Esteri
incompatibili •
Quanto sono lontane Kyiv e l'opposizione russa
Gli Stati Uniti pensano ad allentare le sanzioni a Mosca per ottenere il rilascio dei prigionieri politici. Per l'Ucraina è una ferita che promette di allungare ancora la guerra. Il lavoro di Muratov e le ragioni dei dissidenti
3 OTT 26

John Coale è un avvocato americano di settantanove anni, meno appariscente di Steve Witkoff o Jared Kushner, ma anche lui è uno degli emissari del capo della Casa Bianca, Donald Trump. Si è sempre occupato di Bielorussia, lo ha fatto con trasferte frequenti a Minsk, cene a buttar giù vodka assieme al dittatore Aljaksandr Lukashenka con l’intenzione di convincerlo a liberare i prigionieri politici rinchiusi nelle carceri del regime. La sua missione è stata un successo, sono stati liberati circa cinquecento prigionieri e Lukashenka ha avuto in cambio quello che gli serviva: l’allentamento delle sanzioni e un accordo per l’acquisto di fertilizzante da parte degli Stati Uniti. Non è la prima volta che il regime di Minsk gioca con i prigionieri per poter respirare economicamente. A ogni liberazione l’opposizione bielorussa ha gioito, consapevole che però, per ogni prigioniero fuori dal carcere, la vita del regime si stava allungando. Coale è stato nominato di recente da Trump inviato speciale per gli affari relativi agli ostaggi e ora, come scrive Simon Shuster sull’Atlantic, ha proposto al presidente americano di applicare anche a Mosca il metodo bielorusso: offrire l’allentamento delle sanzioni in cambio della liberazione dei prigionieri politici. Il Cremlino, in apparenza, ha già risposto: il portavoce Dmitri Peskov ha detto, con la leggerezza con cui nega sempre l’essenza del regime russo, che la proposta non è in discussione perché in Russia non ci sono prigionieri politici.
Shuster racconta che la proposta di Coale è nata durante un incontro con Dmitri Muratov, premio Nobel per la Pace nel 2021, dissidente e giornalista russo, cofondatore della Novaya Gazeta. Muratov è rimasto in Russia, nonostante il suo giornale abbia chiuso per l’impossibilità di raccontare la realtà russa senza chiamare le cose con il loro nome – come si scrive di guerra se la parola guerra è bandita? Ha subìto diversi attacchi fisici e ha visto imprigionare sempre più persone attorno a lui. L’opposizione in Russia non esiste più, è incarcerata o all’estero, dove spesso si azzuffa e si divide in correnti. Muratov ha seguito il lavoro in Bielorussia e chiese a Shuster di essere introdotto a Coale per capire se l’inviato di Trump potesse importare a Mosca lo stesso metodo usato a Minsk: meno sanzioni, più scarcerazioni. Il dissidente ha fornito a Coale anche una lista di nomi, ha parlato dei singoli casi, della pretestuosità delle detenzioni. L’incontro avvenne negli Stati Uniti e Muratov si presentò con un regalo prezioso: una medaglia che gli aveva donato Mikhail Gorbaciov prima di morire e che Gorbaciov aveva avuto da Ronald Reagan durante uno dei loro vertici. A maggio, con la medaglia sul tavolo di un club privato, raccontò il successo degli scambi di prigionieri durante la Guerra fredda e fece capire a Coale quanto fosse urgente renderli di nuovo centrali nella politica americana. All’inviato americano l’idea di poter lavorare sulla liberazione dei prigionieri è piaciuta, ha detto di essere pronto a impegnarsi, ha raccontato a Muratov la sensazione provata dopo la prima scarcerazione, il senso di scopo che aveva sentito nella sua vita, e ha subito parlato a Donald Trump della sua possibile nuova missione. Il capo della Casa Bianca gli ha dato il mandato di tentare, coordinando i suoi sforzi con Witkoff e Kushner, che già sono stati in Russia, dentro alle stanze del Cremlino, al tavolo con Vladimir Putin, ma senza ottenere mai risultati che rendessero la pace in Ucraina un po’ più vicina. Neppure il lavoro di Coale è destinato a farlo, anzi rappresenta un’insidia.
Muratov si oppone alla guerra russa contro l’Ucraina, ma la sua richiesta cela un’incompatibilità con le necessità di Kyiv. C’è sempre un punto in cui le strade degli ucraini e dei dissidenti russi si dividono, accade spesso, è insanabile, ma mai con questo carico di delicatezza e complessità. Per l’Ucraina l’allentamento delle sanzioni alla Russia significa che Mosca avrà più soldi e una possibilità ancora maggiore di portare avanti la sua macchina della guerra, quindi di trascinare il conflitto ancora più a lungo, e i danni economici al regime saranno ritardati. Allentare le sanzioni, per l’Ucraina, vuol dire più sofferenza, più morte, rinuncia a uno strumento di pressione per costringere la Russia a negoziare. Per i dissidenti che sostengono l’iniziativa di Muratov vuol dire vedere uscire persone finite in carcere per un picchetto contro la guerra, per un post sui social, per un messaggio lasciato sugli scaffali di un supermercato e che nel gulag del Cremlino rischiano di morire. Sono due mondi, guardano in direzioni opposte. La voglia di Trump di risultati semplici, ancora una volta, potrebbe favorire i russi e non gli ucraini.