La Teoria della Vittoria del comandante supremo della Nato Grynkewich contro Putin

Il capo delle Forze armate dell'Alleanza presenta a Varsavia una nuova strategia: tre fasi per spezzare un eventuale attacco russo. Una svolta anche comunicativa, che lega deterrenza, tecnologia e investimenti alla capacità di difendere ogni centimetro di territorio alleato

12 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 17:58
Tradotto con IA
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 “La mia Teoria della Vittoria è semplice. Bloccheremo l’attacco iniziale. Se l’attacco prosegue, lo indeboliremo e impediremo qualsiasi avanzata del nemico. E, se necessario, spezzeremo le forze nemiche e il sistema operativo di combattimento schierato contro di noi”. Bloccare, indebolire e spezzare: ieri il generale dell’Aeronautica americana Alexus G. Grynkewich, comandante delle Forze operative della Nato in Europa (Saceur), ha pronunciato al Forum sulla Sicurezza di Varsavia un discorso molto atteso, su cui si specula da giorni, sulla “Teoria della Vittoria” della nuova Nato. Sin dalla sua fondazione, nessuna visione operativa dell’Alleanza era mai stata definita così, e sebbene nella storia siano state pubblicizzate altre dottrine con una funzione simile – cioè spiegare pubblicamente come si dissuade e come si combatte se la deterrenza fallisce – il nuovo nome della strategia esposta ieri da Grynkewich è già di per sé un messaggio potente, diretto soprattutto a Mosca, anche se mai menzionata. Perché dire pubblicamente come la Nato intende vincere, e non solo dissuadere la Russia, rappresenta una svolta, quantomeno comunicativa. “Non cerchiamo di infliggere una sconfitta strategica al nostro avversario, né ne abbiamo bisogno”, ha precisato il generale. “Cerchiamo solo di fermare qualsiasi attacco sul nascere, negando la possibilità di conquistare e mantenere il nostro territorio. Ottenerlo richiede la sconfitta tattica e operativa delle forze impiegate contro di noi, ma nulla di più”. 
Il discorso di Grynkewich a Varsavia è uno di quei momenti che segnano un prima e un dopo. Con l’intensificarsi della guerra ibrida russa contro l’Europa e la minaccia di un disimpegno americano nel continente, è la prima e più concreta versione pubblica di una risposta dell’Alleanza atlantica, da cui dipenderanno poi esercitazioni militari, prontezza e obiettivi di budget. Una versione della sua Teoria della Vittoria – che rispetto ad altre dottrine del passato approvate per consenso è stata presentata come “l’intenzione del comandante”, quasi personale, ancorata al quadro strategico militare della Nato approvato dagli stati membri, ma formulata con un linguaggio volutamente semplice e immediato – era stata anticipata la scorsa settimana da Bloomberg. Il comando Nato aveva poi confermato l’esistenza di una “teoria” che sarebbe stata ufficializzata nei giorni successivi, al Forum di Varsavia, che è fra le più importanti piattaforme di dialogo della sicurezza europea. La teoria è fatta di tre tempi, “bloccare, indebolire e spezzare”: prima le Forze armate devono bloccare l’attacco iniziale nel punto di contatto, con le forze terrestri sostenute da aria, mare, spazio e nella dimensione cyber; poi si procede a smorzare le offensive successive, impedendo al nemico di prendere slancio e iniziativa; infine spezzare, se l’aggressione continua, non solo le truppe che attaccano ma l’intero sistema che le sostiene, le rifornisce e le comanda – significa profondità, precisione e tecnologia. Per farlo, ha spiegato, l’Alleanza punta su una combinazione di munizioni di precisione di alta gamma e sistemi economici e scalabili, quindi droni, su reti di sensori e su un cloud da combattimento. Grynkewich è un americano, e secondo molti esperti di questioni militari pur essendo una figura formalmente indipendente, nella sua articolazione ha dovuto tener conto dei piani di disimpegno dell’Amministrazione americana e del dialogo fra Washington e Mosca (così almeno si spiega il riferimento al fatto che la Nato non cerca di sconfiggere strategicamente l’avversario, ma solo di fermare l’attacco e impedirgli di tenere il territorio conquistato). “Prepararci a combattere secondo questa Teoria della Vittoria significa innanzitutto, naturalmente, vincere nella difesa”, ha detto Grynkewich. “Ma dimostrare la nostra prontezza è anche centrale per prevenire il conflitto. Mostrare di essere pronti a eseguire la nostra Teoria della Vittoria è quindi fondamentale anche per vincere nella deterrenza”. Dunque “dovrebbe essere chiaro a tutti” che “ogni attività, ogni esercitazione e ogni euro, dollaro, lira, sterlina o corona che investiamo contribuisce a questo”.
Per evitare che qualcuno attacchi, per tenere l’avversario all’angolo, dice il generale, bisogna dimostrare “la nostra forza e comunicare la nostra determinazione, senza provocazioni”. Il documento serve a dimostrare ancora una volta, soprattutto a chi, per esempio in Italia, parla di un incitamento alla guerra da parte della Nato, che il sistema funziona solo perché difensivo, e non aggressivo. Ma “se qualcuno fosse così folle da attaccarci, combatteremo”, ha detto, “e faremo in modo che qualsiasi attacco contro un qualsiasi alleato si riveli del tutto vano”. Negli ultimi giorni diversi funzionari Nato, compreso il segretario generale Mark Rutte, hanno affermato che non c’è “alcuna minaccia imminente” per il territorio dell’Alleanza, e anche Grynkewich ieri ha sottolineato che l’intelligence condivisa serve a sapere le cose prima che avvengano, senza farsi prendere di sorpresa. Ieri però in molti commentavano la Teoria della Vittoria della Nato secondo parametri ben più concreti: cosa cambia con gli attacchi nella cosiddetta “zona grigia”? I sabotaggi e gli attacchi cibernetici? L’altro tema è quello del budget. Grynkewich è un militare, non si occupa di conti, e in un’intervista ieri a Bloomberg ha detto che tutti i paesi Nato si stanno sforzando di più ma quel che manca è soprattutto “la questione delle risorse umane, ovvero della forza combattente”, troppo poco formata, e in molti casi anche poco pagata.