Il soldati eritrei entrano nel Tigray. Il confronto impari (sulla carta) con l’Etiopia

Quello che si temeva sta succedendo: la guerra nel Corno d'Africa si allarga e uno dei paesi più poveri al mondo sfida Addis Abeba

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Con l’ingresso al valico di Zalambessa di centinaia di uomini accatastati su vecchi camion, l’Eritrea è di fatto entrata in guerra contro l’Etiopia, schierandosi al fianco dei ribelli del Fronte popolare per la liberazione del Tigray (Tplf). Testimoni oculari hanno filmato il convoglio ad Adrigrat, una cittadina a circa 25 chilometri a sud del confine settentrionale dell’Etiopia. I miliari indossavano la divisa, impossibile contare il numero esatto. Sembra che le Forze armate etiopi abbiano già cercato di fermare l’avanzata, attaccando gli eritrei con droni ancora più a sud, a Idaga Hamus, dove è ammassata gran parte degli uomini delle Tplf. “Tutte le forze militari straniere che operano all’interno del nostro territorio sovrano devono ritirarsi immediatamente”, ha avvisato il governo etiope. Ma Asmara risponde accusando a sua volta Addis Abeba di cercare un pretesto per dichiarare guerra. Yemane Meskel, ministro dell’Informazione dell’Eritrea, ha accusato l’Etiopia di costruire “una narrazione fallace di ‘legittima difesa’ per camuffare la sua guerra di aggressione”.
Per un’imponderabile contorsione degli eventi, è successo che le forze di Asmara, che solo fino a quattro anni fa si erano rese responsabili dei crimini più brutali contro i civili del Tigray, oggi siano alleati dei ribelli del Tplf. Ribelli che a loro volta contestano il potere dispotico del presidente etiope, Abiy Ahmed, e rivendicano il controllo del Tigray occidentale, ricco di giacimenti d’oro e che l’Etiopia vuole mantenere sotto il suo diretto controllo. A ogni modo, gli ultimi sviluppi dimostrano quanto il rischio di una regionalizzazione della guerra fosse imminente. Abiy non aspettava altro che lo sconfinamento dei militari eritrei nel nord per avere abbastanza motivi per dichiarare guerra al regime di Asmara. Una mossa che, ufficialmente, ancora non è stata compiuta da Addis Abeba, ma che secondo molti osservatori sarebbe la logica conseguenza. In ballo c’è l’accesso al Mar Rosso, un’aspirazione che Abiy non ha mai nascosto e che vede nella conquista del porto eritreo di Assab il suo vero obiettivo. Non appena è stato siglato il Trattato di pace di Pretoria nel 2022, è stato chiaro che l’alleanza fra Abiy e Isaias Afwerki, brutale dittatore eritreo, fosse finita perché sin da subito le aspirazioni del presidente etiope si sono spostate sull’accesso al Mar Rosso. Sulla carta, lo scontro è impari. Se l’Etiopia è in grande espansione economica, attrae tanti capitali dall’estero, è armata dagli Emirati Arabi Uniti ed è dotata di un armi avanzate, Isaias, invece, dispone a malapena di un esercito che combatte in infradito ed è male armato, a difesa di uno dei paesi più poveri al mondo.
Nel mezzo di questa contraddizione, resta il popolo del Tigray, definito “un cancro” dallo stesso Abiy, premio Nobel per la Pace nel 2019. All’alba del Trattato di Pretoria, siglato un anno dopo, oltre mezzo milione di persone era stato ucciso. Le donne abusate dai militari eritrei nella guerra tra il 2020 e il 2022, i cristiani ortodossi massacrati, sempre dagli eritrei, a Dengelat nel 2021, i bambini soldati arruolati oggi dal Tplf, lo stesso che fino a qualche anno fa accusò eritrei ed etiopi di genocidio nel Tigray.
E non è escluso che la guerra sia destinata ad allargarsi ancora. Martedì, in Sudan, il presidente del Consiglio di sovranità transitorio, generale Abdel Fattah al Burhan, ha visitato il quartier generale dell’11esima Divisione di fanteria delle Forze armate sudanesi (Sad) a Khashm el Girba, vicino al confine con l’Eritrea e al Tigray. Come già avvenuto per l’Eritrea, si teme che anche il Sudan possa decidere di entrare in guerra contro l’Etiopia, per punire il sostengo offerto da Abiy ai janjaweed delle Rapid Support Forces. E anche il ruolo dell’Egitto, per ora, è tutto da decifrare. Per anni il presidente Abdel Fattah al Sisi ha costruito una rete di alleanze in funzione anti etiope che comprende il Sudan, l’Eritrea e la Somalia. Non è chiaro se questo asse riuscirà a contenere Addis Abeba, dove Abiy, senza mai nascondere alcuni tratti narcisisti della propria leadership, lunedì si è già dato per vincitore: “Sul campo di battaglia e sui media, con la spada e nella protesta, attraverso falsità e pettegolezzi, attraverso la malizia, gli intrighi e le cospirazioni. Hanno provato di tutto a ostacolarci. Ma non hanno potuto, né potranno mai, sconfiggere l’Etiopia!”.