Esteri
Speciale 7 ottobre •
"Anche ridere è una cura", ci dice lo stand-up comedian israeliano Yohay Sponder
"Tutti abbiamo una responsabilità sulla pace", ci dice Yohay Sponder, che ha imparato a scegliere cosa raccontare e su cosa ridere: deve riguardarti. I suoi quattro cerchi, l’errore di Naza e il dolore in sottofondo
7 OTT 26

Yohay Sponder a Hollywood, Florida (Noam Galai/Getty Images)
Quello del comico è un lavoro serissimo e Yohay Sponder lo interpreta con una deontologia marmorea. Non gli serve scherzare quando non è sul palco, parla in modo chiaro, quasi professorale, quando illustra la sua missione che è far ridere, ma come sanno ridere gli israeliani: con le lacrime agli occhi. È in partenza per il suo prossimo tour, negli Stati Uniti, risponde al telefono dicendo di aver già preparato tutto, per lui fare le valigie e non dimenticare nulla è ormai una mansione meccanica tanto è abituato alla danza artistica del partire, organizzare, ritornare, ideare, ricominciare. Sponder è uno dei comici più celebri non soltanto in Israele e, come dice lui, sembra progettato proprio per fare battute su tutto. Dice di averne la storia e la conformazione. La commedia è scritta nel suo Dna, di israeliano, nella sua storia di famiglia e, siccome nel suo mestiere eccelle, non ha bisogno di far sbellicare dalle risate durante un'intervista, non rimane intrappolato in nessun personaggio. È serissimo mentre illustra il suo mestiere, la sua missione, che negli ultimi tempi si sposta fra Israele e gli Stati Uniti, sempre in lingua inglese, che non è la sua madrelingua. Parla inglese con la "r" rotonda degli israeliani, un vezzo importante nei suoi spettacoli che, proprio perché durante l'intervista non ha bisogno di far ridere, sembra svanirgli un pochino mentre parla al telefono.
La storia di Sponder è israeliana in ogni risvolto, è cresciuto nelle alture del Golan, per metà polacco e per metà marocchino, si esibisce in completo elegante e con una grande stella di David come collana. In ebraico non si chiama "stella", bensì "scudo di David" ed è proprio quello che pare addosso a Yohay quando si esibisce: uno scudo addosso a un guerriero che ha fatto della comicità la sua arma. Lui dice "un rimedio". "La commedia è uno strumento, come una coperta. Serve a qualcosa", spiega al Foglio e dettaglia: "Il senso dell'umorismo lo puoi usare per alleviare il dolore o per cambiare completamente la tua vita, se riesci a ridere di qualcosa che ti fa davvero male è una cura che fai a te stesso, inizi così a uscire dal dolore. Non c'è dubbio che la comicità sia uno dei migliori antidolorifici, anche se ognuno è nel suo mondo e soltanto tu puoi sapere quanto dolore riesci a sdrammatizzare". Per Sponder non ci sono limiti alla comicità, se fatta bene ti puoi concedere il lusso di ridere di tutto, su tutto. Non servono confini, barriere, serve saperlo fare. "I miei spettacoli parlano sempre di cosa accade, partono sempre dall'attualità, quindi nel mio prossimo tour racconterò del volo della Flydubai, di quello che è accaduto a bordo. C'è sempre di mezzo la mia vita, la nostra vita, come israeliani, come ebrei, come esseri umani".
"Nel costruire ogni spettacolo seguo quattro cerchi – continua – L'umanità, gli ebrei, Israele e me stesso, con la mia famiglia. È quello che chiamo portare il trauma fuori". Portare all'esterno e condividere, il dolore e la risata. Sembra che Sponder costruisca i suoi spettacoli come un coro, un rimando fra lui e il pubblico, un canto all'unisono. I suoi spettatori diventano spesso protagonisti e lui li motteggia con grazia, li coinvolge: lo spettacolo è di tutti, lui dirige.
Sponder ha iniziato a fare il comico subito dopo aver terminato il servizio militare, andò a qualche spettacolo open mic, dove tutti sono liberi di esibirsi, poi ha iniziato a presentarsi a spettacoli radiofonici, poi ad avere il suo pubblico e infine ha preso la decisione di studiare l'inglese e di esibirsi in una lingua che non era la sua. Ha attraversato cambiamenti, continenti e poi è arrivato il 7 ottobre, quello personale e quello nazionale. "È cambiata tutta la mia vita, ho perso mia cugina, era una soldatessa dislocata al confine con Gaza, non era in posizione da combattente, è stata fra le prime soldatesse a essere uccise. Sono rimasto scosso, addolorato, ma nessuno può lamentarsi, l'intero paese era in fiamme, tutti hanno perso amici, parenti, abbiamo visto famiglie distrutte. La sola notizia, soltanto riceverla, è un'esperienza che ti cambia la vita. Sono trascorsi mesi e ho deciso di andare a esibirmi per tutti, per i soldati feriti, per le comunità evacuate, negli ospedali. Ho lavorato così, come volontario, in tanti facevamo quello che potevamo con la nostra professione. La mia era andare e fare ridere, fino a quando non ho pensato di fermarmi, avevo bisogno di un ritiro e ho preso del tempo per rimettere in sesto la mia vita. Poi è morto mio padre". E quello scudo di David che Yahay Sponder porta al petto è anche per lui, David Sponder.
"Durante il periodo di lutto mi sono fatto crescere la barba, così il mio aspetto è cambiato, è stata una trasformazione necessaria". Il vecchio Yohay aveva lasciato il posto al nuovo, in tutto, nell'aspetto e nel lavoro: "Ho iniziato a indossare abiti eleganti, sentivo che si trattava della cosa giusta da fare per il tipo di esibizioni che mi aspettavano. Prima è stato un caso, ho indossato la cravatta per uno spettacolo, poi ho capito che fosse importante tenere questo nuovo aspetto. Anche il mio modo di parlare ha iniziato a cambiare". A questa rivoluzione Sponder ha dedicato uno spettacolo dal titolo "Genesis", per descrivere una rinascita personale, nazionale, umana, una nuova genesi anche dell'ebraismo. "Ho sempre usato la comicità per unire, ma a un certo punto ho sentito che non era più il momento di essere gentile. Non potevo esserlo. In ebraico diciamo 'battere sul tavolo', era quello che dovevo fare, dire le cose nel modo in cui volevo dirle, smettere di addolcire, smettere di rincorrere il tentativo di essere educati". Tutto era cambiato, nel paese, nel dolore, come nella risata. La comicità di Sponder aveva lo stesso ritmo, lo stesso schema, ma una presentazione completamente rinnovata.
Israele ha smesso di voler risultare calmo, educato, gentile, proprio come Sponder. E tutto attorno si è rivoltato contro il paese che aveva subìto il più grande attacco e la più grave tragedia dalla storia della sua fondazione. Le critiche, il boicottaggio, l'antisemitismo, le accuse, le offese, le aggressioni, in Europa come negli Stati Uniti, il paese in cui il comico organizza la maggior parte dei suoi spettacoli, si sono imposti in un anelito di cancellazione del 7 ottobre. Anche la comicità di Sponder è cambiata, "mi sento fortunato che la mia gente non si spaventi di fronte alle minacce, ai miei spettacoli ci sono state manifestazioni, intimidazioni, ma non abbiamo paura, gli israeliani hanno dimostrato chi sono, come a bordo del volo della Flydubai, non siamo gente che sopporta, non siamo ingenui, noi reagiamo. Penso che sia una follia ricevere minacce di morte perché provo a far ridere la gente. Non trovo molta differenza fra il modo di ridere in Israele o negli Stati Uniti, alla fine ho la sensazione di incontrare sempre la stessa tribù, la mia tribù. Con la differenza che in Israele non ti dedicano ovazioni, mentre negli Stati Uniti sì, è una questione culturale".
Gli spettacoli di Sponder non sono soltanto per ebrei in giro per il mondo e il comico lo sa, ma il suo obiettivo non cambia, rimane "intrattenere la mia gente partendo da ciò che la preoccupa. Poi certo, tengo presente che lo spettacolo deve essere interessante per tutti, anche per una persona che è venuta soltanto perché aveva voglia di uno spettacolo di stand-up comedy. Percorro un filo sottile e precario, un equilibrio fra il pubblico, ma credo di cavarmela piuttosto bene". Sponder ripete spesso di avere l'unità come obiettivo, parla di cose che accomunano, che scendono nei quattro cerchi attorno ai quali idea i suoi spettacoli – la sua storia personale, Israele, gli ebrei, l'umanità intera – e pare una missione complessa in un momento in cui sembra invece che dentro al suo paese si scatenino divisioni, si aprano ferite, si ingaggi una lotta al senso stesso di essere israeliani. Tutto questo non è affare di Sponder: "So che se faccio le mie critiche al governo davanti a persone che non sono nel paese è come lavare i panni sporchi in pubblico. È la critica che faccio al documentario Naza, se avete qualcosa da dire, indaghiamolo insieme, non usatelo in modo che venga usato per diffondere odio e menzogne. Tutti abbiamo una responsabilità sulla pace". Durante la conversazione Sponder fa spesso riferimento al pezzo di pace a cui ognuno deve badare, tutto è responsabilità collettiva, ci si muove insieme, scendendo nei quattro cerchi del suo lavoro.
Sponder è convinto che tutto potrebbe andare meglio se ci fossero più comici in circolazione e per questo si dedica a dare consigli a chi intenda intraprendere la professione: la risata cura, ne è convinto e si lamenta che "in giro non ci sono abbastanza persone divertenti". La risata mette in ordine, unisce, stimola, racconta, "non ci sono limiti, basta farlo bene e scegliere l'ambiente giusto". E una delle prime regole che non infrange mai: "Bisogna ridere di cose che ti riguardano. La commedia ti permette di scherzare su cosa sei, tu hai il diritto di prendere in giro cosa sei, ma se invece fai battute su cose che non ti riguardano stai infrangendo delle regole, puoi farlo, ma soltanto se sai come. Per esempio: se qualcuno viene in Israele e fa battute sull'Olocausto con accento tedesco e dicendo che suo nonno ha fatto probabilmente cose terribili, può funzionare, ma è molto rischioso. Devi sapere che se infrangi le regole devi farlo in modo intelligente".
È seguendo questa regola che Sponder sostiene di avere la conformazione del comico, un po' come quando si ritiene che delle dita affusolate e mani agili possano avvantaggiare un pianista nella sua professione. Così Yohay Sponder sembra essere nato comico, il ruolo gli è stato cucito addosso dalla nascita, nella sua struttura ha i mezzi per ridere di tutto e lo ha scoperto parlando di politicamente corretto negli Stati Uniti, da cui è nato uno sketch intitolato "I can do it", posso farlo: "Posso ridere di molte culture, sono per metà marocchino, quindi posso fare battute sul Marocco e quindi anche sull'Africa. Mia madre è cresciuta parlando arabo e quindi posso osare anche di ridere sull'arabo e sull'Islam. Ma sono anche metà polacco, e sono ebreo e sono israeliano e Israele è in Asia, quindi posso davvero fare battute su tutto, anche sugli asiatici". La comicità è un progetto inciso nella sua genetica, scolpito dal momento storico, strutturato nei quattro cerchi che strutturano il suo lavoro e che, se un giorno dovessero coincidere, allora forse vorrebbe dire che Yohay Sponder è riuscito nel suo intento: riempire il mondo di persone capaci di far ridere.