Il primo 7 ottobre di Mamdani sindaco, contestato dai pro Pal

Il primo cittadino ha usato l'anniversario della strage di Hamas per rilanciare l'accusa di genocidio contro Israele. Poi ha partecipato a una veglia organizzata da Israelis for Peace ed è stato chiamato traditore proprio da quei movimenti che lui stesso ha legittimato

8 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 15:28
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(Foto Getty)

Nel primo 7 ottobre da sindaco di New York, Zohran Mamdani ha ricordato in una nota le oltre 1.100 vittime israeliane dell’attacco di Hamas e i 251 rapiti, salvo poi virare subito sui "però" della controffensiva israeliana. “La sofferenza non è cominciata né finita quel giorno”, scrive il sindaco, prima di parlare di “genocidio in corso”, di ambulanze bombardate, dell’occupazione, dell’apartheid e delle armi americane. Anche nell’anniversario di un massacro, per Mamdani il problema rimane comunque Israele.
D’altronde, è la stessa posizione che Mamdani ha preso tredici giorni dopo l’attacco di Hamas, quando non era ancora sindaco di New York. Partecipò a una marcia per il cessate il fuoco sgolandosi con un megafono in mano e gridando i soliti cori: "End the occupation, apartheid, stop the genocide”. Più o meno le stesse parole del comunicato di ieri. 
Fatto sta che Mamdani è rimasto vittima delle sue stesse posizioni. Per anni ha usato il linguaggio dei movimenti pro Pal contribuendo a sdoganare a livello istituzionale la retorica della resistenza del popolo palestinese e di Israele come forza occupante. Poi ieri ha scelto di partecipare a una veglia convocata da Israelis for Peace, un gruppo israeliano di sinistra, in occasione dell'anniversario del 7 ottobre, ed è stato contestato dai suoi stessi sostenitori. 
Il corteo che lo ha contestato si è riunito proprio davanti al City Hall, dove sono stati distribuiti volantini che recitavano “tre anni di genocidio e tre anni di resistenza” con tanto di slogan “Gloria ai martiri, vittoria alla resistenza”, accanto alla figura di un uomo con la kefiah sul volto. 
I manifestanti sono poi arrivati a Union Square, luogo della veglia, costringendo la polizia a spostare l’iniziativa dietro le transenne. “Traditore”, “venduto”, “corrotto”, hanno urlato i contestatori contro il sindaco, che è rimasto immobile, con una candela in mano, evidentemente meravigliato dai toni che lui stesso ha assecondato.  
Oltre alla veglia di ieri, le organizzazioni pro Pal gli contestano il piano contro l'antisemitismo (che comunque non adotta la definizione dell'Ihra), le limitazioni ai presidi davanti alle sinagoghe, la gestione della visita di Netanyahu alle Nazioni Unite. Lo accusano di essersi piegato alla "pressione sionista", in sostanza di aver rinnegato le promesse fatte al movimento palestinese.
D’altronde, tra i promotori del corteo figurava la Young Democratic Socialists of Americam, l’organizzazione giovanile della casa politica di Mamdani. A marzo il Jewish Insider aveva ricostruito anche i like della moglie di Mamdani, Rama Duwaji, a post Instagram sul 7 ottobre. Uno mostrava il bulldozer che abbatteva la barriera con Gaza e miliziani su un veicolo israeliano, accompagnati dalle frasi “Abbattere i muri dell’apartheid e dell’occupazione militare” e “Resistere all’apartheid dal 1948”.