Quella di Sagal Abdi-Wali nel Regno Unito è una vittoria anticonformista

Alle elezioni suppletive per sostituire Keir Starmer, il verde inglese Polanski antisionista è stato sconfitto da una laburista nata in Somalia, credente musulmana e con l'hijab che le incornicia il volto. Ma non finisce qui

9 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 18:33
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Sagal Abdi-Wali - foto via Getty Images

Una vittoria politica anticonformista. Non c’è modo migliore per descrivere l’esito delle elezioni suppletive nel collegio londinese di Holborn and St Pancras indette per sostituire l’ex premier Keir Starmer dopo che si è dimesso anche da parlamentare. Giovedì sera lo spoglio delle urne ha assegnato la vittoria a Sagal Abdi-Wali, anche lei laburista come d’altronde la maggior parte dei deputati eletti in quel collegio dal Dopoguerra. La novità, però, è che Abdi-Wali, nata in Somalia, credente musulmana e hijab che le incornicia il volto, ha battuto il leader dei Verdi Zack Polanski, ebreo britannico discendente da ebrei ashkenaziti fuggiti dall’antisemitismo dell’Europa continentale.
Nel segno dell’isteria collettiva globale per cui alle elezioni non importa se comunali o presidenziali la discussione finisce sempre su Gaza e Israele, anche Polanski e Abdi-Wali hanno battagliato in materia. Lo hanno fatto, però, a parti invertite rispetto alle opinioni prevalenti nelle scuderie religiose di appartenenza. Polanski, che da un anno guida un partito più islamico che ecologista, largamente infiltrato da corbynisti musulmani che hanno lasciato Corbyn quando questi ha aperto ai trans, è il portabandiera di chi vuole la fine di Israele da sostituire con uno stato binazionale arabo-ebraico. Un progetto appena approvato dai Verdi ma criticato dalla candidata laburista perché “fortemente divisivo” e “preoccupante per chiunque creda nella soluzione dei due stati”.
Più scaltra di Polanski, in campagna elettorale Abdi-Wali ha schivato le accuse di aver permesso al Camden Council, di cui è stata parte, di aver fatto business con Israele, ha fatto capire di essere vicina al Jewish Labour Movement ma ha evitato di definirsi sionista. Polanski rischia invece di non essere schierato abbastanza contro Israele e di dover cedere presto l’incarico di segretario al suo vice Mothin Ali: lui porta la kefiah sulla spalla, sua moglie indossa il velo integrale, il niqab.