le intese tra il presidente americano e Vladimir Putin sulle forniture di diesel russo al mercato statunitense, Zelensky continua a difendere gli interessi dell’Ucraina, e la popolazione lo vede. Ora Trump spinge attivamente Kyiv ad accettare le condizioni russe. "Quando Trump aiuta la Russia, in Ucraina viene percepito molto male", dice Fesenko. Secondo l’esperto, l’errore principale del capo della Casa Bianca è che ancora non capisce le ragioni della guerra tra Russia e Ucraina e la vede come un conflitto personale tra Putin e Zelensky.
Trump ritiene che, sostituendo Zelensky, si possa raggiungere rapidamente un accordo con Putin e con il nuovo presidente ucraino. "Ma il problema non è Zelensky, è la posizione del popolo ucraino", osserva il politologo. I sondaggi mostrano che gli ucraini non vogliono elezioni in tempo di guerra. Ma anche ipotizzando che si organizzino e che Zelensky le perda, e che vinca qualcun altro (per esempio l’ambasciatore ucraino a Londra Valeriy Zaluzhny, il capo dell’Ufficio del presidente Kyrylo Budanov, l’ex ministro della Difesa Mychailo Fedorov o qualcun altro), Fesenko ritiene che sosterrebbe la stessa posizione che oggi sostiene Zelensky, perché questa è la volontà del popolo ucraino. "Trump continua a pensare che il problema sia Zelensky, senza capire che la Russia vuole ancora distruggere l’intera Ucraina e prenderne il controllo", dice il politologo.
L’11 ottobre il presidente ucraino ha dichiarato ad Abc News, durante la trasmissione "This Week" che Kyiv è pronta a tenere le elezioni se la Russia accetterà un cessate il fuoco completo di 60 giorni. Il giorno successivo il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha respinto la proposta. Ciò conferma soltanto che la Russia non vuole la pace. Perciò, nonostante i problemi interni di Zelensky, il ritmo lento delle riforme e gli scandali di corruzione, quando Kyiv subisce pressioni esterne alle condizioni russe, i cittadini ucraini tornano a sostenere il loro presidente. "Si tratta in realtà della manifestazione di un alto livello di consapevolezza civica", conclude convinto Igor Reiterovych.