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autostrada senza pace •
In Libia, Haftar straccia il contratto con Webuild per l'Autostrada della Pace
Tempi troppo lunghi lamenta il generale, manca la sicurezza per avviare il cantiere, risponde la compagnia italiana. Si finisce in tribunale

L’Autostrada della Pace in Libia rischia di rimanere un sogno dimezzato, dopo che la famiglia Haftar, quella che controlla la Cirenaica, ha deciso di stracciare il contratto con Webuild. Il Foglio è venuto a conoscenza della decisione che risale all’estate scorsa e che si è cercato, per quanto possibile, di mantenere in sordina. Si mette fine così a una storia lunga tredici anni, iniziata nel 2013 con l’appalto aggiudicato al consorzio allora guidato da Salini Impregilo e pari a circa un miliardo di euro. Il progetto per la costruzione del lotto numero 1 prevedeva la costruzione di un’autostrada di 440 chilometri lungo il tratto costiero della Cirenaica, da al Marj al confine egiziano di Emsaad. Oggi invece gli Haftar hanno deciso di dire basta e di stracciare il contratto. Alla base della decisione ci sarebbero i tempi eccessivamente lunghi affrontati dal cantiere che dal 2013 a oggi, di fatto, non è mai partito.
Se per Webuild non esistevano le condizioni di sicurezza necessarie ad avviare un progetto tanto ambizioso, per la famiglia Haftar al contrario sarebbe la compagnia italiana a essere stata inadempiente. Una vertenza dai toni piuttosto tesi, perché i libici hanno chiesto anche l’escussione della fideiussione, chiedendo quindi una compensazione economica a Webuild per i danni causati dal ritardo accumulato. Al punto che la discussione è finita in tribunale, a Torino, dove la compagnia italiana ha presentato un ricorso ex articolo 700 del Codice di procedura civile, chiedendo un giudizio cautelare d’urgenza. Pochi giorni fa, Webuild ha vinto il ricorso e ora si attende una sentenza definitiva che dovrebbe mettere la parola fine al travagliato coinvolgimento della compagnia in Libia. La querelle tra Webuild e il governo della Cirenaica ha un che di sorprendente, perché il lotto 1 era comunemente considerato quello meno a rischio per motivi legati alla sicurezza. Così era considerato, quantomeno, rispetto agli altri tre lotti in cui è ripartita l’infrastruttura, che nelle intenzioni dovrebbe congiungere la frontiera tunisina a ovest con quella egiziana a est. A novembre del 2025, la Todini costruzioni generali si era aggiudicata invece i lavori relativi al sub-lotto 4.3 – dopo avere vinto l’appalto anche per il 4.2. Alla firma dell’accordo a Tripoli aveva partecipato il premier Abdulhamid Dabaiba, che aveva garantito la massima collaborazione per assicurare la sicurezza del cantiere in un’area che è quotidianamente soggetta a scontri fra milizie. Nel caso di Todini, il contratto vale 700 milioni di euro e l’avvio del cantiere è atteso entro la fine del 2026. Ma anche qui, secondo quanto risulta al Foglio, si è nel pieno di una lotta contro il tempo perché il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di Roma deve sbloccare ancora una quarantina di milioni di euro per fare partire i lavori. L’uscita dalla Libia di Webuild, società in cui Cassa depositi e prestiti è socio di minoranza, non è un buon biglietto da visita per gli investimenti italiani nel paese. Nonostante le campagne mediatiche sul Piano Mattei – che, stando alla tabella comparativa sullo stato di attuazione del Piano tra il 2024 e il 2025 presentata in Parlamento, in Libia non ha mai messo piede – gli imprenditori italiani che desiderano investire nel paese lamentano l’assenza di una cabina di regia da parte del governo. Fra il 31 ottobre e il 4 novembre una delegazione di investitori italiani guidata dalla Camera di commercio italo-libica, è attesa a Misurata per parlare delle prospettive riguardo alla Free Zone del porto. Nel frattempo però il destino dell’Autostrada della Pace, considerata il fiore all’occhiello delle relazioni privilegiate tra Italia e Libia dai tempi di Silvio Berlusconi, è ancora tutto da scrivere.