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La peste che Mosca non vuole nominare
Una tecnica dell'Istituto antipeste di Irkutsk muore a 28 anni. Mosca parla di “polmonite di eziologia non stabilita”, ma isola duecento contatti, chiude gli ospedali e cancella gli avvisi. La versione ufficiale, da sola, non basta
5 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 16:21

Foto di Louis Reed su Unsplash
Il 3 ottobre, alle 8 e 28 del mattino, l'amministrazione di Baikalsk, cittadina di circa 13 mila abitanti nella Siberia orientale, pubblica un avviso: c'è un caso mortale di peste. Una schermata, conservata da chi l'ha vista in tempo, ne fissa l'orario. Meno di due ore dopo il messaggio non c'è più. Nessuna rettifica, nessuna spiegazione, tutto cancellato.
Daria Shipilova muore a 28 anni, nella notte tra il 2 e il 3 ottobre a Shelekhov: era una tecnica di laboratorio dell'Istituto di ricerca antipeste della Siberia e dell'Estremo Oriente.
Di certo c'è poco. Shipilova si è ammalata di una polmonite gravissima ed è stata ricoverata soltanto il 29 settembre. Ed è già una stranezza: una tecnica di laboratorio che lavora a contatto con materiale delicato arriva in ospedale solo quando le sue condizioni sono ormai gravissime. La risposta sanitaria ha comportato duecento contatti isolati, ospedali in quarantena. Il 2 ottobre Anna Popova, capo dell'autorità sanitaria federale, si è presentata a Irkutsk per una riunione straordinaria. Viene approvato un piano operativo, ma il governatore Igor Kobzev non dettaglia il tipo di infezione. Il 4 ottobre, due giorni dopo, Rospotrebnadzor, l'equivalente russo dell'Istituto superiore di sanità, spiega che si trattava di una polmonite senza causa nota.
La peste è causata dal batterio Yersinia pestis, che vive nei roditori e nelle loro pulci, e nell'uomo ha tre forme. La bubbonica e la setticemica di norma non si trasmettono da persona a persona. La polmonare sì: colonizza i polmoni, provoca una polmonite fulminante e si diffonde attraverso il respiro, incuba in poche ore o pochi giorni e, se non è trattata in tempo, è quasi sempre letale. Per questo davanti al sospetto si isola, si traccia, si chiude.
La versione che ha acceso il caso arriva da Lyudi Baikala, testata siberiana indipendente. Il 25 settembre Shipilova avrebbe rotto in laboratorio una provetta con Yersinia pestis. Quattro giorni dopo era in ospedale. L'incubazione della forma polmonare porterebbe i primi sintomi tra il 26 e il 28, e il ricovero è arrivato il 29.
Nei primi giorni sono circolate altre versioni. Un canale Telegram ha scritto che la donna era appena tornata da una missione in Buriazia, dove ci sarebbe un focolaio naturale di peste, negato dal leader buriato Aleksej Tsydenov. Un altro canale Telegram ha aggiunto che la donna lavorava con animali infetti dello Zabajkal'e.
Il 1° ottobre l'ospedale di Shelekhov, dove la donna è morta, sospende ricoveri e dimissioni in una parte dei reparti. Lo stesso accade in alcuni ospedali, in un reparto pediatrico e in uno di maternità. In uno stabilimento che produce alluminio a Shelekhov il direttore Artem Fominykh ha imposto le mascherine come "misura preventiva" scrivendo ai dipendenti che Dio protegge chi si protegge e di rivolgersi a un medico ai primi sintomi.
Sui numeri qualcosa non torna. Il 2 ottobre il quotidiano russo Izvestia parlava di 197 persone individuate come contatti con la ricercatrice deceduta e 189 ricoverate in osservazione. Il 5 ottobre Lyudi Baikala riferiva che oltre sessanta dipendenti dell'Istituto antipeste di Irkutsk erano isolati nell'edificio dal 2 ottobre, costretti a dormire su sedie e pavimenti.
Nessuno dei monitorati ha sintomi e secondo alcuni media tra i contatti sono emersi soltanto un caso di Covid e un'infezione da rinovirus.
La risposta di Mosca è del 4 ottobre. Diagnosi: polmonite di eziologia non stabilita, ovvero la causa non è stata ancora individuata. Il ministero della Salute kazako riferisce che Rospotrebnadzor ha aggiunto, il 4 ottobre, che non sono stati individuati casi di peste. Nei resoconti delle agenzie si parla di microrganismi legati all'attività professionale, ma dal testo non si capisce se la causa sia stata cercata e non trovata, o trovata e non detta. Tra il 2 e il 4 ottobre si è passati da una "malattia particolarmente pericolosa" a una polmonite da causa non identificata.
Il caso è arrivato a Washington: la Casa Bianca monitora e "valuta le opzioni". Il Kazakistan ha avviato controlli ai confini, ma valuta basso il rischio e invita a fidarsi solo delle fonti ufficiali.
Per chiudere il caso servono i risultati microbiologici veri e possibilmente una conferma indipendente. Fino ad allora parliamo di una peste che non c'è, esclusa con una solerzia che non è stata spiegata.