Esteri
dalla bielorussia •
L'irruzione in Lettonia e la politica di Minsk ai confini, un’arma affilata per aiutare Putin contro Kyiv
Uomini armati, migranti, tunnel e soldati russi. Dal 2021 il regime di Aljaksandr Lukashenka prepara la guerra con il Cremlino
8 OTT 26

Foto Ap via LaPresse
La Bielorussia è un piede di corvo nel cuore dell’Europa. Il regime di Aljaksandr Lukashenka ha allineato il paese alle necessità della Russia e ora Minsk, come un’arma con quattro punte, si dedica a ferire chi si stende ai suoi confini: Ucraina, Polonia, Lituania e Lettonia. Proprio come il piede di corvo, ferisce ora l’uno, ora l’altro paese e non soltanto perché lo vuole Vladimir Putin, che garantisce la sopravvivenza del regime bielorusso, ma anche perché Lukashenka stesso ha la sua agenda e partecipa a suo modo alla guerra del Cremlino, senza armi, senza esercito, ma colpendo Kyiv e i suoi alleati, come è accaduto l’altra notte a Riga. La Lettonia ha comunicato che durante la notte fra martedì e mercoledì, uomini armati con il volto coperto provenienti dalla Bielorussia hanno fatto irruzione nel territorio lettone, danneggiando un quadro elettrico e rubando alcune telecamere di sorveglianza.
Sono fuggiti prima dell’arrivo delle guardie di frontiera e non si trattava della prima provocazione. In precedenza, alcuni uomini avevano fatto irruzione aprendo la strada ai migranti, che la Bielorussia usa dal 2021, quando iniziò a organizzare il traffico di esseri umani provenienti soprattutto dalla Siria, incentivandoli a raggiungere Minsk e poi abbandonati lungo i confini. I migranti, a cui il regime bielorusso vendeva la promessa di un facile ingresso in Unione europea, attraverso la frontiera con Polonia, Lituania e Lettonia, venivano spinti lungo le recinzioni e abbandonati al gelo di quelle terre. La Bielorussia non ha mai smesso, ha continuato a deportare migranti, a lanciarli contro le frontiere dell’Ue, ha costruito tunnel sotterranei proprio al confine con la Lettonia, con l’obiettivo di destabilizzare gli europei.
Riga è appena uscita da un fine settimana molto importante dal punto di vista politico, in cui il partito Lista unita si è riconfermato il più votato e il primo ministro uscente Andris Kulbergs procederà a formare una coalizione che mantenga il sostegno all’Ucraina e l’impegno contro le minacce di Mosca. La Lettonia rimane la realtà più fragile e infastidirla, minacciarla, provocarla è una pratica costante da parte di Minsk, che esercita la pressione che serve anche a Mosca per spezzare la solidarietà europea nei confronti dell’Ucraina e da tempo pensa che Riga possa essere un punto di cedimento. Lukashenka ha dato a Putin il suo territorio per colpire Kyiv, ancora oggi in Bielorussia stazionano armi, mezzi e soldati russi e il confine nord dell’Ucraina è sempre monitorato per paura di una nuova invasione favorita dai lasciapassare di Minsk.