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Il Cremlino cerca soci a Washington
Gli inviati discutono dell’ingresso di un investitore americano per Nord Stream
9 OTT 26

Jared Kushner (Foto Ansa)
Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump e inviato speciale per la Pace degli Stati Uniti, secondo Reuters avrebbe discusso con il consigliere di Vladimir Putin, Kirill Dmitriev, l’ingresso di un investitore americano dentro Nord Stream Ag, società che controlla i gasdotti Nord Stream 1 fra Russia e Germania. La Casa Bianca ha negato colloqui recenti su Nord Stream, mentre un ufficiale sentito da Reuters avrebbe giudicato l’accordo improbabile nel medio periodo. Le sanzioni americane ed europee, per il momento, non permettono di riaprire i gasdotti, fermi dal 31 agosto del 2022 e poi sabotati con delle cariche esplosive (i flussi per il Nord Stream 2 non sono invece stati mai avviati). Inoltre, il regolamento Ue approvato il 26 gennaio prevede inoltre il divieto completo di importare gas russo (di Gnl dal prossimo gennaio, via gasdotto dall’autunno 2027).
Se un investitore americano dovesse entrare dentro Nord Stream, con la mediazione del genero di Trump, avrebbe però un interesse a veder allentate le sanzioni contro il Cremlino (cosa già accaduta quest’anno con le deroghe temporanee americane sul greggio russo, dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz). Dmitriev da tempo si batte per tornare a vendere gas alla Germania via gasdotto, cosa a cui Afd si è detta favorevole. Ma le nuove entrate rafforzerebbero la Russia durante la guerra con l’Ucraina. Inoltre, il copione è già conosciuto: il Cremlino vende la favola del fornitore affidabile per l’Ue e appena questa è in difficoltà Mosca sfrutta le vulnerabilità europee per fare pressione politica. E’ successo nel 2021, mesi prima dell’invasione dell’Ucraina, quando Gazprom (che controlla il 51 per cento di Nord Stream Ag) ridusse i flussi di gas verso l’Ue come arma di ritorsione, rifiutando le vendite spot aggiuntive e lasciando semivuoti i propri stoccaggi europei. La stretta prepara il terreno alla crisi energetica del 2022, quando Gazprom ridusse di nuovo i flussi di gas con pretesti tecnici, fino a chiudere del tutto il Nord Stream.